Sono 366 milioni i malati di diabete nel mondo nel 2011 ma, secondo le previsioni, raggiungeranno il picco di 552 milioni nel 2030. un'epidemia 'globale' che sta interessando sempre di piu' anche i paesi dell'Asia e dell'Africa e che pone un grave problema di sostenibilita' economica: nell'arco di 10 anni, i vari sistemi sanitari nazionali non saranno infatti piu' in grado di 'reggere' i costi della 'emergenza diabete'. L'allarme arriva dagli esperti riuniti a Dubai per il Congresso mondiale sul diabete promosso dalla International DiabetesFederation (Idf), al quale partecipano oltre 15mila delegati da 160 Paesi. La situazione, spiega il presidente dell'Associazione italiana medici diabetologi (Amd) Carlo Giorda, ''e' allarmante nei Paesi occidentali, ma lo e' in misura sempre maggiore anche in vari Paesi dell'Asia, Africa e paesi arabi. Negli Emirati arabi, ad esempio, e' affetta da diabete una persona su 5 e l'incidenza di tale patologia e' tripla rispetto a quella italiana, raggiungendo il 13% circa''. Secondo le ultime stime, inoltre, solo in Nord Africa e alcune regioni dell'est i malati di diabete sono 32,6 mln (9,1%) e questo numero si stima raddoppiera' nell'arco di 20 anni. Nel 2030, solo in Cina il diabete colpira' 130 mln di persone. Ma qual e' la ragione della 'esplosione' del diabete anche in continenti come Asia e Africa? Questa, spiega Giorda, ''e' da ricercarsi in un progressivo peggioramento degli stili di vita di queste popolazioni, a seguito della industrializzazione, con una maggiore sedentarieta' e un'alimentazione di scarsa qualita'''. Se non si metteranno dunque in campo strategie mirate, avverte l'esperto, ''il rischio in pochi anni e' che nei vari Paesi si determinino problemi di crescita economica, sostenibilita' dei sistemi sanitari e riduzione del Pil per perdita di giornate lavorate''. Per questo, sottolinea, ''Oms e Onu si stanno muovendo per la messa in atto di politiche mirate a livello nazionale, a partire dai programmi di prevenzione precoce''. 

Se siete a rischio diabete di tipo 2 è importante che  prendiate sul serio il problema e che sappiate che può esserecompletamente invertito il rischio con i cambiamenti dello stile di vita.

Meglio ancora, se avete una aumentata resistenza insulinica   ( molte persone hanno un pre-diabete, e molti non sono a conoscenza di esso), è importante essere consapevoli che si può assolutamente fermare la malattia e ottenere uno stato di salute ottimale.

SEGNI DI AUMENTATA RESISTENZA INSULINICA sono

Sindrome dell’ovaio policistico

Fame estrema ( anche dopo aver  mangiato) 

Sete estrema

Acne giovanile sia nei maschi che nelle femmine

Aumento di peso inusuali o estrema  magrezza

Facilità alle infezioni batteriche delle vie aeree superiori

Infezioni ricorrenti delle vie urinarie

Stanchezza o estremo nervosismo

Livelli di glicemia basale al mattino al di sopra del 90

Crisi ipoglicemiche 

Tutte le patologie della vista

Insufficienza venosa

La malattia diabetica comporta

• Malattie cardiache e ictus (che finiscono per uccidere la metà dei diabetici)
• Invecchiamento precoce
• Pressione alta
• Obesità o estrema magrezza
• Aumento dei trigliceridi e colesterolo LDL elevato
• Malattie del fegato con steatosi 
• Artriti, gotta
• Deplezione di vitamine e minerali
• Ulcere del piede e l'amputazione degli arti
• Retinopatia diabetica, che può causare cecità
• Insufficienza renale (10-20 per cento delle persone affette da diabete muore di questo)
• Tumori
• Morte prematura (diabete raddoppia il rischio di morte)

Raccomandazioni dietetiche per evitare il diabete

Negli ultimi 50 anni circa, gli uomini hanno seguito le raccomandazioni dietetiche di una medicina convenzionale che è l'esatto opposto di ciò che effettivamente funziona per prevenire e invertire il diabete! L'importanza di limitare l'assunzione di zucchero e gli alimenti che si trasformano in zucchero è stato quasi completamente ignorato!

L’industria farmaceutica e quella alimentare sono lobby che giocano sulla debolezza umana: è preferibile mangiare per godere e prendere una medicina!

Modificare la dieta è incredibilmente importante, 

Che cosasi dovrebbe mangiare, se si ha il diabete, o lo si vuole  impedire?

PIANO NUTRIZIONALE

Ascoltate il vostro corpo!

Questo è uno dei principi più importanti in questa serie di raccomandazioni.Se qualche cibo o integratore ti fa male in qualsiasi modo, smettila subito di mangiarlo!

Fase 1: Eliminare glutine e gli alimenti altamente allergizzanti dalla vostra dieta.

Il glutine è la proteina principale presente nel grano.Nella mia esperienza, c'è un'epidemia nascosta di intolleranza ai prodotti di grano.Spesso vi sono senza chiari sintomi.

Il glutine scatena malaqttieautoimmunu tra cui anticorpi antinsulina che sta all’origenedell’aumentata resistenza insulinica e della sindrome metabolica e del diabete.

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Leggere le etichette può essere molto fuorviante: non fidatevi.Alcune aziende elencano i loro prodotti senza glutine, senza comprendere le basi scientifiche del problema con la gliadina.

Fase 2: Almeno un terzo dei cibi dovrebbero essere crudi.

Micronutrienti importanti e sensibili sono danneggiati quando si riscaldano glialimenti.Cottura e trasformazione dei prodotti alimentari in grado di distruggere questi micronutrienti, modificando la loro forma e composizione chimica.In realtà, la malnutrizione e le carenze nutrizionali derivanoda una dieta con cibi altamente trasformati.

FASE 3 Limitare gli zuccheri.

Mangiare zucchero indebolisce il sistema immunitarioe favorisce le infiammazioni, che sono entrambi fattori che contribuiscono il cancro.Un sistema immunitario debole mette in pericolo la vostra salute ed è la causa praticamente di tutte le malattie dell 'uomo.

Un consumo elevato di zucchero può anche portare ad esaurimento surrenale, i sintomi più comuni includono sensazione mentalmente ed emotivamente di stress, sbalzi d'umore, e sensazione di debolezza e letargia.

Lo zucchero può portare al contrario in alcune persone  ad un rilascio di adrenalina: è il motivo per cui mangiare dolci può farti sentire nervoso, turbato, o nervoso.

Evitare dolcificanti compreso lo sciroppo di mais, fruttosio, miele, saccarosio, maltodestrine, destrosio, melassa, latte di riso, latte di mandorla, succo d'uva bianca, succo di frutta zuccherato, sciroppo di riso, sciroppo d'acero, zucchero di datteri, zucchero di canna, mais da zucchero, barbabietola da zucchero, e lattosio.

In caso di dubbio circa il contenuto di zuccheri di un alimento, potete consultare la lista dei cibi ad alto indice glicemico 

Fase 4:Evitare di dolcificanti artificiali.

Mentre tutti questi zuccheri sono da evitare, i dolcificanti artificiali sono anche tossici.

Fase 5: Evitare l'ipoglicemia.

La maggior parte di noi mangiano troppi cereali e zuccheri, che ci fanno avere grandi quantità diinsulina in circolo nel nostro sangue.Quando si smette di mangiare cereali e zuccheri ci vorranno diversi giorni per abbassare i livelli di insulina.Nel frattempo, i livelli di insulina alti vi farà sperimentare molti sintomi come vertigini, confusione, mal di testa e sensazione generale di malessere  tipici della crisi ipoglicemica. Per risolvere temporaneamente queste crisi mangiate alcune proteine, come unuovoun pezzo di pollo, tacchino, pesce, o alcuni semi, insieme a un vegetale come ad esempio un pezzo di sedano, cetriolo.Questo aiuterà a prevenire l'ipoglicemia e stabilizzare la glicemia.

Fase 6: Mangiare proteine.

Le proteine ​​sono i nutrienti che sono essenziali per la manutenzione del corpo e la riparazione dei tessuti proprio come la pelle, organi interni e muscoli.Sono anche i principali componenti del sistema immunitario e ormonale.

Le proteine ​​sono costituite da sostanze denominate aminoacidi - 22 dei quali sono considerati vitali per la salute.Il tuo corpo può fare 14 di questi aminoacidi, ma gli altri otto, noto come aminoacidi essenziali, devono essere ottenute da ciò che si mangia.Le proteine ​​si trovano solo in carne, pesce, uova, formaggio ed altri alimenti di origine animaleL’assunzione di proteine ​​richieste varia e dipende dal sesso, altezza, peso e livelli di esercizio fisico.

Le uova sono un'ottima fonte di proteine.

• Non abbiate paura di mangiare le uova.Si può facilmente mangiare una dozzina di uova a settimanaè possibile tollerare le uova su una base molto più frequente se siconsumano crudi.

FASE 7:Attenzione ai fagioli e ai legumi.

Se si ha un problema con l'insulina, questi alimenti sono da evitare.

I fagioli sono buone fonti di proteine, ma non completa

FASE 8: Evitare tutti i cereali e le patate.

Io credo che lo stato di salute si ottiene evitando tutti i cereali.

In alcuni casi le persone sono allergiche al riso, mais, miglio o grano saraceno, indipendentemente dalla reazione al glutine / gliadina.

I cereali sono spesso difficili da digerire e possono contenere tossine.Una persona su tre è allergico alla muffa, e anche piccole quantità di esposizione a tali micotossine (tossine fungine) possono causare una serie di problemi di salute, compreso il cancro, malattie cardiache, asma, sclerosi multipla e il diabete.. 

Le patate:aumentano i livelli di insulina .

FASE 9: mangiare verdure crude quelle più digeribili

Evitare la frutta ad alto indice glicemico

Controllo glicemico più deciso e rischio di scompenso cardiaco

Uno scarso controllo glicemico nei pazienti con diabete di tipo 2 si associa a un rischio aumentato di scompenso cardiaco (Hf), ma un controllo glicemico più intenso negli stessi soggetti non riduce la comparsa di eventi correlati ad Hf. Anzi, il trattamento intensivo con tiazolidinedioni aumenta tale rischio. Questi dati, che mettono in discussione un legame diretto meccanicistico tra iperglicemia e Hf, provengono da una metanalisi di trial controllati randomizzati, realizzata da un gruppo internazionale di esperti, sotto la guida diDavide Castagnodell'università di Torino. Il team ha incluso 8 studi, per un totale di 37.229 pazienti, nei quali veniva confrontato un controllo glicemico effettuato secondo un regime standard con un approccio ipoglicemizzante più aggressivo. I follow-up variavano dai 2,3 ai 10,1 anni, e il numero complessivo di eventi correlati ad Hf è stato di 1.469 (55% nel braccio trattamento intensivo). La differenza media di livello di emoglobina glicata tra i pazienti in regime standard e quelli in trattamento più intensivo si è attestata su 0,9%. Nel complesso il rischio di eventi correlati ad Hf non è cambiata in modo significativo tra il gruppo con approccio aggressivo e quello con regime standard (oddsratio, Or: 1,20), ma gli effetti stimati si sono rivelati fortemente eterogenei. All'analisi per sottogruppi, il controllo glicemico intensivo ottenuto mediante elevato impiego di tiazolidinedioni ha significativamente incrementato il rischio di Hf (Or: 1,33).

A chiederlo è l’EuropeanHeart Network (Ehn), perché "la disattenzione ad una corretta alimentazione sta diventando un’emergenza sanitaria". Proposta la riforma dell'intero business alimentare, dal commercio e alla pubblicità. Ma anche della politica agricola europea.Il Rapporto integrale dell'Ehn.

24 NOV- L’industria alimentare e della ristorazione dovrebbe ridurre il contenuto di grassi, zucchero e sale negli alimenti (da pane e altri prodotti da forno, piatti pronti e cereali per la colazione). Andrebbero poi eliminati i grassi prodotti industrialmente (trans-fats) negli alimenti commercializzati nell'Unione Europea. Ma per disincentivare l’assunzione di alimenti poco salutari, si potrebbero anche tassare prodotti e bevande, rendere disponibile acqua potabile fresca nelle scuole, nei luoghi di lavoro e altri luoghi pubblici, al tempo stesso eliminando o almeno riducendo la disponibilità di bevande zuccherate. E poi campagne di comunicazione per favorire migliori scelte alimentari e la creazione di opportunità di attività fisica, oltre a etichette più trasparenti e facili da comprendere.

Sono queste le raccomandazioni per migliorare le abitudini alimentari degli europei contenute nel Rapporto EuropeanHeart Network (Ehn), l’organizzazione che raggruppa a livello europeo le Fondazioni e le Associazioni nazionali per la salute del cuore, presentato ieri a Bruxelles per fare il punto sui rischi per la salute legati all’alimentazione. Le cifre, d’altra parte, parlano chiaro: il costo delle malattie cardiovascolari nell'UE è stato stimato nel 2008, pari a 192 miliardi di euro – una cifra maggiore addirittura del  budget di tutta l'Ue. Ogni giorno 12.000 cittadini europei muoiono prematuramente a causa di attacchi cardiaci, ictus e altre malattie cardiovascolari, e per molte di queste persone la morte poteva essere evitata. Un’emergenza che non è sconnessa alla sbagliata alimentazione. È infatti legato al “drammatico” aumento nella prevalenza di persone in sovrappeso, obesità, e legato a questo di casi di diabete di tipo 2, perché, spiega l’Ehn, queste patologie evolvono verso un aumento delle malattie cardiovascolari.
Il messaggio dell’Ehn è chiaro: “la prevenzione è fondamentale” perché la ricerca dimostra che anche piccoli cambiamenti dei  fattori di rischio (alimentazione non corretta, sedentarietà, abuso di alcool e fumo) possono apportare risultati significativi anche a  breve termine. E’ provato inoltre che l'impatto della prevenzione è maggiore se coinvolge tutta la popolazione e non solo i gruppi a rischio più elevato.
“Come è stato fatto per il tabacco, è necessario un approccio più forte  da parte dei governi europei per affrontare il problema", ha detto Mike Rayner, capo del gruppo di esperti per la nutrizione dell’Ehn e direttore del Gruppo di Ricerca e Promozione della Salute, presso l'Università di Oxford, della BritishHeartFoundation, nella sua relazione a Bruxelles,  rilevando "in particolare che  l'industria alimentare non è stata all’altezza delle sue responsabilità". Si evidenzia ovunque sugli scaffali dei negozi e sugli schermi televisivi la presenza di bevande zuccherate, e  di  alimenti confezionati  ad alto contenuto di sale, grassi saturi e zuccheri, e di prodotti con etichette poco chiare o con messaggi ingannevoli. "Questa è una sfida che i governi devono affrontare nel pubblico interesse", ha dichiarato Rayner.


Secondo SusanneLøgstrup, direttore dello EuropeanHeart Network, “stiamo assistendo ad un aumento del carico di malattia cardiovascolare e di un livellamento dei tassi di mortalità, con le tendenza che erano in decrescita  in precedenza e si sono ora invertite. Le malattie cardiovascolari sono causa non solo della morte prematura e responsabili per quasi la metà dei decessi ogni anno (48% o più di 4,3 milioni in Europa), ma sono anche causa di disabilità cronica su larga scala in tutta Europa. I cittadini a più basso censo sono quelli maggiormente colpiti e i paesi più poveri la salute sta peggiorando ".

Dal Rapporto dell’Ehn emerge inoltre che ci sono grandi diseguaglianze fra le diverse regioni europee e tra i gruppi socio-economici: c'è un gap di 19 anni nell'aspettativa di vita per gli uomini e 15 per le donne tra persone a basso e ad alto censo. Il divario nell'aspettativa di vita in buona salute è ancora più grande in tutta Europa - 21 anni negli uomini e 19 nelle donne. Anche all'interno di un singolo Paese vi è una differenza di fino a 10 anni di aspettativa di vita maschile tra i gruppi socio-economici più bassi e più alti. La situazione è peggiore nelle regioni settentrionali come il Regno Unito, la Scozia in particolare, e l'Irlanda e in alcuni paesi dell'Europa orientale, tuttavia, tendenze negative stanno emergendo nei paesi del Mediterraneo come la Spagna e l'Italia, dovute al fatto che i giovani stanno abbandonando le diete tradizionali e fanno meno attività fisica. Obesità, diabete e ipertensione sono in forte aumento in età giovanile: un bambino europeo su quattro è in sovrappeso.

"Siamo dinnanzi ad una bomba ad orologeria", avverte Philip James, presidente dell'Associazione Internazionale per lo Studio dell'Obesità (IASO) e fondatore della International Obesity Task Force. "Siamo nel 2011 e infarti e ictus, con tutte le relative conseguenze, sono ancora un problema terribile in Europa,” aggiunge Dr. Hans Stam, presidente dell’ Ehn, "le casse degli Stati nazionali sono sotto pressione, costringendo i governi di tutta Europa a tagliare le spese previdenziali e ad aumentare l'età pensionabile. Nel clima economico attuale, le tesorerie UE stanno facendo un grave errore a trascurare i costi economici delle malattie cardiovascolari. I governi devono dare priorità ad azioni preventive su basi comprovate. Cambiare il sistema alimentare e i modelli di attività fisica in Europa richiede un intervento coerente a livello nazionale, locale ed Europeo, come mezzo per ottenere benefici economici significativi".

Al centro del piano d'azione dell’Ehn ci sono proposte di modifica dell'intero business alimentare, del commercio e della pubblicità. Sono proposte anche riforme della politica agricola comune europea per aiutare gli agricoltori e l'industria a portare alimenti più sani, genuini, più  nutrienti sulla tavola delle famiglie.
Il Rapporto propone un approccio legislativo combinato con obiettivi e parametri nutrizionali più ambiziosi. Si propongono una serie di interventi  politici  e si formulano raccomandazioni dettagliate per gli organismi politici europei, nazionali e locali, insieme a proposte per l'industria, gli operatori sanitari e le fondazioni. L'elenco di raccomandazioni comprende incentivi fiscali quali le imposte e sussidi e altre misure robuste, come il divieto di pubblicità dei prodotti alimentari non salutari, in particolare ai bambini. Diversi Paesi europei stanno già intraprendendo questa strada, ma con l'attuale sistema alimentare è essenziale che sia varato un piano a livello europeo.

"Per i governi il momento di agire è ora" dice SusanneLøgstrup, esortando le autorità pubbliche, da quelle locali a quelle  nazionali, ad intervenire, valutando positivamente le recenti iniziative come la tassa sui grassi saturi introdotta dalla Danimarca, sulle bevande zuccherate analcoliche dalla Francia e sugli alimenti ad alto contenuto di grassi, zucchero e sale in Ungheria. "E’ evidente che tali misure hanno effetti positivi", ha detto Løgstrup.  L’industria alimentare e della ristorazione, secondo le raccomandazioni, dovrebbe avere obiettivi vincolanti per ridurre il contenuto di grassi, zucchero e sale negli alimenti (da pane e altri prodotti da forno, piatti pronti e cereali per la colazione). La relazione chiede anche alla Commissione Europea di presentare una proposta per un regolamento a livello comunitario per eliminare i grassi prodotti industrialmente (trans-fats) negli alimenti commercializzati nell'Unione Europea.

Il rapporto, intitolato "Dieta, attività fisica e prevenzione delle malattie cardiovascolari in Europa", è stato sottoposto alla valutazione di esperti dell'Ocse, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Commissione Europea.


24 novembre 2011
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Insulinoresistenza ed eventi cardiovascolari: quali legami

In pazienti con patologia coronarica ma non diabete, l'insulinoresistenza determina un incremento del rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Secondo uno studio dell'Università di Utrecht (Olanda), però, tale correlazione è indipendente dalla presenza di altri fattori metabolici o infiammatori

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Nei pazienti con preesistente patologia coronarica e senza diagnosi di diabete, una condizione di insulinoresistenza determina un incremento del rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Potenzialmente ha notevoli ricadute cliniche quanto è stato evidenziato da un team olandese guidato daSandra N. Verhagen, del Centro medico universitario di Utrecht, in uno studio che ha anche chiarito come tale correlazione non sia influenzata dalla presenza di sindrome metabolica (o di sue singole componenti) né di infiammazione. 

Dal dosaggio dell'hs-Crp al calcolo dell'Homa-Ir
L'équipe ha usato i dati di 2.611 pazienti (età media: 59,6 anni; 71% maschi) ricoverati in 7 anni con manifestazioni di malattie arteriose (coronaropatia, malattia cerebrovascolare, arteriopatia periferica o aneurisma dell'aorta addominale). Come outcome di interesse si è considerato un endpoint composito di eventi fatali o non fatali cardiovascolari (morte cardiovascolare, ictus ischemico, infarto miocardico). Tutte le misurazioni della visita basale, compreso il dosaggio della proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-Crp), sono state effettuate in una sola giornata. Per la stima quantitativa del grado di insulinoresistenza si è utilizzata la formula Homa-Ir. Il grado di associazione tra i nuovi eventi cardiovascolari e la mortalità generale, da un lato, e l'insulinoresistenza, dall'altro, è stato calcolato con il metodo dei rischi proporzionali di Cox.

Rapporto non alterato da sindrome metabolica e infiammazione
Nel corso di un follow-up medio di 3,1 anni, sull'intera popolazione studiata - in cui la prevalenza della sindrome metabolica è risultata del 42% - sono deceduti 91 pazienti (dei quali 47 per cause cardiovascolari), 74 hanno subito un infarto miocardico e 34 un ictus ischemico: valori corrispondenti a tassi di eventi cardiovascolari e di mortalità, rispettivamente, pari a 16 e 11 per 1.000 anni-paziente. L'Homa-Ir è apparso associato a un maggiore rischio di morte generale e di comparsa di nuovi eventi vascolari, anche dopo correzione per età, genere, fumo, uso di ipolipemizzanti e antipertensivi. Né l'aggiustamento per singole componenti della sindrome metabolica né quello per hs-Crp quale marker di infiammazione hanno modificato in modo sostanziale la relazione tra l'Homa-Ir e l'endpointcomposito.

Ipotizzato un nuovo ruolo per gli agonisti Ppar-gamma
I risultati di questo studio, dunque, evidenziano che l'insulinoresistenza è uno dei fattori principali che guidano le alterazioni metaboliche ed è direttamente e indipendentemente correlata al rischio accresciuto di eventi cardiovascolari in pazienti con patologia arteriosa evidente. L'aspetto più rilevante dal punto di vista clinico è la possibilità che, riducendo la condizione di insulinoresistenza (per esempio con farmaci che migliorano la sensibilità all'insulina, quali gli agonisti Ppar-gamma), si possa ridurre la comparsa di eventi macrovascolari e, quindi, migliorare l'outcome cardiovascol
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CARDIOVASC DIABETOL. 2011 NOV 21; 10(1):100 [EPUB AHEAD OF PRINT]

Endocrinologia
Il diabete mellito influisce sull'outcome oncologico

Il diabete, per quanto trattato, influisce sugli outcome dei pazienti affetti da cancro. Tale influsso, però, appare più evidente "a valle", cioè sul rischio di morte nelle persone già affette da una neoplasia, piuttosto che "a monte", sul rischio di comparsa di un tumore. È quanto si evince dai risultati di uno studio prospettico di coorte condotto su 599 pazienti diabetici e 17.681 soggetti non diabetici daHsin-ChiehYeh, della JohnsHopkins university di Baltimora (Usa), e collaboratori. Tra il 1989 e il 2006, hanno sviluppato un cancro 116 pazienti diabetici e 2.365 soggetti non diabetici, corrispondenti rispettivamente a un'incidenza (aggiustata per l'età) di 13,25 e 10,58 per 1.000 anni-persona. Dopo aver apportato correzioni per età, genere, grado di istruzione, indice di massa corporea (Bmi) e terapie in corso di tipo antipertensivo o ipocolesterolemizzante, utilizzando il modello di regressione proporzionale di Cox il diabete è risultato associato a un aumento di 1,22 volte del rischio di cancro incidente e di 1,36 volte di mortalità per cancro. Negli individui che avevano sviluppato una patologia oncologica, gli adulti affetti da diabete mostravano un rischio aumentato di 1,34 volte di morte per cancro e di 1,61 di mortalità generale. Per il cancro colorettale, mammario e prostatico, le componenti di rischio attribuibili al diabete riguardavano soprattutto la mortalità per cancro e quella generale piuttosto che l'incidenza di cancro.

Diabetes Care, 2011 Nov 18. [Epubaheadofprint]

 

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