In Italia 1 bambino su 5 presenta disturbi di apprendimento ma questo non vuol dire che sia dislessico, eppure viene ritenuto tale ed inserito in un percorso di recupero specifico che rischia di causargli danni notevoli, avendo in realtà solo disturbi comuni”. A lanciare l’allarme è l’Istituto di Ortofonologia (Ido).

che, oggi 16 dicembre 2011 in occasione della conferenza stampa su ‘Scuola dell’obbligo e disturbi specifici dell’apprendimento’,  presenta i risultati del progetto ‘Ora si!’, individuando come nelle scuole materne ed elementari di Roma circa il 23% dei bambini venga erroneamente indicato a rischio di Disturbi specifici di apprendimento (Dsa), ovvero con significative difficoltà nella lettura, scrittura e nel ragionamento matematico. In realtà, in questo 23%, come è emerso dall’indagine, vi sono anche bambini con difficoltà di tipo minore, definibili come secondarie o a basso rendimento scolastico, e non come Dsa. Una precisazione che abbassa la percentuale dei bambini a rischio al 4%.

Il progetto ‘Ora si!’, promosso dall’associazione di scuole ‘Una rete per la qualità’ in collaborazione con l’Ido, nasce per dare ai docenti la migliore metodologia di supporto e per arginare il problema legato alla sproporzionata segnalazione dei Dsa, nei diversi momenti dell’iter scolastico (materna, elementari, media e scuola superiore). Infatti, come spiega il direttore dell’Ido, Federico Bianchi di Castelbianco, “segnalare come dislessici bambini che in realtà non lo sono comporta due gravi rischi: sono dirottati su percorsi alternativi come portatori di una disabilità che non hanno, con oneri economici non sostenibili e totalmente inutili, mentre il loro problema non solo non verrà affrontato ma lascerà un vuoto di conoscenze che si ripercuoterà pesantemente sul loro curriculum studiorum”.

 

BAMBINI con  DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO DSA tra cui:

DISLESSIA

DISCALCULIA EVOLUTIVA che è una disordine di origine congenita e di natura neurobiologica che impedisce a soggetti normodotati di raggiungere livelli di rapidità e di correttezza nelleoperazioni di calcolo e nel processamento numerico,

IPERATTIVITA’ che è un disturbo di alcuni meccanismi nel sistema nervoso centrale, che colpisce prevalentemente i bambini, ma che può colpire anche gli adulti. Il bambino iperattivo è un bambino irrequieto, aggressivo, incline al pianto, impulsivo, facilmente frustrato, ha difficoltà di concentrazione ed è maldestro. Il bambino o la bambina iperattiva ha un arco dell’attenzione piuttosto corto, dorme male e va male a scuola, nonostante un QI medio o al di sopra della media.

 

Queste  malattie hanno diversi livelli di gravità.

Tra le cause conosciute di queste patologie ricordiamo l’ereditarietà, la mancanza di ossigeno alla nascita, il trauma prenatale, una  gravidanza a rischio per  diabete e insufficienza utero placentare, gli additivi alimentari artificiali, l’avvelenamento da metalli pesanti e l’inquinamento ambientale.

Un’alimentazione ricca di carboidrati raffinati non è sana per nessuno, e lo è ancora meno per un bambino con queste problematiche.

La dieta raccomandata è ricca di alimenti completi, carni bianche e rosse, pesce, uova, frutta con indice glicemico basso e verdura fresca.

Nella società  attuale è improbabile eliminare i cereali dalla dieta.

Si consiglia  per questi bambini una dieta con cereali senza glutine poiché il GLUTINE è all’origine di queste patologie!

 

Il GLUTINE fin dal concepimento ha causato loro:

- una aumentata resistenza insulinica. Il glutine con meccanismo autoimmune distrugge lentamente le riserve di insulina, il livello glicemico alto mantiene e alimenta infezioni batteriche ricorrenti.

- una ipofunzione tiroidea con facilità alle infezioni delle vie aeree superiori: batteri e virus entrano continuamente dal naso, gola, orecchie e vanno nel sangue causando infiammazioni ad organi e apparati tra cui il cervello.

- una carenza di vitamine e folati. Le manifestazioni neurologiche di chi è affetto da queste patologie è quindi un danno diretto immunomediato causato dal glutine e indiretto dovute a infiammazioni batteriche e virali poiché il glutine altera il sistema immunitario di difesa.

 

TERAPIA

I dati patologici ricavati dalle manifestazioni neurologiche della sensibilità al glutine (GLUTEN SENSITIVITY) migliorano adottando in maniera rigorosa una dieta priva di glutine. Perché un miglioramento sintomatico si manifesti, occorre circa un anno. Tale miglioramento è stato di mostrato in studi controllati su pazienti affetti neuropatia da glutine e si è rivelato indipendente dalla presenza di un‘enteropatia.
Se il deterioramento neurologico non si arresta nonostante l‘adozione di una rigorosa dieta priva di glutine (di norma associato alla presenza di anticorpi positivi persistenti), per garantire l‘eliminazione degli anticorpi è consigliabile seguire una dieta che escluda anche il frumento del tutto. Il ruolo del nutrizionista in questi casi è di primaria importanza, soprattutto per individuare le potenziali fonti di glutine che il paziente potrebbe inavvertitamente ingerire. Se la progressione continua nonostante l‘adozione di una rigorosa dieta senza glutine o senza frumento e l‘eliminazione degli anticorpi,  occorre intervenire  con una terapia antibiotica a lungo termine e ripetuta al bisogno per impedire che le sovra infezioni batteriche creino dei danni irreversibili con microcalcificazioni.

 

Diversamente dalla mucosa intestinale, il tessuto neurale non possiede grandi capacità rigenerative ed è pertanto fondamentale effettuare una prediagnosi per evitare qualsiasi danno neurologico permanente. Peraltro, nei casi in cui la durata della malattia si riveli prolungata e la risonanza magnetica indichi un‘infiammazione cronica e un danno irreversibile, eventuali recuperi non potranno probabilmente essere completi e l‘obiettivo sarà quello di evitare ulteriori deterioramenti.

 

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