Quali sono i disturbi tiroidei?

25 MAG - I disturbi tiroidei crescono progressivamente nelle varie fasce di età fino a raggiungere la massima diffusione nei 55-64 anni, specie per l’ipotiroidismo, per poi decrescere. Le donne soffrono di disturbi tiroidei da 5 a 8 volte più degli uomini: in media una donna su otto sviluppa un disturbo tiroideo nel corso della vita e dal 5 all’8% dei casi, ciò avviene dopo una gravidanza.


“La tiroide è una specie di ‘centrale elettrica’ del nostro corpo”, ha spiegato Paolo Vitti, segretario generale Associazione Italiana della Tiroide (AIT). “Se qualcosa in questa ghiandola non funziona tutto il corpo ne risente perché questo organo, a dispetto della sua piccola dimensione, controlla il metabolismo e le sue principali funzioni quali il battito cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso centrale, l’accrescimento corporeo, la pressione arteriosa, il livello di colesterolo, il peso, la forza muscolare, l'acutezza mentale, la parola, la vista, le condizioni della pelle e dei capelli e tante altre ancora. Per funzionare bene la tiroide ha bisogno di iodio e nei casi di insufficiente apporto di questo elemento si possono avere manifestazioni cliniche diverse quali l’aumento del volume della tiroide, più noto come gozzo, e la formazione di noduli tiroidei. I noduli tiroidei sono nella grande maggioranza dei casi benigni, ma impongono al medico l’obbligo di escludere la presenza di una neoplasia maligna, che tra l’atro è la più frequente tra i tumori del sistema endocrino e costituisce circa l’1% di tutti i tumori”.

Ma le patologie sono molte e di vario tipo. “Il morbo di Basedow è la causa più frequente di ipertiroidismo nell’adulto in zone con normale apporto iodico”, ha illustrato Luigi Bartalena, segretario della European Thyroid Association. L’ipertiroidismo è una malattia spesso fortemente sintomatica, caratterizzata da tachicardia, tremori, dimagrimento anche marcato pur con appetito conservato, talora con diarrea, aumento della sudorazione, intolleranza al caldo, ansia, nervosismo, insonnia. In circa il 25% dei pazienti basedowiani è presente un coinvolgimento oculare che prende il nome di orbitopatia basedowiana. Questa malattia è caratterizzata, nelle sue forme conclamate, da un segno molto evidente, la sporgenza degli occhi (esoftalmo) che si accompagna a fastidiosi disturbi irritativi, quali lacrimazione,  sensazione di sabbia, dolore, fotofobia, spesso da invalidante diplopia (sdoppiamento dell’immagine) e, nei casi più gravi, da un coinvolgimento del nervo ottico che rappresenta una condizione di rischio per la vista del paziente. “Fortunatamente le forme gravi sono una minoranza, ma anche le forme lievi comportano una marcata compromissione della qualità della vita”, ha continuato Bartalena.

“Quando la tiroide non funziona lo può fare per difetto o per eccesso”, ha poi chiarito Gianfranco Fenzi, presidente Associazione Italiana Tiroide (AIT). Le cause di un funzionamento per difetto sono diverse: carenza di iodio, malattie autoimmuni della tiroide, esiti di intervento chirurgico o assunzione di iodio radioattivo, gozzo e noduli tiroidei. “L’ipotiroidismo è spesso non diagnosticato a causa di una sintomatologia aspecifica e spesso viene diagnosticato casualmente. La terapia dell’ipotiroidismo si basa sulla somministrazione di levotiroxina (T4), assunta in singola dose giornaliera a digiuno, con  dosaggio da  calibrare attentamente persona per persona. La levotiroxina va assunta 30-40 minuti prima della colazione, considerando  che latte, caffè, fibre, soja e cereali possono ridurne l’assorbimento. Oggi - conclude Fenzi - oltre alle compresse di levotiroxina (T4) esistono altre forme (liquido monodose, gocce) che possono facilitare l’assunzione e hanno un miglior assorbimento intestinale”.

 

Sei mln italiani con malattie tiroide, 7 giorni per stanarle

Milano, 3 apr. (Adnkronos Salute) - Di notte si girano e rigirano nel letto senza riuscire a dormire, di giorno sono irritabili senza un perché. "Sono gli italiani con problemi alla tiroide, circa 6 milioni", stima Giorgio De Toma, direttore del Dipartimento di chirurgia del Policlinico Umberto I di Roma, ai quali cambia la vita: da un giorno all'altro un sottile nervosismo, un gonfiore al collo che non si spiega, l'ago della bilancia che va su e giù. La tiroide, piccola ghiandola a forma di papillon alla base del collo, può giocare brutti scherzi. "E in questi casi scoprire l'origine dei disturbi all'esordio può rivelarsi strategico", assicura Rocco Bellantone, presidente eletto del Club delle Unità di endocrinochirurgia (Uec) e direttore dell'Unità operativa di chirurgia endocrina del Policlinico Gemelli di Roma.

Punta dritto alla diagnosi precoce la IV Settimana nazionale della tiroide, promossa proprio dal Club delle Uec che associa più di 300 specialisti in tutta Italia. Da lunedì 16 a venerdì 20 aprile, oltre 100 centri specializzati della Penisola offriranno visite gratis e, dove necessario, proporranno un percorso di diagnosi e cura completo. L'iniziativa, lo scorso anno, ha registrato il tutto esaurito con più di 33 mila chiamate e 8.500 visite dispensate. Quest'anno il copione è lo stesso: da oggi al 20 aprile è attivo il numero verde 800-122910 (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18), per chiedere informazioni sul centro più vicino in cui prenotare la visita gratuita completa al collo.

Sette giorni per stanare malattie ancora sommerse. "Un'attenta valutazione della storia clinica del paziente e, se necessario, il ricorso a esami ecografici con macchine sempre più sofisticate, consentono di rilevare noduli tiroidei spesso di piccole dimensioni in circa il 50% della popolazione - spiega Paolo Miccoli, direttore del Dipartimento di chirurgia generale dell'azienda ospedaliera universitaria pisana - La stragrande maggioranza di questi sono benigni, ma talvolta meritano approfondimenti".

Nell'edizione dello scorso anno della Settimana della tiroide, per esempio, attraverso le visite specialistiche sono state scoperte alterazioni non ancora diagnosticate della ghiandola tiroidea per quasi una persona su 3, segnalano gli esperti. Nel 13% dei casi si trattava di noduli, ma sono state rilevate anche patologie come il gozzo nel 3% dei casi e tiroiditi nel 2%.

"Nella metà delle persone visitate - ricorda Lodovico Rosato, responsabile della Struttura complessa di chirurgia dell'ospedale di Ivrea (Torino) - si sono resi poi necessari ulteriori approfondimenti diagnostici, in particolare ecografia, esami degli ormoni tiroidei e ago aspirato. L'8% di tutti i soggetti, quasi 700 persone, ha avuto bisogno di una terapia farmacologica, mentre al 3,5%, circa 300 pazienti, è stato proposto l'intervento chirurgico".

Oltre l'80% dei cittadini visitati era donna, di età compresa tra i 20 e i 45 anni. Nel 75% dei casi si trattava della prima visita. "Il nostro obiettivo - conclude De Toma - è che, con il contributo di tutte le Unità di endocrinochirurgia italiane, si dia lo stimolo per migliorare le conoscenze delle patologie tiroidee, sensibilizzando operatori sanitari e cittadini sull'importanza della diagnosi precoce per il miglioramento dei risultati delle terapie".

 

 

 

Tiroide. Umore nero, pelle lucida e bilancia impazzita sono campanelli d’allarme

Somigliano ai sintomi da “stress da rientro” in città alla fine delle vacanze. Ma possono essere la spia di problemi alla tiroide, spiega l’esperto Adriano Redler. “Una donna su 5 presenta tiroidite autoimmune”. Il consiglio, a fine vacanze, è di “consultare lo specialista”.

26 AGO - Addio spiagge, monti, colline. Le ferie volgono al termine per la maggior parte degli italiani, alle prese in queste ore con lo stress del rientro. Ma un umore nero, insieme ad altri segnali come la pelle che diventa più lucida del solito, disturbi del ciclo e variazioni del peso corporeo, può essere 'spia' anche di problemi alla tiroide. Disturbi sempre più diffusi soprattutto fra le donne.

Nell'ambito del programma di prevenzione "Pass rosa", solo nell'ultimo anno "abbiamo visitato oltre 1.200 donne, scoprendo che  l’80% di loro soffre di disturbi della tiroide: non vere e proprie patologie di distiroidismo, ma disomogeneità del parenchima tiroideo.  L’80% del totale significa 3 donne su 4 in età fertile, un numero elevatissimo su un campione preso a caso di lavoratrici tra i 25 e 50 anni, chiamate ad eseguire questo screening”, spiega Adriano Redler, prorettore Università di Roma "La Sapienza",  preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria e direttore  del Dipartimento Assistenziale Integrato di Chirurgia Generale "R. Paolucci" del Policlinico Umberto I di Roma,  che ogni anno esegue oltre 250 interventi  di tiroidectomia totale.

Una piccola ghiandola delicata a forma di farfalla il cui volo 'inceppato' può provocare un'ampia gamma di disturbi. Spesso, infatti, la tiroide può funzionare troppo o troppo poco, dando vita a problemi di varia natura. "Soprattutto nella vita di relazione, nei rapporti con gli altri", sottolinea l'esperto. Problemi che negli ultimi 20 anni sono diventati un'insidia per un numero sempre maggiore di persone.

Secondo Redler, sono molteplici i motivi che hanno portato i disturbi della tiroide ai primi posti fra quelli al femminile nell'ultimo ventennio: "Le nostre nonne soffrivano anche loro di tiroide, ma all’epoca il problema veniva diagnosticato tardivamente e con molta difficoltà. Per questo le donne delle passate generazioni a 40 anni erano già piu'  'in carne', meno in forma di quanto siano oggi. Il loro fisico - continua Redler - subiva delle trasformazioni a causa dei problemi tiroidei senza che il medico potesse rendersene conto e intervenire per evitare questi cambiamenti e che la salute della paziente venisse compromessa. Oggi, grazie alle nuove tecniche di immagine ed allo studio citologico ed ematochimico, che ha permesso una diagnosi precoce delle malattie della ghiandola, individuiamo facilmente il disturbo e possiamo contare su una terapia che può far convivere serenamente il paziente con la patologia anche tutta la vita".

Purtroppo  però, sono subentrati a fare da contrappeso una serie di elementi, inquinamento atmosferico,una dieta abnorme, che hanno contribuito ad aumentare il numero dei malati, "così come sono aumentate in maniera esponenziale le tiroiditi autoimmuni, - spiega l'esperto- quelle che formano anticorpi che aggrediscono la propria tiroide. In genere si può affermare che una donna su 5 presenta una tiroidite autoimmune (tra il 15 e il 20 per cento)".  In percentuale le donne malate di tiroide sono più degli uomini, sottolinea l’esperto, ma la patologia più seria e più pericolosa, in proporzione, colpisce il sesso maschile.

Per quanto riguarda gli ipertiroidei, cioè i pazienti in cui la tiroide funziona troppo, "bisogna sempre tenere conto che l’assunzione di iodio moltiplica l’attività di questa ghiandola. Il paziente ipertiroideo, quindi, andando al mare e respirando iodio 'getta benzina sul fuoco'. Questo provoca eccitazione, porta a soffrire di più il caldo, a sviluppare un senso di allerta continuo - continua Redler - di panico e angoscia, e il cuore batte più forte. Insomma, per un ipertiroideo la vacanza al mare può diventare un vero stress. Questo genere di paziente, dunque, è meglio che per le ferie si rechi in collina o in montagna, dove domina il verde, colore più tranquillo e rilassante dell’azzurro del mare e del cielo". A tavola invece , gli ipertiroidei devono tenersi alla larga il più possibile dal pesce, soprattutto crudo, proprio per il suo alto contenuto di iodio.

"L’ipotiroideo invece – consiglia invece il presidente della Facoltà di Medicina e Odontoiatria - deve andare al mare, svolgere attività sportiva moderata. Deve prendere il sole, consumare cibi ricchi di iodio, appunto la 'benzina' per far produrre l’ormone tiroideo, quindi bene il pesce. A pranzo e a cena è necessario infine evitare abusi di carboidrati come pizza e pane, bere tanta acqua naturale".
Pelle lucida, nervosismo, aumento o diminuzione del peso corporeo: ecco i campanelli d'allarme. "Chi non sa di soffrire di tiroide e una volta rientrato in città dalle ferie accusa nervosismo, intolleranza, senso di panico, stanchezza o disturbi del ciclo – conclude l’esperto -, deve recarsi da uno specialista. Curando e regolando la tiroide , si migliora il rapporto con gli altri, con se stessi e con il proprio fisico”..

 

 

 

Quest’anno all’interno della Settimana Mondiale a tema "Cuore e Tiroide", la Giornata Mondiale – promossa da società scientifiche e di pazienti insieme al Ministero della Salute – ha l’obiettivo di far conoscere il ruolo di questa ghiandola e l’importanza della prevenzione per tutte le numerose malattie che possono colpirla.

25 MAG - Le malattie della tiroide sono di frequente riscontro nella popolazione generale, con una forte predilezione per il genere femminile, e possono colpire tutte le età compresa l’età fetale e neonatale. E non solo: la loro incidenza è quasi raddoppiata nell’ultimo ventennio, tanto che oggi colpiscono 6 milioni di italiani. Per questo promuovere la consapevolezza su queste patologie, e in particolare come fare a capire quando la tiroide è in salute e quali sono gli avanzamenti nel trattamento delle malattie che la coinvolgono, diventa cruciale. Proprio a questo mira la Giornata Mondiale della Tiroide 2013, che come tutti gli anni si svolge il 25 maggio, promossa nel nostro paese dall'Associazione Italiana della Tiroide (AIT), dall'Associazione dei Medici Endocrinologi (AME), dalla Società Italiana di Endocrinologia (SIE), e dalla European Thyroid Association con il patrocinio del Ministero della Salute insieme al Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE).

Quest’anno, in particolare, “la parola d’ordine è prevenzione”, ha dichiarato Francesco Trimarchi, presidente eletto della Società Italiana di Endocrinologia (SIE).  “Con 6 milioni di italiani colpiti da una malattia della tiroide e, i casi di tumore cresciuti di oltre il 200%, quindi più che raddoppiati nell’ultimo ventennio, e quelli di tiroidite di Hashimoto triplicati, è necessario alzare la soglia di attenzione nella popolazione e tra i medici perché si intervenga appropriatamente e precocemente. Anche perché le malattie tiroidee, se diagnosticate nella fase iniziale, possono essere trattate con successo. Un controllo  specialistico e un esame del sangue possono prevenire le importanti complicanze cardiovascolari, ossee e metaboliche che anche una lieve disfunzione tiroidea, se non riconosciuta ed adeguatamente trattata, può determinare; inoltre la prevenzione è semplice e poco costosa: la profilassi iodica costa 1 Euro a persona e la spesa sanitaria per diagnosi e cura di malattie prevenibili costa 6 Euro.”

Cruciale è dunque la prevenzione e la massima attenzione, per tutti i tipi di patologia tiroidea. “Lo screening ecografico della popolazione adulta rileva che dal 30 al 50% delle persone esaminate presenta noduli tiroidei”, ha spiegato Enrico Papini, responsabile scientifico Associazione Medici Endocrinologi (AME). “Sono più frequenti nel sesso femminile e nelle aree con deficit di iodio, anche se di grado lieve, come molte regioni dell’Italia. L’assoluta maggioranza dei noduli tiroidei è benigna e solo il 5% rappresenta un tumore. In caso di noduli iperfunzionanti la terapia di elezione (con l’esclusione della gravidanza) è il trattamento con radioiodio. Nei noduli non funzionanti, dopo la definizione della loro natura benigna, nella maggioranza dei casi non è in genere necessario praticare alcuna terapia. È necessario comunque ricordare che l’uso del sale iodato, assunto fin dall’infanzia, costituisce la migliore prevenzione dello sviluppo di gozzo o di noduli tiroidei”.
“Durante la gravidanza, la tiroide è costretta ad aumentare di circa il 50% la produzione dell’ormone tiroideo dal momento che il feto, fino alla 12° settimana, è privo di una sua tiroide ed è la mamma a dover supplire e trasferire, oltre allo iodio assunto con gli alimenti, la quota di ormone necessaria alla crescita e garantire lo sviluppo del sistema nervoso centrale”, ha specificato Trimarchi. “Tutte le tappe dello sviluppo del sistema nervoso centrale, da quelle più precoci a quelle più tardive sono sotto il controllo degli ormoni tiroidei prima materni e poi materni e fetali. Quindi prima di iniziare una gravidanza il consiglio è di assumere iodio in quantità sufficiente e di verificare il buon funzionamento della tiroide per garantire al bambino un apporto di iodio e ormoni tiroidei sufficienti all’armonico sviluppo del suo sistema nervoso e della sua intelligenza”.

La Giornata quest’anno è contenuta in una Settimana Mondiale della Tiroide (18-25 maggio) dedicata al tema "Cuore e Tiroide". “La Giornata Mondiale della Tiroide è accompagnata dalle iniziative organizzate su tutto il territorio: incontri divulgativi con la popolazione, screening gratuiti, distribuzione di materiale informativo sulla iodoprofilassi e sulle malattie della tiroide e sul ruolo del sale iodato nella prevenzione”, ha concluso Anna Maria Biancifiori, presidente Comitato Associazioni pazienti Endocrini, (CAPE). “E ancora, convegni dedicati ai medici specialisti per approfondire e condividere le esperienze cliniche e favorire il dialogo medico-paziente, con il ruolo crescente delle associazioni dei pazienti che vogliono essere coinvolti nelle scelte relative alla gestione di queste malattie. CAPE ringrazia Coop che ha garantito la distribuzione di una brochure informativa, realizzata in occasione della Settimana, nei 110 corner Coop Salute presenti in altrettanti punti vendita”.

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