PER  mia esperienza tale patologia si cura con una dieta senza glutine e senza carboidrati ed eventualmente una terapia antibiotica poichè la causa è una infiammazione batteric in pazienti che non metabolizzano i carboidrati e questi alimentano le infiammazioni.

 

Nell'articolo sotto pubblicato non hanno capito che  la cusa è uno stato di colite da intolleranza ai carboidrati e al glutine e non si cura certo con il cortisone!

 

Polimialgia reumatica, patologia da conoscere

Il quadro clinico è abbastanza definito. Il dolore si manifesta soprattutto la mattina, al risveglio, e interessa prevalentemente i muscoli di spalla, collo, anche e cosce. La patologia è più frequente nel sesso femminile e compare quasi sempre dopo i cinquant'anni. si può definire così il quadro della polimialgia reumatica, malattia dai contorni eziologici ancora non del tutto chiari per la quale si sospetta però una chiara origine autoimmune. All'origine dell'infiammazione che interessa le articolazioni ci sarebbe quindi un meccanismo di tipi autoanticorpale. Sul fronte clinico, come detto, il quadro appare caratteristico. I dolori compaiono soprattutto la notte e al mattino presto, con rigidità, dolore e debolezza muscolare che porta nelle forme più gravi ad avere difficoltà in gesti semplici, come sollevare le braccia per vestirsi. Il problema, secondo il medico e docente universitario Filippo Tradati che firma la rubrica dedicata al "medico di famiglia", si può avere soprattutto nel momento in cui si opta per la classica terapia con Fans, che purtroppo non risultano efficaci. Comincia così per il paziente una peregrinazione anche per comprendere se esistano alterazioni degli esami del sangue e dati radiografici particolari, che comunque non offrono risposte certe sull'origine della patologia. Sempre a detta di Tradati, in ogni caso, una valida risposta terapeutica si può ottenere con il trattamento cortisonico, che inizia con una dose d'attacco per poi scalare verso dosaggi inferiori e giungere quindi ad un dosaggio minimo di principio attivo. Il trattamento dura per periodi variabili, ma comunque non è mai particolarmente breve: si può andare dai sei mesi ai due anni.

 

 

 
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