MARCATORI TUMORALI E ALIMENTAZIONE Nel corso dei miei 30 anni di medico ho verificato che il concetto di sana alimentazione per chi ha un tumore,come parte di un completo piano di trattamento del cancro, è drammaticamente trascurato.

A nessun paziente oncologico  viene offerta una terapia nutrizionale scientificamente guidata oltre ad essere detto di “basta mangiare cibi buoni”  oppure “ puoi mangiare di tutto” 

La maggior parte dei pazienti con cui lavoro arrivano con una totale assenza di consigli nutrizionali. Credo che molti malati di cancro avrebbero un notevole miglioramento nel loro esito, se fossero istruiti con un rigoroso schema alimentare,

considerando che  il glucosio alimenta le cellule tumorali,  al contrario le proteine nobili (carne, pesce, uova) rafforzano il sistema immunitario.

 La terapia medica chemioterapica o radiologica  o chirurgica del cancro può solo rallentare la crescita del tumore e non  ne evita a volte la recidiva . Una dieta proteica e l’eliminazione dei carboidrati, l’esercizio fisico sono  componenti importanti per un programma di recupero del benessere e della  guarigione dalla malattia. 

20 anni fa  verificai che  alcuni marcatori tumorali si chiamano 

 Ca 125 

Ca 19-9    

Ca 15-3

Ca  è un acronimo   antigene carboidratico 

 Mi chiesi se il significato fosse correlato ai carboidrati e giunsi alla seguente conclusione che pubblicai ai congressi internazionali ma i miei colleghi non fecero nessun commento o non presero in considerazione il mio studio.

 CA 15-3 CA 125 CA 19-9 CORRELAZIONI CON LA DIETA 

Daniela Pelotti 

Ginecologa libero professionista Milano Bologna 

I marcatori tumorali della serie mucinica, i cosiddetti antigeni carboidratici CA 125, CA 15-3, CA 19-9, sono dosati utilizzando specifici anticorpi e sono usati come marker per i tumori della mammella, dell’endometrio e dell’ovaio, da soli o in combinazione. Questi marcatori tumorali, utilizzati soprattutto nell’oncologia ginecologica, sembrano insufficienti a discriminare tra patologia benigna e maligna1, poiché livelli sierici alti sono presenti anche in alcune pazienti con patologia non maligna o sane. Questi antigeni sono usati anche per determinare la ricorrenza del tumore dopo terapia2. Vari autori  hanno descritto diversi fattori che influenzano i livelli di questi marcatori tumorali presenti  nel sangue anche di donne apparentemente sane, tra cui lo stato menopausale, la terapia ormonale sostitutiva ed il giorno del ciclo mestruale3.

Nell’ambito del mio lavoro ho verificato che c’é una correlazione tra valori elevati di questi marcatori tumorali ed uno stato d’infiammazione cronica intestinale causato da una dieta ricca di carboidrati composti come gli amidi dei cereali, in individui geneticamente predisposti. Pazienti con aumentati livelli sierici di questi marcatori tumorali, dopo un mese di dieta priva di cereali, mostrano la normalizzazione  dei livelli sierici di questi marcatori. 

Questa correlazione potrebbe far luce sull’eziologia ancora sconosciuta dei tumori della mammella, dell’endometrio e dell’ovaio: una dieta priva di cereali potrebbe essere la prevenzione primaria.

Precedenti lavori avevano già associato fattori dietetici con rischio di sviluppo di cancro della mammella, dell’endometrio e dell’ovaio 4-5-6, questi lavori mettevano però in correlazione rischio di tumore con una dieta ricca in grassi.

MATERIALE E METODO

Ho studiato 100 donne d’età compresa tra 22 e 76 anni, con valori sierici elevati di almeno uno dei marcatori tumorali CA 125, CA15-3, CA 19-9, dal periodo 1990 al 2004, che hanno frequentato il mio studio medico. Settantuno erano ancora mestruate, e ventinove erano in postmenopausa. I dosaggi dei marcatori tumorali non sono stati  effettuati subito prima o durante la mestruazione. 

Queste pazienti con valori di almeno uno dei marcatori tumorali al di sopra di 25 U/ml, erano così caratterizzate:

30 apparentemente sane. 

5   con patologia tumorale mammaria in atto

13 operate per cancro mammario da più di un anno

4   con diagnosi di carcinoma dell’endometrio

2   con carcinoma ovarico

3   operate da più di un anno di cancro ovarico

  1. con diagnosi di endometriosi, adenomiosi, neoplasie ovariche benigne, malattia infiammatoria pelvica.

Per ogni paziente è stata compilata una cartella clinica che raccoglieva i dati anamnestici personali e familiari, le abitudini alimentari, gli esami ematochimici routinari. Tutte le pazienti sono state monitorate con ecografia degli organi pelvici ed addominali, della tiroide e del seno. I dati raccolti hanno evidenziato un fattore comune a tutte le pazienti: la presenza d’intenso meteorismo intestinale all’indagine ecografica pelvica ed addominale. Un’accurata anamnesi rivelava che tutte soffrivano di patologie gastrointestinali riferibili a colite, gastrite, dispepsie  o “colon irritabile”7

Tutte le pazienti hanno acconsentito a seguire una dieta alimentare per correggere lo stato di colite.

La dieta consiste nell’assunzione a sazietà di proteine di carne e di pesce, di frutta e verdure ed esclude totalmente l’assunzione  di cereali ( grano, riso, mais, farro, ecc). 

RISULTATI

Inizialmente le pazienti hanno trovato difficoltà nel seguire e mantenere la dieta. Dopo le prime difficoltà, le pazienti stesse hanno esaltato questo tipo di dieta per il senso di benessere e di miglior efficienza fisica riscontrato. 

Dopo un mese di dieta stretta, tutte hanno avuto la remissione completa dei sintomi tipici di colite e ne hanno verificato la ricomparsa in occasione di disordini alimentari. Durante la dieta, l’indagine ecografica addominale evidenziava riduzione del meteorismo tipico segnale indicativo di colite. All’esame ecografico le immagini degli organi pelvici ed addominali erano più nitide. 

I dosaggi dei livelli sierici degli antigeni carboidratici CA 125, CA 15-3, CA 19-9, dopo un mese di dieta stretta, si sono normalizzati completamente per le pazienti senza patologia in atto. Per le pazienti con patologia tumorale maligna in atto si sono solo abbassati. Per queste i valori sono rientrati nella norma solo dopo l’asportazione chirurgica della massa tumorale.

Le 30 pazienti apparentemente sane, con la sola dieta hanno ottenuto dosaggi al di sotto del limite della norma.

Per le 13  pazienti  operate per cancro mammario da più di un anno e le 5 operate da più di un anno di cancro ovario, i valori alterati sono rientrati nella norma con la sola dieta.

Per le 12 pazienti con diagnosi di cisti endometriosica, i valori si sono abbassati con la dieta, e si sono normalizzati solo dopo terapia chirurgica. 

I valori alterati si sono normalizzati anche per le restanti  32 pazienti a dieta, di cui 15 con fibromatosi e adenomiosi dell’utero,  10 con cisti ovariche a contenuto liquido semplici o settate,  5 con massa cistica benigna a contenuto misto, 2 con malattia infiammatoria pelvica. Per alcune di queste pazienti con sintomatologia dolorosa è stata associata una terapia antibiotica.

I valori degli antigeni carboidrati si sono normalizzati anche persistendo le cisti ovariche benigne. Due pazienti entrambe con cisti ovarica semplice oltre la normalizzazione degli antigeni carboidrati hanno avuto la scomparsa completa della massa cistica solo con la dieta.

I dati raccolti fanno pensare che le variazioni dei livelli sierici degli antigeni carboidratici siano significativamente correlati all’intensità ed  alla durata di esposizione allo stato di colite causato dagli amidi dei cereali. 

L’instaurarsi della dieta ha determinato la normalizzazione dei livelli ematici degli antigeni carboidratici anche nei casi in cui il dosaggio raggiungeva livelli elevati: ciò può avvenire in tempi variabili dall’inizio della dietoterapia probabilmente in relazione al grado di colite individuale ed all’assiduità  nel seguire la dieta.

CONCLUSIONI

Gli antigeni carboidratici CA 125, CA 15-3 e CA 19-9, si trovano elevati nel sangue di pazienti  sia apparentemente sane che con patologie infiammatorie benigne e, con maggior frequenza, in pazienti con patologie maligne. Sono usati come indicatori tumorali, soprattutto in campo ginecologico, ma non tutte le pazienti con tumore dell’apparato ginecologico mostrano indici elevati di questi marchers tumorali. Poiché la loro concentrazione nel sangue dipende, per alcune pazienti, dalla quantità e frequenza di assunzione di carboidrati composti come gli amidi dei cereali, si può presupporre che per queste pazienti, geneticamente predisposte, l’assunzione di questi alimenti comporti uno stato infiammatorio cronico intestinale con passaggio di macromolecole nel sangue. 

Questi marchers tumorali quindi possono indicare semplicemente la presenza di uno stato di colite cronica. Uno stato di colite cronica potrebbe determinare una condizione di  infiammazione ovarica e conseguente iperstimolazione ipotalamica con rischio di patologia ovarica. L’infiammazione ovarica può causare iperestrogenismo che può costituire un rischio per il tessuto mammario ed endometriale. Lo stato di colite inoltre altera i processi di assimilazione di sostanze ed elementi necessari al corretto funzionamento del sistema immunitario il cui equilibrio è determinante per la prevenzione di tante patologie compresa quella tumorale.

Quale può essere quindi la correlazione  antigeni carboidratici e cancro?

BIBLIOGRAFIA

  1. Einhorn N, Knapp RC, Bast RC, Zurawski VR Jr. CA 125 assay used in conjunction with CA 15-3 and TAG-72 assays for discrimination between malignant and non-malignant diseases of the ovary. Acta Oncol 1989;28:655-7.
  2. Niloff JM, Bast RC Jr, Schaetzl E, Knapp RC. Predictive value of CA 125 antigen levels at second-look procedures in ovarian cancer. AM J OBSTET GYNECOL 1985;151:981-6. 
  3. Lehtovirta P, apter D, Stenman U-H. Livelli sierici di CA 125 durante il ciclo mestruale. Br J Ostet gynecol 97:930-933, 1990.
  4. Margaret K. Hargreaves, Maciej S. Buchowski, Robert E. Hardy, Susan R. Rossi. Dietary factors and cancers of breast, endometrium, and ovary: Strategies for modifying fat intake in African American women..Am J Obstet Gynecol 1997;176:S255-64.
  5. Willett WC, Hunter DJ, Stampfer MJ, et al. Dietary fat and fiber in relation to breast cancer—an 8-year follow-up. JAMA 1992;268:2037-44. 
  6. Barrett-Connor E, Friedlander NJ. Dietary fat, calories, and the risk of breast cancer in postmenopausal women: a prospective population-based study. J Am Coll Nutr 1993;12:390-9. 
  7. NandaR., James R..et al. Food intolerance and the irritable bowel syndrome. Gut, 30: 1099-104,1989.

Mettere a dieta tumori per aumentare efficacia chemio

Roma, 3 lug. (Adnkronos Salute) – Mettere a dieta il tumore per rendere più efficace la chemioterapia. Un gruppo di ricerca della Sapienza, coordinato da Filippo Rossi Fanelli, direttore del dipartimento di Medicina clinica, è impegnato da anni nello studio del rapporto tra nutrizione e cancro. La prospettiva più avanzata è dimostrare come un’appropriata dieta ipocalorica incida non solo sul paziente, ma sul tumore stesso, rivelandosi un notevole supporto terapeutico, spiega una nota.

Le cellule normali e quelle neoplastiche differiscono fra di loro nella capacità di rispondere a stimoli esterni: in assenza di nutrienti disponibili, le cellule sane attivano delle vie metaboliche di protezione, mentre quelle neoplastiche non ne sono capaci per l’azione inibitoria degli oncogeni. Questa differenza potrebbe essere utilizzata per aumentare la resistenza delle cellule normali agli effetti tossici della chemioterapia e aumentarne invece la sensibilità di quelle tumorali agli effetti terapeutici, senza dover aumentare le dosi dei farmaci o svilupparne di più aggressivi e dunque esporre il paziente ai loro effetti negativi (nausea, vomito, fatigue, calo di peso).

Il team di Rossi Fanelli è stato chiamato come esperto dal New England Journal of Medicine per commentare i dati di un recente studio sulla rilevanza clinica di questo approccio terapeutico. In particolare, il lavoro identifica le 72 ore prima, durante e dopo la chemio come un intervallo di tempo in cui interventi mirati possono determinare grandi risposte cliniche. E dimostra come un intervento nutrizionale-metabolico in questo periodo può aumentare l’efficacia del trattamento e ridurne gli effetti collaterali. “In questo momento sono in corso negli Stati Uniti e in Europa studi clinici finalizzati a confermare gli effetti anche nel paziente neoplastico – afferma Rossi Fanelli – e solo questi risultati potranno stabilire se l’integrazione di farmacoterapia e terapia nutrizionale è applicabile all’uomo. Risultati ancora molto preliminari sembrano confortanti”.

CORRIERE DELLA SERA 21-01-2010  

La fontana della giovinezza? 
Ridurre lo zucchero

Se le cellule tumorali sono «nutrite» con pochi zuccheri muoiono, quelle normali vivono di più: ecco perché mangiare poco aiuta a vivere più a lungo

 ELISIR DI LUNGA VITA STUDIO SPERIMENTALE – La ricerca, uscita sul FASEB Journal, è stata condotta su cellule polmonari umane normali e precancerose, in uno stadio che precede di poco la trasformazione tumorale vera e propria. Entrambi i tipi cellulari sono stati fatti crescere in vari terreni di coltura, ricevendo quantità di glucosio normali o ridotte; i ricercatori, del Center for Aging e del Comprehensive Cancer Center dell’Università dell’Alabama, le hanno seguite nel corso di alcune settimane per vedere come e quanto si moltiplicavano e per registrarne la sopravvivenza. Chiari i risultati: se lo zucchero a disposizione scarseggiava, le cellule normali vivevano più a lungo, quelle pre-tumorali morivano. C’è dell’altro: valutando l’espressione e l’attività di alcuni geni-chiave delle cellule i ricercatori si sono accorti che la «dieta» a basso contenuto di glucosio stimolava un aumento dei livelli di telomerasi, l’enzima che «mantiene giovani» i telomeri (le strutture terminali dei cromosomi che si accorciano man mano che si invecchia); inoltre, la scarsità di glucosio riduceva l’attività di un altro gene che invece rallenta la funzione della telomerasi.

Tumori: attenzione allo zucchero e alla farina 00!


Torniamo a parlare di alimentazione sana e prevenzione dei tumori. Lo facciamo con il Prof. Franco Berrino, Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto per lo Studio e la Cura dei Tumori. 

Veniamo agli zuccheri. Quali sono i danni per la salute se ne mangiamo troppi? 
La nostra alimentazione è caratterizzata da troppi zuccheri e da troppi alimenti raffinati. La farina 00 ne è un esempio. Si può dire che questa farina sia anche peggio della zucchero: fa aumentare troppo velocemente la glicemia. Questo aumento fa aumentare a sua volta di molto l’insulina e questa fa alzare i fattori di crescita che determinano la maggior parte dei tumori. Infine questi picchi di insulina favoriscono l’obesità, perché ci mandano in ipoglicemia, e questa ci fa venire fame di zuccheri. Più mangiamo zuccheri e più abbiamo fame di zuccheri. Nella nostra cucina, all’Istituto dei Tumori, prepariamo dolci tutti i giorni, ma li facciamo senza zucchero. Sono dolci buonissimi, nei quali usiamo la frutta (uvetta, fichi secchi) per dolcificare e farine non raffinate.  


Metformina. Un farmaco per il diabete può sconfiggere il cancro. Lo studio italiano

La metformina, utilizzata da anni per la cura del diabete di tipo 2, sembra avere come effetto quello di ridurre il rischio di sviluppare tumori e la mortalità per cancro. Il segreto starebbe nell’enzima DICER modulato dal farmaco che sarebbe capace di spegnere il particolare oncogene c-myc.

01 GIU – Già all’inizio di quest’anno alcuni studi avevano suggerito che il trattamento con metformina riducesse il rischio di sviluppare tumori e la mortalità per cancro, dopo che diversi studi epidemiologici osservazionali avevano mostrato che i diabetici trattati con metformina avevano una riduzione dal 25 al 40% di cancro rispetto a quelli trattati con sulfaniluree o terapia insulinica. Arriva però oggi la conferma, nonché la spiegazione di perché questo avvenga, grazie a uno studio italiano condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma pubblicato su Nature Communication.
 
Secondo i ricercatori sarebbe proprio l’insulina, se prodotta in eccesso dal nostro organismo, ad aumentare il rischio d’insorgenza dei tumori nei soggetti obesi o diabetici. Ecco perché, secondo i risultati del lavoro l’attività farmacologica della metformina – che si basa sulla riduzione dei livelli di insulinemia e glucosio e sulla sua azione diretta contro alcuni bersagli molecolari delle cellule tumorali – svolga una funzione antitumorale nelle neoplasie mammarie.
La “biguanide metformina”, utilizzata da molti anni per la cura del diabete di tipo 2, spinge la cellula tumorale verso un assetto metabolico più vicino a quello di una cellula normale che è caratterizzato da un metabolismo di tipo catabolico, la cellula neoplastica utilizza invece le vie anaboliche. Il trattamento con la metformina delle cellule tumorali in vitro e in vivo, determina una conversione del metabolismo da anabolico a catabolico. Le riporta insomma alla normalità.
Gli autori, coordinati da Giovanni Blandino, del Laboratorio di Oncogenomica Traslazionale e daSabrina Strano del Gruppo di Chemioprevenzione Molecolare, hanno lavorato su colture cellulari di neoplasie mammarie: hanno dimostrato che il legame causa/effetto tra la metformina e la riduzione dell’incidenza tumorale avviene attraverso la modulazione dell’enzima DICER, che svolge un ruolo fondamentale nelle biogenesi dei micro RNA. Queste piccole molecole di RNA sono capaci di controllare l’espressione di decine di geni bersaglio: l’induzione del miR-33a da metformina, osservano gli autori, determina lo spegnimento dell’oncogene c-myc, coinvolto in diverse alterazioni delle cellule tumorali fra cui quella metabolica. “Se il metabolismo di una cellula tumorale viene corretto le cellule rispondono meglio ad un trattamento chemioterapico”, hanno spiegato gli scienziati. Questo lavoro suggerisce dunque che l’uso di regolatori del metabolismo potrebbe rappresentare una freccia in più all’arco terapeutico contro i tumori.
“I risultati positivi riscontrati nella patologia mammaria possono essere estesi ad altre tipologie di tumore, presso i nostri laboratori sono ora in corso approfondimenti che interessano tumori gastrici e sarcomi”, ha concluso Ruggero De Maria, Direttore Scientifico IRE.
Lo studio appena pubblicato si colloca nelle attività previste dal “progetto Tevere”, finanziato dal Ministero della Salute.
 

ZUCCHERI E CANCRO: PROF MERCOLA www.mercola.com

Nel corso degli ultimi 10 anni ho lavorato con più di 500 pazienti affetti da cancro come direttore di nutrizione per i centri di Cancer Treatment of America in Tulsa, Oklahoma 

Ho verificato che il concetto  di sana alimentazione e “ZUCCHERI E CANCRO”   come parte di un completo piano di trattamento del cancro è drammaticamente trascurato.

Del 1931 premio Nobel per la medicina, il tedesco Otto Warburg, Ph.D.,ha scoperto che le cellule tumorali hanno un metabolismo energetico fondamentalmente diverso rispetto alle cellule sane. Il punto cruciale della sua tesi  era che i tumori maligni spesso mostrano un aumento della glicolisi anaerobica – un processo in cui viene utilizzato il glucosio come combustibile dalle cellule tumorali con l’acido lattico come sottoprodotto anaerobico – rispetto ai tessuti normali.  La grande quantità di acido lattico prodotto da questa fermentazione del glucosio da cellule tumorali viene quindi trasportato al fegato. Questa conversione del glucosio a lattato genera un,pH più basso,  più acido nei tessuti cancerosi così da causare  affaticamento fisico generale da acido lattico. Così, i tumori più grandi tendono a mostrare un  pH.4 acido.

Questo percorso inefficiente per il metabolismo energetico produce solo 2 moli di adenosina trifosfato (ATP) energia per mole di glucosio, rispetto a 38 moli di ATP nella completa ossidazione  del glucosio. Estraendo solo il 5 per cento (2 contro 38 moli di ATP) dell’energia disponibile nelle forniture alimentari, il paziente diventa stanco e denutrito.E ‘uno dei motivi per cui il 40 per cento dei malati di cancro muoiono per malnutrizione, o cachexia.

Quindi,le  terapie per il cancro dovrebbero comprendere la  regolazione dei livelli di glucosio nel sangue attraverso la dieta. .

L’indice glicemico è una misura di quanto un determinato alimento influisce sulla glicemia.

Tutte le cellule tumorali maligne dispongono di glucosio per sopravvivere. Questo perché, a differenza delle cellule sane, le cellule tumorali devono fare affidamento sulla via anaerobica chiamato “glicolisi” per metabolizzare energia per se stessi. Per questo motivo, le cellule tumorali maligne sono chiamati “metabolizers glucosio obbligati.” In altre parole, crescono accelerate con gli zuccheri.

Lo zucchero raffinato entra nel flusso sanguigno molto rapidamente ed è il modo più efficace per alimentare le cellule tumorali esattamente ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere. Così, ogni volta che una persona con il cancro mangia zucchero raffinato in qualsiasi forma (zucchero da tavola bianco, dolci, biscotti, caramelle, o di alimenti trasformati con aggiunta di zucchero), è come se stanno gettando benzina sul fuoco!. Grano raffinato (farina bianca) e tutti gli amidi dei cereali  alimentano le cellule tumorali perché gli amidi   si trasformano  in glucosio rapidamente nel corpo.  Anche i succhi di frutta, anche se naturali, sono una fonte concentrata di fruttosio, quindi andrebbero eliminati per chi ha un cancro.

Lo zucchero in eccesso collegato al cancro.

Pubblicato da giorgiobertin su febbraio 2, 2013

Gli zuccheri sono necessari per fornire energia in quantità moderate e contribuire al nostro benessere. Elevati livelli di zuccheri, come nel caso dei diabetici, provocano danni alle nostre cellule ed ora è stato dimostrato che possono anche aumentare la possibilità di avere il cancro.

Gli scienziati guidati dal dottor Custodia Garcia-Jimenez dell’Università Rey Juan Carlos di Madrid hanno scoperto un meccanismo chiave che collega l’obesità e il diabete con il cancro: livelli elevati di zucchero, aumentano l’attività di un gene implicato nella progressione del cancro.

 Credit: Custodia Garcia-Jimenez 

E’ stato dimostrato che la capacità delle cellule intestinali a secernere GIP (un ormone che migliora il rilascio di insulina da parte del pancreas) è controllata da una proteina chiamata β-catenina, e che l’attività è strettamente dipendente dal livello di glucosio. La maggiore attività di β-catenina è noto essere un fattore importante nello sviluppo di molti tumori specialmente nei primi stadi della progressione del cancro.
Lo studio ha dimostrato che un alto livello di zucchero induce un accumulo nucleare di β-catenina che porta alla proliferazione cellulare.

La ricerca apre la strada a nuove terapie potenziali volte a ridurre il rischio di cancro nelle popolazioni di obesi e diabetici.

Leggi abstract:
Glucose-Induced β-Catenin Acetylation Enhances Wnt Signaling in Cancer
Ana Chocarro-Calvo, Jose Manuel García-Martínez, Soraya, Ardila-González, Antonio De la Vieja, and Custodia García-Jiménez
Molecular Cell 10.1016/j.molcel.2012.11.022