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Montagnier: infezioni e malattie neurodegenerative

Ottanta anni, francese, virologo, Luc Montagnier nell'83 individuò per primo il virus dell'Aids. Una scoperta all'Istituto Pasteur di Parigi che lo ha portato, nel 2008, a vincere il premio Nobel per la Medicina. Oggi sarà in Campidoglio a festeggiare il decennale della Fondazione Veronesi dove consegnerà borse di studio a giovani ricercatori.

«Cancro e Aids hanno un minimo comune denominatore - spiega Montagnier - Sia il virus HIV che le cellule tumorali si sviluppano in organismi più deboli dal punto di vista immunitario. Per questo è importante proteggere il proprio organismo per quello che si può. La difesa deve venire anche da noi e dal nostro comportamento. Dal mantenimento delle nostre difese, dall'attenzione verso uno stress ossidativo che è all'origine di un deficit immunitario che apre la via a virus e batteri».

La classe medica non deve smettere di responsabilizzare la cittadinanza verso la propria salute. Oggi Montagnier sta lavorando su test del DNA in grado di identificare infezioni che non si sono ancora palesate e che sarebbero alla base di malattie neurodegenerative come l'Alzheimer, il Parkinson e alcune forme di tumore.

«Ci stiamo rendendo conto - prosegue Montagnier - che anche le malattie degenerative cerebrali sono legate a infezioni che si sono contratte durante la vita o anche durante la gravidanza. Penso all'autismo. Per capire questa malattia come altre del cervello va seguita la pista dell'infezione da batterio; la sperimentazione fatta su 200 bambini ha dato esito positivo. Pensiamo a cure, nei primi anni di vita, a base di antibiotici. E il discorso vale anche per altre malattie».

 

 

 

 

 

 

Wednesday 14 September 2011

La sensibilità al glutine si manifesta con sintomi psichiatrici




Nuovo studio avverte:  la Neuropsichiatria non faccia confusione!


Recentemente un team di ricerca internazionale composto da studiosi della Facoltà di Medicina dell'Università di Baltimora guidati dal dr. Alessio Fasano e della Seconda Università degli Studi di Napoli, coordinati dalla dr. Anna Sapone, ha individuato una nuova malattia, denominata Sensibilità al Glutine, ovvero una ipersensibilità a questa proteina ma con marcate differenze biologiche rispetto alla celiachia. Un nuovo studio, pubblicato il 30 Agosto su PubMed, ha ora dimostrato che questa Sensibilità al Glutine si manifesta, associata a disturbi neurologici e/o psichiatrici nella sua fase iniziale, come atassia, neuropatia, emicrania, schizofrenia, depressione, deficit dell'attenzione e autismo. 

La celiachia è un disordine autoimmune completamente dipendente dall'ingestione del glutine, una proteina presente in grano, segale od orzo. La sensibilità al glutine è considerata lo stadio iniziale della celiachia ma può esistere anche come malattia indipendente (Sapone et al. 2011). Fino a oggi i medici si erano limitati a collegare a queste malattie solo un piccolo sottogruppo di sintomi intestinali tra cui malassorbimento, diarrea, perdita di peso e ritardo nella crescita, considerandoli sintomi classici della celiachia come il danno dei villi dell'intestino tenue. La sensibilità al glutine invece si manifesta raramente in questo modo (solo 1/3 dei pazienti per esempio soffre di diarrea), presentandosi invece con sintomi neuropsichiatrici, cosa che purtroppo rende la diagnosi molto difficile e pone i pazienti a rischio di ulteriori malattie autoimmuni nonché a pericolose complicazioni.
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Si sa oggi con certezza che la sensibilità al glutine non porta cambiamenti istologici, cosa che rende inaffidabile l'endoscopia, finora ritenuta l'esame cardine per una corretta diagnosi, mentre si riportano invece disfunzioni neurologiche relative. Conseguentemente a queste nuove conoscenze, molti medici stanno iniziando a fare meno affidamento sulle biopsie e a basarsi di più su esami del sangue e a provare direttamente una dieta ristretta senza glutine. Conoscere la complessità dei problemi delle persone sensibili al glutine può aiutare il medico all'atto della formulazione della diagnosi a prendere in considerazione, oltre ai vecchi schemi, anche l'ipotesi di tante diverse possibili malattie causate dalla ingestione del glutine, che si possono manifestare in vari modi e che richiedono tutte lo stesso trattamento, ovvero una dieta priva di glutine.

A proposito dell'autismo nello studio si riferisce:

Nei disordini dello spettro autistico (ASD), una dieta priva di glutine continua ad essere centro di prove discordanti: un piccolo studio (Pavalone et al. 1997) non ha trovato alcuna relazione tra ASD e celiachia in contrasto però con uno studio più ampio, eseguito nel 2008, che ha riportato una diffusione del 3,3% della celiachia nei disordini pervasivi dello sviluppo. Mentre aumentano le prove di una connessione tra ASD e diffusione della celiachia, non è ancora chiaro se una dieta priva di glutine potrebbe alleviare i sintomi (Hill et al. 2004) anche se Genuis e Bouchard (2010) riportano che una dieta priva di glutine favorirebbe la regressione dei sintomi autistici. Inoltre, la recente scoperta di una componente immunologica nell'autismo, permette una nuova comprensione dei problemi associati: alcuni report indicano una reazione immunitaria nell'intestino di un sottogruppo di pazienti con autismo. Questi pazienti hanno mostrato una maggiore infiltrazione linfocitaria dei villi con danno lieve/moderato (Ashwood et al. 2003, Ashwood et al. 2004). Vojdani e colleghi, hanno trovato un aumento degli anticorpi anti-gliadina così come reazioni autoanticorpali in peptidi cerebrali relativi al glutine usando i sieri da paziente ASD (Vojdani et al. 2004a, Vojdani et al. 2004b). Questo suggerisce un'associazione immunitaria mediata tra l'ingestione del glutine e i sintomi dell'autismo”.

In conclusione, possiamo dire che celiachia e sensibilità al glutine non dovrebbero essere più considerate malattie dell'intestino bensì un disordine neurologico. E' vero infatti che possono originarsi nell'intestino, ma i danni non si limitano certamente a quest'area del nostro corpo e si manifestano con disturbi per i quali i pazienti vengono erroneamente presi in carica dal neuropsichiatra. E' necessario quindi che questi medici abbiano almeno una conoscenza di base sia della celiachia che della sensibilità al glutine per individuarla e diagnosticarne la presenza. E' importantissimo che imparino a riconoscerne meglio i primi sintomi, valutando come tali non solo i sintomi intestinali (a volte addirittura assenti), ma anche quelli neuropsichiatrici che finora li hanno purtroppo deviati verso altre diagnosi.


Abstract

Manifestazioni neurologiche e psichiatriche di celiachia e sensibilità al glutine
Jackson JR, Eaton WW, Cascella NG, Fasano A, Kelly DL.
Psychiatr Q. 2011 Aug 30. 

La celiachia (MC) è una malattia immunomediata dipendente dal glutine (una proteina presente in frumento, segale od orzo) che si manifesta nel 1% della popolazione ed è generalmente caratterizzata da problemi gastrointestinali. Più recentemente la comprensione e la conoscenza della sensibilità al glutine (GS) l'ha fatta emergere come malattia distinta dalla celiachia con una diffusione stimata pari a 6 volte quella della MC. Le persone che soffrono di sensibilità al glutine non hanno atrofia dei villi o anticorpi come nella celiachia, ma risultano invece positivi agli anticorpi della gliadina. Entrambe le malattie possono presentarsi con una varietà di co-morbidità neurologiche e psichiatriche, ma i sintomi extraintestinali possono essere il primo segnale negli affetti da sensibilità al glutine. In ogni caso, questa resta poco curata e poco riconosciuta quale fattore che contribuisce alle manifestazioni psichiatriche e neurologiche. Questa revisione si focalizza sulle manifestazioni neurologiche e psichiatriche implicate nella sensibilità al glutine, sottolineando la distinzione della sensibilità al glutine dalla celiachia e riassume i meccanismi potenziali collegati a questa reazione immunitaria.

 

Thursday 11 August 2011

Influenza dei batteri intestinali sullo sviluppo del cervello





Strano ma vero: il cervello è regolato dai batteri del tratto digestivo



Anticamente si consigliava di ascoltare e seguire “l'istinto della vostra pancia”: oggi è la ricerca ad affermare che il nostro intestino ha un impatto sui nostri pensieri maggiore di quanto mai ipotizzato. Gli scienziati del Karolinska Institute in Svezia e il Genome Institute di Singapore, guidato da Sven Pettersson,  hanno recentemente riportato in un nuovo studio pubblicato negli Atti della National Academy of Sciences che la normale flora intestinale, i batteri che abitano il nostro intestino, hanno un impatto significativo sullo sviluppo del cervello e di conseguenza sul comportamento da adulti.

Noi esseri umani pensiamo a noi stessi come specie altamente evoluta di individui consapevoli, ma in realtà siamo tutti molto meno umani di quanto si ritenga. Gli scienziati hanno da tempo riconosciuto che le cellule batteriche che popolano la nostra pelle e l'intestino sono in numero dieci volte maggiore   delle cellule umane. Uno scienziato della Princeton University, Bonnie Bassler, ha infatti  confrontato i circa 30.000 geni che si trovano in media nell'uomo ai più di 3 milioni di geni batterici che ci abitano, concludendo che siamo umani al massimo per l'uno cento. Stiamo  iniziando a capire solo ora il tipo di impatto che i batteri nostri passeggeri hanno sulla nostra vita quotidiana.

Anticamente si consigliava di ascoltare e seguire “l'istinto della vostra pancia”: oggi è la ricerca ad affermare che il nostro intestino ha un impatto sui nostri pensieri maggiore di quanto mai ipotizzato. Gli scienziati del Karolinska Institute in Svezia e il Genome Institute di Singapore, guidato da Sven Pettersson,  hanno recentemente riportato in un nuovo studio pubblicato negli Atti della National Academy of Sciences che la normale flora intestinale, i batteri che abitano il nostro intestino, hanno un impatto significativo sullo sviluppo del cervello e di conseguenza sul comportamento da adulti.

Noi esseri umani pensiamo a noi stessi come specie altamente evoluta di individui consapevoli, ma in realtà siamo tutti molto meno umani di quanto si ritenga. Gli scienziati hanno da tempo riconosciuto che le cellule batteriche che popolano la nostra pelle e l'intestino sono in numero dieci volte maggiore   delle cellule umane. Uno scienziato della Princeton University, Bonnie Bassler, ha infatti  confrontato i circa 30.000 geni che si trovano in media nell'uomo ai più di 3 milioni di geni batterici che ci abitano, concludendo che siamo umani al massimo per l'uno cento. Stiamo  iniziando a capire solo ora il tipo di impatto che i batteri nostri passeggeri hanno sulla nostra vita quotidiana.

Questi batteri, inoltre,  sono stati implicati nello sviluppo di disturbi neurologici e comportamentali: i batteri intestinali, per esempio,  possono influire sull'uso della vitamina B6, che a sua volta ha effetti profondi sulla salute delle cellule nervose e muscolari. Essi modulano la tolleranza immunitaria e, per questo motivo,  possono avere un'influenza sulle malattie autoimmuni come la sclerosi multipla. Hanno mostrato di influenzare l'ansia e i comportamenti relativi, anche se di discute ancora se i batteri intestinali aggravino o migliorino l'ansia relativa allo stress. Nell'autismo e negli altri disturbi pervasivi dello sviluppo, ci sono diversi resoconti che dimostrano  che la flora batterica intestinale è alterata e che i problemi gastrointestinali aggravano i sintomi comportamentali. E' stato recentemente  formulato un test biochimico di nuova concezione per diagnosticare  l'autismo che  si basa, in parte, proprio sui prodotti finali del metabolismo batterico.

Questo nuovo studio, però,  è il primo a valutare ampiamente l'influenza dei batteri intestinali sulla biochimica e sullo sviluppo del cervello. Gli scienziati hanno allevato topi privi di microflora intestinale normale e poi confrontato il loro comportamento, la chimica del cervello e lo sviluppo del cervello con quello di topi con batteri intestinali normali. Gli animali senza microbi erano più attivi e, in specifici test comportamentali, erano meno ansiosi dei topi colonizzati da microbi. In un test per l'ansia, agli animali è stato fatto scegliere se restare nella relativa sicurezza di una scatola buia o di avventurarsi in una scatola illuminata. I topi privi di batteri hanno trascorso molto più tempo nella scatola luminosa rispetto ai loro fratellini colonizzati da batteri. Analogamente, in un altro test sempre per l'ansia, gli animali hanno avuto la scelta di avventurarsi su una sbarra  elevata e non protetta per esplorare il loro ambiente, o di rimanere nella relativa sicurezza di una sbarra simile, ma protetta da due muri. Ancora una volta, gli animali senza microbi si sono dimostrati più coraggiosi e intraprendenti rispetto ai loro parenti colonizzati.

Il team di Pettersson si è poi chiesto se l'influenza dei microbi intestinali sul cervello era reversibile e, dal momento che l'intestino è colonizzato da batteri subito dopo la nascita, se ci fossero prove che i microbi intestinali abbiano influenzato lo sviluppo del cervello. Hanno scoperto che, colonizzando un animale adulto privo di germi con batteri intestinali normali,  non si avevano effetti sul loro comportamento, ma, se gli animali privi di germi venivano colonizzati nei  primi anni di vita, questi effetti potevano essere invertiti. Ciò suggerisce che vi è un periodo critico nello sviluppo del cervello in cui i batteri sono influenti.
Wednesday 10 August 2011
 
 

Analisi della flora intestinale per comprendere l’autismo.

Posted by giorgiobertin su giugno 4, 2017

I ricercatori del Cnr e dell’Università di Firenze hanno approfondito lo studio dell’insieme dei microorganismi intestinali (microbiota) di soggetti affetti da autismo.
Attraverso sofisticate tecniche di metagenomica e bioinformatica i ricercatori hanno caratterizzato le centinaia di batteri e – per la prima volta – anche i funghi presenti nell’intestino (questi ultimi rappresentano circa l’1-2% del microbiota intestinale).

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Nei soggetti presi in esame, il profilo di cinque generi microbici e uno fungino, inclusi i coliformi, Clostridium e Candida, appaiono aumentati al crescere della gravità dei sintomi. Riscontrata, inoltre, la presenza di Escherichia coli, un batterio rivelatore di stati infiammatori.

I risultati forniscono un set di marcatori preziosi per valutare e guidare studi di intervento sulla dieta, che è alla base della composizione del microbiota. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Microbiome“.

Leggi il full text dell’articolo:
New evidences on the altered gut microbiota in autism spectrum disorders
Francesco Strati, Duccio Cavalieri, Davide Albanese, Claudio De Felice, Claudio Donati, Joussef Hayek, Olivier Jousson, Silvia Leoncini, Daniela Renzi, Antonio Calabrò and Carlotta De Filippo
Microbiome 2017 5:24 DOI: 10.1186/s40168-017-0242-1

 
 
 

Anomalie immunitarie innate collegate all'autismo



Nuovo studio di
Harumi Jyonouchi co-finanziato dall'ARI




E' stato pubblicato questa settimana sulla rivista scientifica Journal of Neuroimmunology un nuovo studio,  co-finanziato  dall'Autism Research Institute, che supporta le ultime ricerche che definiscono l'autismo un disordine medico, piuttosto che psicologico, e sottolinea l'importanza di ulteriore ricerca, aprendo un dibattito sulle potenziali cause del disordine e sulle possibili cure.

Gli autori, Harumi Jyonouchi, Lee Genga, Deanna L. Streck, and Gokce A. Toruner, dell'Università di Medicina del New Jersey hanno investigato le risposte immunitarie innate e adattative e trascritto i profili dei monociti periferici del sangue di bambini con Disordini dello Spettro Autistico che esibiscono sintomi comportamentali fluttuanti in seguito ad infezioni e altri insulti immunitari (ASD/Inf, N=30).


Gli autori scrivono:

"In questo studio, siamo riusciti a dimostrare che i bambini che soffrono di autismo e infezioni ricorrenti e che hanno sintomi gastrointestinali cronici (ASD/Inf+GI) rivelavano distinte anomalie immunitarie innate rispetto ai bambini ASD con infezioni ricorrenti, ma senza sintomi gastrointestinali, nonostante la presenza di fluttuazioni comportamentali e capacità cognitive simili. I bambini ASD/Inf+GI possono avere aberranti risposte immunitarie della mucosa intestinale simili a quelle dei pazienti con malattia infiammatoria intestinali (Rettocolite Ulcerosa e Morbo di Crohn)"

Questi risultati indicano, come è precisato nell'Abstract dello studio,  una anomalia nelle difese immunitarie innate nei bambini che presentano contemporaneamente ASD, infezioni ricorrenti e sintomi gastrointestinali che li rende più vulnerabili alle comuni dibiosi ed infezioni microbiche e ai possibili susseguenti cambiamenti comportamentali. 

Questo dovrebbe essere tenuto presente da chi ha in cura questo sottogruppo di bambini e non, come al solito, essere invece ignorato facendo cadere tutto nel "misterioso calderone" che l'autismo è per la maggior parte dei medici!

Friday 08 July 2011

Aspettando lo tsunami autismo




Esperti di autismo” criticano lo studio sui gemelli



La notizia che l'autismo non è solo un disordine genetico, ma è per lo più scatenato da fattori ambientali, è sotto il fuoco di numerose critiche. Molti cosiddetti “esperti” non accettano le scoperte dello studio sui gemellipubblicato Lunedì 4 Luglio suArchives of General Psychiatry definendo le conclusioni “esagerate” o “dubbie”, sebbene la ricerca sia stata rigorosa e condotta da un team di eccellenza.

Affermare che l'autismo è un disordine genetico va contro ogni ragionamento logico, oltre che contro le conclusioni di questo studio: qualcosa di sconosciuto sta prendendosi i nostri figli, e su questo, ormai, non vi è ombra di dubbio. La prova sta nel fatto che tra gli adulti, perfino tra gli adulti con autismo classico, i cui sintomi sono ben evidenti e che sono quindi ovviamente riconoscibili, non si riscontra lo stesso tasso di diffusione che tra i bambini. Gli esperti, invece di iniziare immediatamente a ricercare quali siano esattamente questi "fattori ambientali", continuano inspiegabilmente a negare che l'autismo stia esplodendo a un ritmo mai visto prima: è forse l'unico modo per cui può accettarsi la loro supposta causa genetica che difendono con incredibile caparbia, dal momento che non c'è mai stata una epidemia genetica nella storia dell'uomo! Per cui, et voilà: non c'è nessuna epidemia! L'autismo non è una emergenza, non è una crisi sanitaria, nessuno deve preoccuparsi. Si arriva persino a negare lostudio sulla diffusione dell'autismo condotto dallo stesso CDC che dichiarava come il suo incremento fosse reale e non potesse essere negato:  

...Sebbene parte dell’aumento è dovuto a migliore diagnosi, non può essere negato un reale aumento nel rischio di autismo. Un aumento della preoccupazione della società tutta, una continua richiesta di servizi e la recente nuova stima dei dati, sottolinea la necessità di risposte serie e coordinate per migliorare la vita delle persone con disordini dello spettro autistico. Il CDC considera questi disordini un urgente problema della salute pubblica...


Niente di tutto ciò. Tutto va bene, nessun allarme per carità! Ci arrivano solo notizie di graziosi bambini felici che interagiscono con le loro terapiste e che ci mostrano esperti che continuano a definire l'autismo come un mistero e mai come una condizione devastante che distrugge le famiglie e danneggia i bambini a vita.  

Cosa deve succedere più di quanto sta accadendo perchè la verità venga a galla? Come risponderemo quando lo tsunami autismo arriverà inaspettato a travolgerci? Come farà lo Stato a mantenere così tanti adulti disabili? Adulti che i responsabili nemmeno sapranno da dove vengono.

Oggi questo nuovo studio sui gemelli ci dice che i fattori ambientali sono molto più importanti della genetica nel determinare se un bambino svilupperà o meno l'autismo. Almeno adesso che è stato provato, e non è più semplicemente il grido di genitori disperati che assistevano impotenti alla regressione dei loro figli rapiti dall'autismo, consideriamolo e la ricerca indaghi subito per dare un nome preciso a questi “fattori” colpevoli di una tragedia che sta travolgendo una generazione di bambini. Se li individueremo, l'autismo potrà finalmente essere prevenuto. Se invece non agiremo subito lo tsunami autismo non risparmierà nessuno.

 

 

Thursday 07 July 2011

Non è solo genetica...




di Lisa Ackerman


Ritorniamo ancora sullo studio di cui vi abbiamo parlato in questo articolo per sottolinearne l'importanza per la comunità dell'autismo e discutere la modalità con cui i media ne hanno parlato. Questo il messaggio che Lisa Ackerman,  fondatrice dellaTACA, una delle maggiori organizzazioni internazionali di genitori, ha inviato ieri ai suoi associati. Lo abbiamo tradotto e pubblicato a dimostrazione che in tutto il mondo i genitori sono impegnati a fare informazione. Seguiamo il consiglio di Lisa, diffondiamo lo studio tra i nostri medici e raccontiamo in ogni occasione la nostra esperienza!

Ricordiamo che la TACA è nostra partner all'interno della Global Autism Alliance e della Global Autism Collaboration.

Non è solo genetica...
di Lisa Ackerman


6 Luglio 2011

Un importante nuovo studio "Ereditarietà Genetica e Fattori Ambientali Condivisi tra Coppie di Gemelli con Autismo” è stato pubblicato il 4 Luglio su Archives of General Psychiatry, riportando la scoperta che supporta quello che così TANTI genitori della TACA sospettano da lungo tempo, quasi “sanno con certezza” dentro di loro. Detto i poche parole, lo studio afferma che l'autismo è scatenato da fattori ambientali, non solo dai geni. 

Questo studio è dolce e amaro allo stesso tempo: un gruppo di ricercatori credibile (di Stanford e altre università di altrettanto rispetto) sembra aver seguito la sua curiosità scientifica sul  fulmineo aumento di casi di autismo, e ha forse anche ascoltato un genitore o due. Ora, questi ricercatori ammettono che i genitori potrebbero avere ragione: qualcosa al di fuori della genetica sta provocando l'autismo, causando la regressione del normale sviluppo dei bambini! Se i gemelli identici condividono gli stessi geni e hanno risultati significativamente differenti in relazione all'autismo, qualcosa di diverso dai geni deve avere un ruolo nei Disordini dello Spettro Autistico.

Ma contemporaneamente non possiamo dimenticare che migliaia di genitori della TACA da tutto il paese stavano  già disperatamente provando  da oltre 10 anni a comunicare questa idea ai medici quando li portavano ai regolari controlli: "Mio figlio stava bene e poi qualcosa è cambiato!!" La maggior parte di noi ha ricevuto questa risposta dal suo pediatra: "No caro/a, l'autismo è genetico. Nulla è cambiato nel tuo bambino. Semplicemente non te ne accorgevi, non hai visto i segnali. L' autismo è stato lì da sempre, solo non lo vedevi".

Chissà quanto più avanti potremmo essere nella ricerca di trattamenti, di risposte, di una vita migliore per i nostri figli se le nostre voci fossero state ascoltate 10 anni fa!

Ricordo che credevo che i genitori e pediatri dovessero essere partner nella cura di un bambino, dovessero collaborare. Come tutte le mamme in attesa negli ultimi 20 anni, lessi tutti i libri possibili sulla gravidanza e su come allevare poi il mio piccolo, e TUTTI incoraggiavano i genitori a essere partner dei loro pediatri. Pensai "di certo collaborerò strettamente con il medico del mio bambino! Magari diventeremo anche amici e potrò invitarlo a cena!". Come genitori facciamo molto affidamento sui nostri pediatri per valutare, diagnosticare e curare una miriade di problemi dell'infanzia, così un buon rapporto è importante, giusto?

Ma per collaborare bisogna essere in due un strada e anche i pediatri DEVONO sentire il bisogno di confrontarsi con i genitori e ascoltare le loro preoccupazioni. Quando i genitori dicono "c'è qualcosa di diverso nel mio bambino" abbiamo bisogno di essere ascoltati e non congedati senza avere credito alcuno.

L'autismo è in aumento non solo a causa della genetica, ma anche perché qualcosa nell'ambiente nel corso degli ultimi 20 anni è cambiato. L'autismo è passato da una diagnosi oscura e rara ad una condizione considerevole che colpisce ogni 1 bambino su 91 o su 110, a seconda delle statistiche cui facciamo riferimento.

Il Dr Joachim Hallmayer, professore associato di psichiatria e scienze comportamentali alla Stanford University, ha alla CBS News parlando dello studio sui gemelli pubblicato il 4 luglio: "Sono stato molto sorpreso L'influenza dell'ambiente è più forte di quanto pensassi. Ciò non significa che i geni non svolgono un ruolo, ma che questo non è così importante così grande come si pensava."

Questi risultati sorprendono se non si è mai parlato o si è rifiutato di ascoltare i genitori di bambini con autismo. Credetemi, NESSUNO nella sede della TACA e nessuno dei miei amici hanno figli con autismo ci hanno trovato qualcosa di sorprendente

Di recente ad una conferenza sull'autismo ho ascoltato la relazione di un medico che attualmente cura dei bambini con autismo che ha affermato: "Se un adulto smettesse di parlare o avesse una regressione nelle sue capacità, i medici prescriverebbero una miriade di esami tra cui una risonanza magnetica. Quando un bambino regredisce o smette di parlare chiamiamo semplicemente quello che è accaduto autismo". Dobbiamo incoraggiare la comunità medica ad ascoltare e divenire parte delle soluzioni per i nostri figli. Le storie che raccontano genitori devono essere una parte importante del puzzle.

Alla fine, ciò che questo studio dimostra veramente è che dobbiamo realizzare una collaborazione, ascoltandoci l'un l'altro, genitori e professionisti – piuttosto che farci la guerra o peggio ignorandoci.

Ecco quindi alcuni spunti pratici con cui potete aiutare la TACA a incoraggiare una maggiore collaborazione in questo percorso:

1. Mostrate questo importante studio ai professionisti che hanno in cura vostro figlio ( medici, neurologi, psicologi, terapisti, ecc.). La genetica non dovrebbe più essere l'unico tema della ricerca sull'autismo

2. Chiedete maggiore ricerca sui fattori ambientali. Raccontate la vostra storia a politici, medici, alla gente che conoscete, a possibili finanziatori. Spiegate la storia del bambino (se regredito, quando è regredito e i fattori ambientali cui il bambino è stato esposto). La vostra storia è importante e fornisce importanti indizi.

E' tempo per i genitori di condividere le loro preoccupazioni, ringraziare studi importanti (anche se in ritardo) come questo e chiedere ulteriore ricerca sull'autismo nelle aree ambientali. C'è bisogno che qualcuno dia TUTTE le informazioni necessarie o possibili spunti per nuovi studi, e chi può farlo meglio dei genitori di bambini con autismo?

Un ultimo pensiero per gli eroici genitori miei compagni: molti di voi hanno provato per anni a raccontare la propria storia tentando di essere ascoltati Siete stanchi e frustrati Avete letto gli articoli di ieri e avete detto "beh avrei potuto dirvelo io...e in verità ho cercato di farlo, ma. semplicemente nessuno voleva ascoltare ".

So come vi sentite, cosa provate. Questa notizia è dolce e amara allo stesso tempo, ma se vi fosse anche una sola possibilità che oggi sia davvero un giorno nuovo nell'autismo in cui si cominci a capire, ad ascoltare i genitori, in una rinnovata disponibilità di professionisti e ricercatori di collaborare con i genitori non ne vale la pena provare un'altra volta?

 

Wednesday 08 December 2010

 

Un ulteriore, nuovo studio pubblicato su PubMed

Alterazioni della membrana intestinale 
in pazienti con disordini dello spettro autistico


http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20683204



Da sempre i genitori che seguono l’intervento biomedico per i loro figli con disordine dello spettro autistico si sentono ripetere dai medici che non ci sono basi scientifiche per queste cure. Niente di più falso: dall’inizio degli anni ’90 sono stati condotti ben 105 studi che collegano autismo e dieta, 70 che collegano  autismo e anomalie immunitarie e metaboliche, oltre 60 che descrivono risultati positive ottenuti dai trattamenti biomedici. Perché i medici non li conoscono? Perchè nessuno ne ha parlato loro!
EmergenzAutismo da anni cerca di svolgere questo compito di informazione e divulgazione scientifica, nella convinzione che solo una collaborazione tra medici e genitori farà in modo che finalmente l’autismo sia curato come un disordine medico invece che come una anomalia genetica o comportamentale. 
Potete stampare e spedire ai medici che hanno in carico vostro figlio questo studio dell’Università di Napoli, uno studio tutto italiano, in doppio cieco, condotto su bambini con disordine dello spettro autistico, pubblicato su PubMed che afferma che questi bambini hanno molto più frequentemente del normale, gravi anomalie della permeabilità intestinale e che valutare questa anomalia attraverso un semplice test, potrebbe aiutare ad identificare un sottogruppo di pazienti con autismo che potrebbero beneficiare di una dieta priva di glutine.
Questo comporta l'obbligo da parte dei medici che curano i nostri bambini, anche in assenza di sintomi gastrointestinali, di eseguire su di loro questi test e capire se appartengono al sottogruppo che deve obbligatoriamente eliminare il glutine dalla dieta.
Allo studio, oltre a famosi gastroenterologi e neuropsichiatri, ha partecipato anche la Dr Anna Sapone, gastroenterologa assistente del Dr Alessio Fasano, che sta conducendo assieme al Dr. Siniscalco, un nuovo studio finanziato anche dall'Autism Research Institute, sui biomarker per infiammazione e stress ossidativo nei bambini con disordini dello spettro autistico.

 


Alterazioni della membrane intestinale in pazienti con disordini dello spettro autistico

J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2010 Oct;51(4):418-24.
de Magistris L, Familiari V, Pascotto A, Sapone A, Frolli A, Iardino P, Carteni M, De Rosa M, Francavilla R, Riegler G, Militerni R, Bravaccio C.
Department Magrassi-Lanzara, Gastroenterology, Second University of Naples, Italy. 

Abstract

OBIETTIVI: è stata investigata la permeabilità intestinale (IPT) in pazienti con autismo e nei loro parenti di primo grado per esaminare l’ipotesi di intestino permeabile (leaky gut). E’ stata inoltre misurata la  calprotectina fecale (FC) in pazienti con autismo, sia con che senza sintomi gastrointestinali, e nei loro parenti di primo grado.

PAZIENTI E METODI: i risultati della permeabilità intestinale, valutati per mezzo del test lattulosio/mannitolo, sono stati comparati con degli adulti e dei bambini di controllo e con i valori della FC.

RISULTATI: è stata trovata tra i pazienti con autismo (36.7%) e tra i loro parenti (21.2%)  un alta percentuale di anomalie nella permeabilità intestinale rispetto ai soggetti normali (4.8%). I pazienti con autismo che seguivano una dieta senza glutine e caseina avevano valori significativamente più bassi  di permeabilità intestinale rispetto a quelli che non seguivano diete ristrette e al gruppo di controllo. Sintomi gastrointestinali erano presenti nel 46.7% dei bambini con autismo: stitichezza (45.5%), diarrea (34.1%), e altri (alternanza di diarrea/stitichezza, dolori addominali, etc: 15.9%). La FC era elevate nel 24.4% dei pazienti con autismo e nell’11.6% dei loro parenti; essa comunque non è correlata con le anomalie dei valori della IPT.

CONCLUSIONI: i risultati ottenuti supportano l’ipotesi di intestino permeabile (leaky gut) e indicano che misurare la  permeabilità intestinale potrebbe aiutare ad identificare un sottogruppo di pazienti che potrebbero beneficiare di una dieta priva di glutine. Le alterazioni della permeabilità intestinale trovate nei parenti di primo grado suggeriscono la presenza di un fattore intestinale (associato alla zona di contatto tra cellule) ereditario nelle famiglie di soggetti con autismo. 

PMID: 20683204

 

Thursday 02 December 2010

 

Nuovo studio dell'Università della Califonia 

I bambini autistici soffrono di disfunzione mitocondriale

E' necessario avere diagnosi precoci con analisi mirate 

http://www.ageofautism.com/2010/12/mitochondrial-dysfunction-and-autism-found-in-study.html

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21119085

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Istituto UC Davis (California University) ha individuato come i bambini con autismo abbiano molte più probabilità di soffrire di deficit nella capacità di produrre energia cellulare rispetto ai bambini con sviluppo normale. Lo studio, pubblicato il 30 novembre 2010 sul Journal of the American Medical Association (JAMA), ha riscontrato che sia un danno cumulativo che lo stress ossidativo nei mitocondri (gli organi produttori di energia cellulare) possono influenzare l'esordio e la gravità della sindrome autistica, suggerendo una forte connessione tra autismo e difetti mitocondriali.

Dopo il cuore, il cervello è il più vorace consumatore di energia nel corpo; gli autori dello studio ritengono che carenze nella capacità di alimentare i neuroni cerebrali, possano portare ad alcuni tra i danni cognitivi associati all’autismo. I mitocondri sono la fonte primaria della produzione di energia nelle cellule e contengono un proprio bagaglio di istruzioni genetiche, il DNA mitocondriale (mtDNA), necessario per realizzare la respirazione aerobica. Disfunzioni nei mitocondri sono già state associate ad altre condizioni neurologiche come il morbo di Parkinson, l’Alzheimer, la schizofrenia e il disordine bipolare.

"I bambini con malattie mitocondriali possono presentare, tra gli altri fattori, incapacità di tollerare l’esercizio fisico, crisi epilettiche e deficit cognitivi. Alcuni manifesteranno i sintomi della malattia e alcuni appariranno in situazioni sporadiche”, ha detto Cecilia Giulivi, autrice principale dello studio e professore del Dipartimento di Bioscienze Molecolari nella facoltà di Medicina Veterinaria al UC Davis. 
"Molte di queste caratteristiche sono presenti nei bambini con autismo".

I ricercatori sottolineano che queste nuove scoperte, le quali potranno aiutare i medici a fornire delle diagnosi precoci, non identificano purtroppo ancora la causa o gli effetti dell’autismo che colpisce, secondo il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie americano (CDC), 1 bambino ogni 110.Giulivi e colleghi hanno reclutato per lo studio 10 bambini autistici tra i 2 e i 5 anni e 10 bambini della stessa età con sviluppo normale e background similare. I bambini sono stati scelti a caso tra i soggetti della California del Nord che avevano precedentemente partecipato allo studio condotto su 1600 soggetti sul rischio di autismo da genetica e ambiente (CHARGE) e che avevano dato il consenso a partecipare ad un successivo studio noto come CHARGE-BACK, condotto dal Centro per la Salute Ambientale e per la Prevenzione delle Malattie del UC Davis.

I ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue dei bambini ed il ciclo metabolico dei mitocondri nelle cellule immunitarie chiamate linfociti. Studi precedenti avevano preso in considerazione mitocondri ottenuti nei muscoli, ma una disfunzione mitocondriale a volte può non essere espressa nei muscoli. Infatti, le cellule muscolari possono generare molta della loro energia attraverso glicolisi anaerobica, che non coinvolge i mitocondri. I linfociti, invece ed ancor più i neuroni cerebrali, si basano quasi completamente sulla respirazione aerobica condotta dai mitocondri. E’ stato così scoperto che i mitocondri dei bambini con autismo consumano molto meno ossigeno rispetto a quelli dei bambini del gruppo di controllo, segno questo di una più bassa attività mitocondriale. L’ossigeno consumato da un enzima mitocondriale complesso molto importante, l’ NADH ossidasi, nei bambini autistici era appena un terzo di quello del gruppo di controllo.

"Una diminuzione del 66 percento è molto significativa," ha affermato la Dr. Giulivi. "Quando questi livelli sono più bassi, si ha una ridotta capacità di produrre ATP (adenosintrifosphato) necessario per il lavoro cellulare. Anche se questa diminuzione è considerata moderata, i deficit nella produzione di energia mitocondriale non devono essere ignorati, in quanto potrebbero esacerbarsi o evidenziarsi durante il periodo perinatale, apparendo subclinici negli adulti”.

Le anomalie, i difetti e le disfunzioni trovate nei mitocondri dei bambini con autismo, implicano che lo stress ossidativo in questi organelli potrebbe influenzare l’inizio dell’autismo.

"Le varie disfunzioni che abbiamo misurato sono ancora più considerevoli nelle cellule cerebrali che utilizzano solo i mitocondri per la produzione della loro energia”, ha asserito Isaac Pessah, direttore del Centro per la Salute Ambientale e per la Prevenzione delle Malattie e professore di Bioscienze Molecolari alla Facoltà di Medicina Veterinaria della UC Davis.
"I Pediatri dovrebbero essere informati di questi problemi in modo da poter porre le giuste domande ai genitori per poter stabilire se i bambini con autismo che seguono, hanno problemi visivi o di udito o miopatie” ha aggiunto la Dr. Giulivi. L’incapacità di svolgere esercizio fisico, con presenza di crampi muscolari durante attività fisica intensa, è una delle caratteristiche delle miopatie mitocondriali.

Anche il modello chimico, tipico della disfunzione mitocondriale, può essere utilizzato come strumento diagnostico. Giulivi e colleghi stanno ora esaminando il DNA mitocondriale dei soggetti dello studio più attentamente per ricavare informazioni più precise sulle differenze tra bambini a autistici e non-autistici. Questo studio aiuta anche a perfezionare la ricerca delle origini dell’autismo.

"La vera sfida è ora cercare e capire il ruolo della disfunzione mitocondriale nei bambini con autismo”, ha affermato Pessah. "Per esempio, molti fattori ambientali possono causare un danno mitocondriale. A seconda di quando un bambino sia stato esposto, nel grembo materbo o da neonato, e di quanto grave sia stata l’esposizione, si potrà più facilmente spiegare il range dei sintomi dell’autismo".

Lo studio è stato sovvenzionato dal MIND Institute Pilot Research Grant della UC Davis, dal National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS), dall’Environmental Protection Agency e da Autism Speaks.

 

 

Autismo: l’epicentro nel tronco encefalico?


Di A.Wakefield. MB, BS, FRCS, FRCPaath, e C.Scott, PhD

Traduzione di Maria Lenarduzzi da Autism file n.37 , Ottobre 2010

 

Scarica il documento completo in formato PDF (3,16 MB)

Esploriamo qui la possibilità che l’autismo possa avere il suo epicentro, il suo focolaio, nella parte del cervello conosciuta come tronco encefalico, il quale, principalmente per ragioni anatomiche e funzionali, è suscettibile ad essere danneggiato da una varietà di fattori al di fuori del sistema nervoso che causalmente sono stati associati all’autismo.

Introduzione
È possibile per molti bambini con autismo che gli aspetti del neurosviluppo e del comportamento tipici della loro condizione abbiano origine da lesioni in una specifica parte del cervello – una sorta di epicentro dell’autismo -  , per poi irradiarsi attraverso i percorsi neurali al resto del cervello? Esploriamo qui la possibilità che l’autismo possa avere il suo epicentro, il suo focolaio, nella parte del cervello conosciuta come tronco encefalico, il quale, principalmente per ragioni anatomiche e funzionali, è suscettibile ad essere danneggiato da una varietà di fattori al di fuori del sistema nervoso che causalmente  sono stati associati all’autismo. Noi proponiamo l’ipotesi che il danno cerebrale a partire da questo epicentro possa modificare la funzione degli organi al di fuori del cervello, come intestino e cuore, e in tal modo contribuire ad alcune manifestazioni sistemiche di questo disordine. Pensiamo ad un meccanismo che, attraverso un’infezione primaria, in particolare quella della mucosa intestinale (1-6), possa determinare un danno secondario a questo epicentro che è il tronco encefalico, determinando l’autismo.

 

Monday 21 June 2010

Studio pubblicato su PubMed

Un prodotto dei batteri Clostridi risulta elevato nell'Autismo e nella Schizofrenia

Elevati livelli di HPHPA possono indicare una sovra crescita microbica nel tratto intestinale 

Link a PubMed:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20423563



E’ stata fatta dal Dr. William Shaw, Direttore del  Great Plains Laboratory, una importantissima scoperta biochimica che potrebbe avere un ruolo nell’eziologia dell’autismo, riportata recentemente sulla rivista scientifica peer-reviewed Nutritional Neuroscience. Il compost identificato come 3-(3-hydroxyphenyl)-3-hydroxypropionic acid (HPHPA) è stato trovato in concentrazioni significativamente più alte nei bambini con autismo rispetto a gruppi di controllo appropriati per sesso ed età. 

Il valore più alto misurato nei campioni di urina è stato di 7500 mmol/mol di creatinina, un valore 300 volte superiore rispetto alla media dei valori riscontrati negli adulti, in un paziente con schizofrenia grave durante un episodio psicotico acuto.

La psicosi cessò dopo un trattamento con Vancomicina in forma orale, un antibiotico che uccide i batteri, e contemporaneamente ci fu un significativo calo dei valori di HPHPA. La fonte di questo composto sembrano essere diverse specie di batteri anaerobici del genere Clostridia. La rilevanza di questo composto sta nel fatto che sia un probabile metabolita dell'aminoacido m-tirosina (3-idrossifenilalanina), un analogo (che vuol dire una sostanza leggermente alterata chimicamente rispetto alla forma predominante della sostanza biochimica) della tirosina, che riduce le catecolamine nell'encefalo causando i sintomi tipici dell'autismo (comportamenti stereotipati, iperattività, iperreattività) nelle cavie di laboratorio.

Per di più, le encefaline, sostanze che regolano le emozioni e i sentimenti, possono essere sregolate da questo composto o da altri composti che seguono il medesimo percorso biochimico. Da ciò deriva che è possibile che quantità anormalmente elevate di HPHPA, prodotte nell'intestino da microrganismi anomali a partire dalla fenilalanina, possano giocare un ruolo importante nelle cause scatenanti dell'autismo così come un tasso di fenilalanina elevato in modo anomalo e i suoi metaboliti causano la fenilchetonuria (PKU). La differenza maggiore è che livelli elevati di fenilalanina (il marker della PKU) sono il risultato di un difetto metabolico ereditario, mentre l'HPHPA deriva da una o più specie di Clostridia. 

Bolte riporta che i bambini affetti da autismo ottengono una marcata remissione dei sintomi autistici quando trattati con antibiotici efficaci contro la Clostridia. 

Pertanto il trattamento della crescita anomala di microrganismi potrebbe essere una nuova promettente terapia per individui affetti da autismo con livelli anormalmente elevati di HPHPA.

Curiosamente 50 anni fa, quantità elevate di questo composto furono riscontrate e associate in generale con la malattia mentale ma questa scoperta rimase ignorata fino a quando il lavoro di Shaw l'ha riscoperta.

Da più di 10 anni, il Great Plains Laboratory, Inc., sito a Lenexa, in Kansas, utilizza la spettrometria di massa associata alla gas cromatografia per misurare le anormalità biochimiche che sembrano avere un'origine microbica, nelle urine di bambini affetti da autismo e da altri disturbi dello sviluppo, ma anche degli adulti affetti da una grande varietà di disturbi.

In uno studio preliminare effettuato su due fratelli autistici, si è scoperto che determinati metaboliti microbici (prodotti di scarto del metabolismo di microrganismi) erano molto più elevati nelle loro urine in confronto a quanto si può riscontrare in individui normali. 
Shaw afferma che ci sono nel tratto intestinale oltre 500 specie di microrganismi, di cui sappiamo ancora molto poco. 
Molti medici stanno utilizzando da tempo questo marker (HPHPA) come una parte importante del loro protocollo di cura dell'autismo e di altre patologie con dei buoni riscontri clinici. 

Shaw crede che questa linea di ricerca potrebbe essere tanto importante per l'autismo quanto fu la scoperta della presenza dell'Helicobacter Pylori intestinale nei pazienti affetti da ulcera, che si trovò essere una delle maggiori cause delle ulcere allo stomaco. 

Abstract:

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Valutazione, diagnosi e cura di disordini gastrointestinali comuni in soggetti con ASD: un rapporto consensuale

 

ABSTRACT

I Disordini dello Spettro Autistico (ASD) sono disordini del neurosviluppo comuni e clinicamente eterogenei. I disordini gastrintestinali e i sintomi ad essi associati sono di norma riscontrati in soggetti con ASD, ma le questioni chiave quali la diffusione e il miglior trattamento di queste condizioni non sono completamente comprese. La difficoltà centrale nel riconoscere e caratterizzare le disfunzioni gastrointestinali nell'ASD è la difficoltà di comunicazione tipica di molte persone colpite. Un gruppo multidisciplinare ha revisionato la letteratura medica, allo scopo di produrre raccomandazioni basate sull'evidenza per la valutazione diagnostica e la gestione di problemi gastrointestinali in questa popolazione di pazienti. L'opinione  consensuale degli esperti del gruppo è stata che le persone con ASD meritano la stessa accuratezza e standard di cura nel lavoro di diagnosi e cura di interesse gastrointestinale, come accadrebbe in pazienti non ASD. Chi fornisce la cura dovrebbe rendersi conto che il comportamento problema in pazienti con ASD possa essere il sintomo unico o principale di condizioni mediche sottostanti, inclusi alcuni disordini gastrointestinali. Per questi pazienti, l'integrazione di cure mediche e comportamentali, può essere di grande beneficio. Le priorità per la ricerca futura sarà identificare come migliorare la nostra conoscenza e gestione dei disordini gastrointestinali nelle persone con ASD.

 

Raccomandazioni per la valutazione e cura di problemi gastrointestinali comuni in bambini con ASD
ABSTRACT
I bambini con disordini dello spettro autistico (ASD) possono beneficiare dall'adattamento di linee guida generali pediatriche per la valutazione diagnostica del dolore addominale, stitichezza cronica e malattia da reflusso gastroesofageo. Queste linee guida aiutano i medici a determinare quando i sintomi gastrointestinali sono autolimitati e quando si debba considerare una valutazione oltre la storia medica completa ed analisi fisiche. I bambini con ASD che soffrono di disordini gastrointestinali possono presentare manifestazioni comportamentali. Sono utili da considerare le raccomandazioni diagnostiche e di cura per la popolazione pediatrica generale fino allo sviluppo di linee guida basate sull'evidenza, specifiche per pazienti con ASD.

Tuesday 13 October 2009

L'AUTISMO E' ASSOCIATO AD UNA INFEZIONE VIRALE?
Il virus XMRV sembrerebbe coinvolto anche nell'autismo
altLa scorsa settimana ricercatori dell’Università del Nevada, dell’Istituto Nazionale contro il Cancro  e della Cleveland Clinic hanno annunciate la scoperta, accolta con grande entusiasmo dal mondo scientifico, che alla radice della Sindrome da Fatica Cronica (CFS), una debilitante malattia neuroimmunitaria che colpisce più di un milione di persone nei soli Stati Uniti,  potrebbe esserci un virus.  Lo studio, pubblicato sulla rivista scientificaScience,  ha trovato  infatti un virus, chiamato XMRV,  nel 95% dei pazienti con diagnosi di Encefalopatia Mialgica/Sindrome da Fatica Cronica. Questo virus, esattamente un retrovirus,  si trasmette, come il più noto retrovirus HIV, attraverso sangue e non attraverso l’aria.

Questa scoperta ha un grande significato anche  per diversi altri disordini compreso l’autismo.  I ricercatori hanno analizzato infatti campioni di sangue di un “piccolo gruppo di bambini” con autismo e hanno trovato che il 40% è positivo al virus XMRV. Ovviamente sono in corso ulteriori test che la Commissione dell’Università del Nevada sui Disordini dello Spettro Autistico ha ritenuto necessari, temendo che questo 40% possa essere fortemente più alto  (un timore, dato il piccolo campione, al momento puramente speculativo).

Più precisamente, la  Dr. Mikovits, ricercatrice del Whittemore Peterson Institute for Neuro-Immune Disease, associato con l’Universita del Nevada, a Reno , ha spiegato in un famoso programma televisivo, che "non è nello studio e non è stato riportato, ma sono stati eseguite alcuni di queste analisi su bambini con autismo e si è trovato il virus in un numero significativo di campioni. Potrebbe esserci un collegamento con un certo numero di malattie neuro-immunitarie, compreso l’autismo. Questo naturalmente non in tutti i casi, in quanto ci sono difetti genetici che portano all’autismo, ma ci sono anche fattori ambientali. Infatti si può sempre verificare  che un bambino che stava bene si ammali e poi sviluppi l’autismo”.   

Nel corso della stessa trasmissione,  la Dr. Mikovits ha fatto una dichiarazione davvero esplosiva, aggiungendo che lo studio sulla Stanchezza Cronica può spiegare perchè i vaccini possono causare l'autismo. La spiegazione è che "questi virus  vivono, crescono e si riproducono nei linfociti, le cellule della risposta immunitaria, B e T. Così quando somministriamo un vaccino, mandiamo le cellule B e T in intensa attività nel sistema immunitario, essendo questo il loro compito.  Per cui se abbiamo un virus lo moltiplichiamo e lo amplifichiamo col vaccino e da qui parte una malattia che  non può più essere tenuta sotto controllo dal sistema immunitario".

E’ questa quindi una spiegazione ufficiale e scientifica  di come i vaccini causino autismo regressivo in un significativo numero di casi, anche se, naturalmente, è necessaria ancora  molta ricerca per confermare queste prime ipotesi e provare se il virus  sia coinvolto nel causare  l’autismo o se i bambini contraggono il virus come risultato del disordine.

E’ ad ogni modo  considerevole il fatto che una simile domanda venga posta da una fonte accreditata e ufficiale come l’Università del Nevada e, per estensione, dell’Istituto Nazionale contro il Cancro  e della Cleveland Clinic: una infezione da virus XMRV in aggiunta alle vaccinazioni può creare le condizioni per l’autismo regressivo? 

Questo ovviamente deve essere ancora provato, ma se l'intera comunità scientifica è stata entusiasta, forse vuol dire che le migliaia di genitori che affermano che i loro figli siano regrediti nell’autismo subito dopo essere stati vaccinati potrebbero non essere del tutto pazzi. 

Secondo quanto detto dalla Dr. Mikovits, gli scienziati cui questi dati sono stati presentati (oltre che pubblicati su Science, ad una conferenza del NIH e ad una presentazione internazionale poche settimane fa) sono rimasti sorpresi e fortemente interessati: tutti si sono messi a lavorarci su, collaborando con le proprie ricerche. 

Da parte nostra speriamo che questo campo della medicina completamente nuovo possa aprire una nuova strada per aiutare anche le persone con autismo, una malattia difficile, ma che come malattia può essere sconfitta. 





Questo il commento del dr Goldberg,"padre" della definizione di autismo come sindrome neuroimmune (NIDS) sull'importanza della notizia che la sindrome da stanchezza cronica è causata molto probabilmente da un virus. Questa notizia mi ha colpita e ho pensato "quando arrverà il nostro turno"? Sono rimasta sorpresa anche dalla accoglienza non ostica che ha ricevuto.


SMETTIAMOLA DI CHIAMARLO "AUTISMO"

E se la malattia psicologica "autismo" non fosse mai esistita? E se si vedesse nelle scuole un numero sempre crescente di bambini che non parlano, sono persi nel loro mondo e hanno inspiegabili crisi epilettiche? Gli daremmo una diagnosi di "disturbo dello sviluppo"? O cercheremmo l'origine delle cause della loro MALATTIA e tratteremmo quello che hanno a livello medico? E se quello che i nostri bambini hanno non fosse affatto "autismo", ma una malattia in gran parte causata da virus? Secondo un  nuovo studio apparso sul numero di Ottobre di Science, la ricerca supporta questa idea e questo è esattamente quello che sostengo da 27 anni.Questo studio descrive il ritrovamento di un virus chiamato XMRV in circa due terzi


dei pazienti con diagnosi di sindrome da fatica cronica (CFS). E' stato condotto da ricercatori che hanno collaborato col  Whittemore Peterson Institute, la Cleveland Clinic, e il National Cancer Institute e ha delle fortissime implicazioni per ogni famiglia coinvolta con l"autismo"

Molti di quelli diagnosticati con "autismo" hanno,secondo gli esami, la presenza dello stesso virus. L'autismo (o dovrei dire la "diagnosi" di autismo) è aumentata impressionantemente di numero nei passati dieci anni. Uno su 91 bambini negli USA ha quello a cui ci si riferisce come "autismo", secondo l'ultimo report dell'AAP. Questa statistica è firmata dal CDC, dall'AAP e altre agenzie. La California riporta un aumento del 273%, il Maryland del 513% e la Florida del 600%.

Quando a un bambino viene diagnosticato un cancro, chiunque conosce  la serietà della malattia e il suo trattamento, perciò la ricerca sul cancro ha molte sovvenzioni.  L' "autismo " è al momento la terza malattia infantile  a livello numerico , ma rimane la meno finanziata in termini di ricerca. E quanti di questi fondi vengono spesi in ricerche genetiche? Stiamo sprecando dei fondi preziosi in ricerche genetiche per una malattia che non è assolutamente genetica in natura; inoltre, i costi scolastici sono astronomici e crescono ogni anno. Stiamo prosciugando i budget  e ci sono bambini che NON migliorano.

Quella che abbiamo è un'epidemia. I disturbi dello sviluppo non aumentano del 600% e nè si presentano in proporzioni epidemiche. Da una prospettiva puramente scientifica, una epidemia di qualcosa che non può essere diffusa dai germi NON E' POSSIBILE. Sarebbe anche imposibile trattare a livello medico e guarire bambini con questi tipi di disturbi, ma è quello che ho fatto per 27 anni (CFS e ADHD) e da 14 anni per lo "spettro autistico".

Abbiamo perso troppo tempo focalizzando le nostre energie sulla genetica e sulle mamme frigorifero come causa di questa malattia. Ora è tempo di agire. Dobbiamo rifocalizzare le nostre risorse e muoverci nella giusta direzione con scienza, logica e dati e finalmente affrontare questa crisi a livello medico.

E' tempo di creare un nuoco focus con UN obiettivo e UNA idea per aiutare i bambini. Dobbiamo promuovere i trattamenti medici per questa malattia. Abbiamo provato molte volte che i bambini possono migliorare, e insieme alla comunità medica concentrarci all'insegna del NIDS, o qualunque altro nome si voglia, tranne "autismo" e focalizzarci sulla vera crisi medica. Questa è una malattia difficile, ma come malattia può essere sconfitta. E' tempo per genitori e medici di unirci e far sì che il recupero sia possibile per tutti i bambini colpiti da quella malattia una volta conosciuta come autismo.

Michael Goldberg, MD
www.nids.net
www.neuroimmunedr.com
 
 
Tuesday 05 February 2008


Studio di Harumi Jyonouchi






25-03-2005

Ricercatori sull'Autismo dell'University of New Jersey Medical School in US hanno confermato l'evidenza di marcate anormalita' infiammatorie e immunologiche in bambini con autismo associato con sintomi gastrointestinali. 
Lo studio confronta la produzione delle molecole infiammatorie e antinfiammatorie da cellule del sistema immune in bambini autistici senza limitazioni dietetiche (n 100) o a dieta da eliminazione (n 77) con bambini con neurosviluppo normale con ipersensitivita' non allergica a dieta normale (n 14) o a dieta da eliminazione ( n 16), e bambini completamente sani.

In risposta alla minaccia con tossine batteriche o proteine del latte vaccino, le cellule del sistema immunologico dei bambini autistici con sintomi intestinali mostrano una forte risposta pro-infiammatoria e una ridotta abilità a interrompere l'attivita' del sistema immune rispetto agli altri bambini. 
Gli autori concludono che le scoperte indicano un difetto intrinseco di queste risposte immuni in bambini autistici con problemi intestinali., suggerendo un possibile legame tra sintomi gastrointestinali e comportamentali mediati da anormalità immunologiche. 
Il Dr Wakefield che era a capo del team che per primo descrisse il disturbo intestinale in bambini inglesi con autismo e dimostrò anormalità immuni molto simili a quelle descritte dai ricercatori del New Jersey in questo gruppo di pazienti, ora ha aperto il Thoughtful House Center for Children in Austin, in Texas. Il Dr Wakefield ha confermato l'importanza di queste nuove scoperte e ha messo l'accento sul loro potenziale per incrementare e capire il ruolo dell'infiammazione gastrointestinale nei sintomi comportamentali in bambini con disordini dello sviluppo come l'autismo. 
Thoughtful House è una organizzazione noprofit dedicata a guarire bambini con disordini dello sviluppo attraverso una unica combinazione dello stato dell'arte di cure mediche,studio e ricerca.

 

 



Recentemente in Italia un numero sempre crescente di genitori si rivolge a terapie biomediche per l’autismo, nonostante queste siano ritenute dalla medicina ufficiale del nostro paese “alternative”  ed i medici che le utilizzano siano trattati con scetticismo, quando non ridicolizzati o diffamati. 

Molti di questi bambini con autismo che seguono le terapie (sebbene certamente non tutti) sono seriamente ammalati e diversi medici, soprattutto in America, dove questa malattia è una vera e propria epidemia, stanno finalmente cominciando a capire che questi pazienti richiedono immediata attenzione biomedica. 

Si è affermata l’opinione in molti ricercatori che nel corpo e nel cervello di diversi pazienti con autismo si accumulino tossine ambientali, tra cui i metalli pesanti. Questo sembra essere causato da una mancanza di alcune sostanze a base di zolfo, chiamate tioli, che compromettono le naturali difese del corpo contro mercurio, piombo, arsenico, alluminio e altri metalli tossici. L’accumulo di queste sostanze (c’è molto controversia sulle loro origini e in particolare se siano relative anche a conservanti usati nei vaccini) è stato associato in molti studi con danni cerebrali, al sistema nervoso, al sistema immunitario e a quello gastrointestinale. Certo è che in alcuni bambini geneticamente suscettibili potrebbe causare anche stress ossidativo nel cervello, così come deficit cognitivi e comportamentali. 

In America, ma ora anche in Europa, migliaia di genitori sono passati ad un nuovo protocollo medico, che non è certo medicina voodoo, e che anche il  nuovo presidente dell’ American Academy of Pediatrics (AAP), il Dr. David Tayloe, ha definito molto promettente e meritevole di  ulteriori ricerche. 

Questi trattamenti sono validati da importante ricerca scientifica.

E’ di pochi giorni fa, infatti,  per fare solo un esempio recente, la pubblicazione su PubMed (il più grande archivio di studi e ricerche mediche) di un nuovo studio che dimostra importanti miglioramenti nei segni e nei sintomi dell’autismo in bambini sottoposti ad una dieta senza glutine esattamente come i pazienti celiaci. Vi si legge che è consigliabile che TUTTI i bambini con problemi di neurosviluppo, come l’autismo, siano sottoposti ad una  valutazione per deficienza nutrizionale e malassorbimento gastrointestinale.

Piuttosto che condannare questi medici che vogliono curare l’autismo come un disordine fisico, oltre che neuropsicologico, occorrerebbe che l’estabilishment medico italiano ricerchi e provi con estrema urgenza  se queste terapie, da loro definite non convenzionali, possano avere legittimamente un posto nella clinica medica ufficiale.

Non è più tempo di etichettare questi trattamenti come “scientificamente non provati”: lo sono in modo assoluto... Basta leggere PubMed! 

Ecco la presentazione di questo studio.


Le diete che riducono il glutine diventano sempre più popolari tra i genitori che cercano una cura per bambini con diagnosi di autismo. Alcuni dei resoconti che citano la dieta per celiaci nei bambini autistici, potrebbero essere collegati al miglioramento delle deficienze nutrizionali, derivanti da una non diagnosticata sensibilità al glutine con conseguente malassorbimento. Viene presentato un caso di un bambino di 5 anni con una diagnosi di autismo grave, in una clinica specialistica per disordini dello spettro autistico. Dopo un'indagine iniziale, che suggeriva una celiachia di base e deficienze in vari nutrienti, è stata inserita una dieta senza glutine insieme a supplementi dietetici per assicurare un apporto nutrizionale  sufficiente. I sintomi gastrointestinali del paziente si sono risolti rapidamente e i segni ed i sintomi di autismo sono  progressivamente diminuiti. Questo caso è un esempio di una comune sindrome da malassorbimento, associata con una disfunzione del sistema nervoso centrale e suggerisce che, in alcuni contesti, la deficienza nutritiva potrebbe essere determinante nel ritardo dello sviluppo. Si consiglia che tutti i bambini con problemi del neurosviluppo, vengano valutati per verificare deficienze nutrizionali e sindromi da malassorbimento.
Protocollo per il biofilm della Dr. Anjiu Usman Stampa E-mail
Wednesday 08 April 2009

Protocollo per il Biofilm

Anju I. Usman, M.D

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Autore

La dottoressa Usman è il direttore del True Health Medical Center di Naperville, in Illinois, dove si è specializzata nel trattamento  degli scompensi biochimici nei bambini con sindrome autistica e autismo. La Dr. Usman è un medico DAN! (Defeat Autism Now) ed ha studiato lo scompenso rame/zinco, la disfunzione della metallotioneina e ne ha promosso le cure. Ha studiato all'Indiana University, ha svolto il praticantato presso il Cook County Hospital ed è iscritta nell'albo dei medici di famiglia.

La Dr. Usman è membro del Professional Advisory Committe, Autism Society of Illinois.[1]

 

Premesse


Cos'è il biofilm?

Filamentous bacteria and Giardia lamblia (Enlarged view)
Batteri filamentosi e  Giardia lamblia (ingrandimento)[2]

Il biofilm prodotto da questi organismi resistenti può essere visto solo al microscopio elettronico e ne rende difficoltosa la coltura.[3]

Biofilm: - Ceppi resistenti di microrganismi rimangono vitali producendo una  copertura polisaccaride (matrice) che li protegge dall'ambiente ostile in cui provano a sopravvivere. Questa ricopertura extracellulare viene chiamata biofilm.[4][5]

Anche la nostra normale flora produce un biofilm naturale, ma gli organismi resistenti producono un biofilm che prende il sopravvento, impedendo alla normale flora di svilupparsi.[3]

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Questa immagine della collezione ASM è una scansione elettronica  micrografata (SEM) della copertura mucosa dell'intestino tenue di un topo. L'immagine mostra come gli organismi vivano nella copertura mucosa e sui villi. Si noti il modo in cui la copertura mucosa copre i villi e il suo spessore.[6]

 

Formazione del Biofilm

Generalized scheme depicting the development of gut biofilms.
Schema che  descrive lo sviluppo dei biofilm intestinali.[7]
Mucosal Layer
Copertura mucosa7]

 

Possibili implicazioni sulla formazione del biofilm in pazienti con Disordini dello Spettro Autistico

Hypothesis


Dr. Usman - Ho presentato una teoria sulle implicazioni della produzione del  biofilm da parte di ceppi resistenti di funghi e batteri nei nostri pazienti ASD che hanno disbiosi persistenti al Think Tank del Defeat Autism Now  l'11 Ottobre 2007


Ipotesi sul biofilm
La produzione anormale di biofilm da parte di ceppi resistenti di microrganismi potrebbe essere una possibile eziologia del perchè molti dei nostri pazienti non hanno colture delle feci positive per candida ed altri batteri, ma migliorano quando vengono loro somministrati antifungali e antibiotici, e ripeggiorano quando smettono.[3]

Perchè così tanti bambini con ASD soffrono di disbiosi persistente?

Giugno 2007 - La ricerca che ho condotto nella letteratura medica con l'aiuto di Teresa Conrick, MS e Sonja Hintz, RN è stata del tutto convincente.[3]

Esperimenti fatti in vitro mostrano che questa copertura di natura polisaccaride è caricata negativamente, e che è tenuta insieme da ioni carichi positivamente come Ca, Mg, e Fe. Il ferro sembra giocare un ruolo importante sul modo in cui questi batteri eludono il sistema immunitario.
Un ulteriore lavoro su VRSA/MRSA e biofilm pseudomonas in vitro ha indicato che questo biofilm può essere penetrato usando una combinazione di  EDTA e di un antibiotico; per gli studi sono state usate Vancomicina per Stafilococchi e Gentamicina per Pseudomonas.
  1. Noi tutti sappiamo che la qualità di aria, acqua e cibi non è ideale e contiene numerose tossine e allergeni.
  2. I nostri bambini hanno una scuscettibilità genetica nella capacità di affrontare questo carico tossico.
  3. La ricerca ci dimostra che questi organismi resistenti tendono a svilupparsi in ambienti tossici ostili e dopo numerosi cicli di antibiotici.
Questa teoria potrebbe anche spiegare i vari sottotipi della nostra sottopopolazione ASD che ha comportamenti anormali, come battere la testa o agitazione, che sembrano essere relative a dolore intestinale, sebbene diano test negativi.
Il terzo sottotipo per cui questo sembra rilevante è il gruppo di bambini che ha:
  • infezioni da strptococco riccorrenti,
  • OCD,
  • comportamenti perseverativi o ripetitivei che peggiorano in primavera ed autunno, ma non risultano positivi ai test per rilevare lo streptococco.

 

Visione d'insieme del protocollo

Il protocollo che il mio staff ed io abbiamo sviluppato è stato presentato ai suoi inizi al Think Tank dell' Ottobre 2007. Il Think Tank del  Defeat Autism Now è una riunione in cui vengono esposte nuove idee per la discussione e per ulteriori ricerche. Questo protocollo non venne discusso nei dettagli (gli furono concessi 15 minuti), e non si intendeva quindi diffonderlo largamente, ma il Dr Bradstreet ne ha parlato durante il suo intervento dal titolo New Advancements e medici e genitori di tutto il mondo ci chiedono informazioni su di esso.

 

Avvertenze

Faccio comunque alcune avvertenze, specificando prima di tutto che si tratta di qualcosa completamente nuovo e che abbiamo usato questo protocollo con circa 60 pazienti.

I primi due sono stati i figli di  Teresa e Sonja - uno con ASD e comportamenti autolesionistici, l'altro con colitie, senza autismo. Entrambi questi pazienti stanno procedendo bene.
Questo trattamento, comunque, deve essere individualizzato per ogni singolo paziente, secondo la sua specifica costituzione e capacità di affrontare sia il die-off che la reazione di detossificazione.
Dai nostri altri pazienti abbiamo visto varie risposte, da una diminuita iperattività e autostimolazioni ad un aumento di agitazione, fino a una mancanza di risposta.

Naturalmente possiamo avere degli ostacoli lungo il nostro viaggio verso la guarigione.

 

Risveglio del Sistema Immunitario

I più grossi problemi che questo approccio può presentare sono relativi al risveglio del sistema immunitario verso questi organismi che prima non riconosceva. Il corpo finalmente vede i batteri o la candida che erano lì creando ovunque effetti devastanti. [8]

I pazienti possono avere in forma anche acuta:

  • vomito,
  • diarrea,
  • temperatura alta.

Possono comparire infiammazioni o eruzioni della pelle, specialmente se il die off è immediato.

 

Detossificazione dai metalli pesanti

L'altro problema teorico è che il  biofilm può essere anche legato a metalli tossici come l'alluminio e il piombo. Quando questo biofilm tossico viene distrutto, i metalli pesanti possono essere rilasciati nel tratto gastrointestinale per essere escreti. Il nostro protocol è stato sviluppato per affrontare questa possibilità.[3]

Nota
Persone con alti livelli di mercurio nel corpo hanno maggiori:
  • disturbi ormonali,
  • disturbi immunitari,
  • infezioni fungali ricorrenti,
  • infezioni batteriche croniche [9]
vedere l'articolo  Tossicità da mercurio e sistema endocrino

 

Passi successivi

Vi esorto tutti ad avere pazienza e ad aspettare che si raccolgano più dati su questo tipo di approccio in modo da  potervi offrire un protocollo sicuro ed efficace. [3]

Ricordate, il vostro medico dovrebbe intraprendere questo approccio gradualmente con in mente le necessità uniche ed individuali del vostro bambino. A causa della possibilità di effetti collaterali negativi, e la necessità di monitorare i pazienti con grande attenzione, e il possibile uso di farmaci, questo programma di trattamento dovrebbe essere intrapreso solo con l'aiuto del vostro medico.[3]

 

Il vero protocollo per il biofilm intestinale(tm)

 

Approccio generale

Questo è un programma di trattamento a breve termine che utilizziamo per 2-3 mesi.
StepDescrizioneFarmaci/Supplementi
Uno Lisi e distacco della matrice polisaccaride (a stomaco vuoto, 30-60 min precedenti allo Step 2)
  • Uso di enzimi specifici. (questi devono essere raffinati e purificati, in quanto gli enzimi che abbiamo oggi diponibili non sono l'ideale)
  • Uso di un chelante che possa legarsi ai minerali nella matrice (se non attuato adeguatamente questo può causare deplezione di minerali nel corpo - non tentare la chelazione senza adeguata supervisione medica)
Due Affrontare i microbi
  • Considerare l'uso di antibiotici, prodotti di erboristeria o omeopatici.
  • (il nostro studio ha avuto lunga esperienza con tutte e tre le modalità, e abbiamo trovato che la scelta "dipende dal bambino". Stiamo anche ricercando su una quarta modalità che sembra molto promettente per sradicare questi organismi pestiferi.
Tre (questo è il più importante- non saltate questo step) Pulizia - Dare 1-2 ore dopo lo Step 2 se possibile, o di notte
  • Qui usiamo tutto quello che può legarsi alla matrice (mucus), da prodotti del die off, e possibili metalli nell'intestino.
  • Prodotti usati sono carbone vegetale,  sale acidico, argille, alghe, zeolite,.... preferiamo la  pectina. Talvolta li utilizziamo tutti.
General Support
  Altri fattori importanti
  • Probiotici, naturalmente.
  • Antinfiammatori come EFA, antiossidanti, curcumino...
  • Alimenti fermentati naturalmente come kefir, kombucha...
  • Alimenti sani e non tossici  (senza ormoni e antibiotici, biologici)

Questo protocollo è ancora in fase di sviluppo e non è completamente definito. Lo abbiamo usato per circa 6 mesi in uno specifico sottogruppo di pazienti.

 

Esempio

Caso esempio
StepDescrizioneModalità d'usoFarmaci/Supplementi
Step 1 Distacco della matrice A stomaco vuoto 30 minuti prima di un pasto o un'ora dopo
Step 2 Affrontare i microbi Aspettare 30-60 minuti
Step 3 Pulizia Aspettare1-2 ore Carbone vegetale attivo
Durata non inferiore ai 2 mesi

 

Obiettivo finale

Ricordate, il nostro obiettivo finale è il ripristino della normale flora batterica e del biofilm regolare. Questo richiede tempo ed il processo è lento. Ci vogliono anni in alcuni pazienti per  raggiungere questo punto e ci vuole tempo per tornare indietro.

 


 

Alimentazione senza glutine e caseina sui soggetti autistici. vi rimando direttamente sul sito http://www.autismoonline.it/pag_dieta.htm

leggete l'articolo da poco pubblicato

 

POSSIBILE CHE QUESTI GRANDI RICERCATORI NON  HANNO CAPITO CHE IL MECCANISMO DI CARENZA DI AMINOACIDI  E' CAUSATO DAL GLUTINE PER ENTRAMBE LE PATOLOGIE?

C’è infatti una correlazione tra glutine e autismo, glutine e attacchi epilettici (vedere storia della celiachia gastronet)

Occorre eliminare il glutine che infiammando l'intestino non permette l’assimilazione di questi aminoacidi  occorre eliminare la causa!!!!!!!

 

 

 

Epilessia e autismo. Per curarli bastano gli integratori alimentari?


Uno studio statunitense ha osservato un’anomalia genetica che potrebbe essere la causa delle malattie. Almeno per una parte di pazienti. E per trattarla basterebbe una dieta ricca di alcune particolari molecole, gli amminoacidi BCAA, i cui livelli nell’organismo di chi presenta epilessia e autismo sono più bassi.

09 SET - Talvolta la cura a una malattia può essere più vicina e semplice di quanto si pensi. Potrebbe essere il caso anche di patologie come epilessia e alcune forme di autismo, che secondo uno studio apparso suScience potrebbero essere trattabili con semplici integratori alimentari. La ricerca è stata condotta da un team internazionale, che comprende scienziati dell’Università della California di San Diego e della Yale University.

All’incirca un quarto dei pazienti che presentano autismo soffrono anche di epilessia, di cui le cause sono numerose e per la maggior parte sconosciute. Le due condizioni hanno dunque qualcosa in comune, ma cosa? Secondo gli scienziati il problema sarebbe un metabolismo più veloce per alcuni amminoacidi, gli BCAA, che fa si che i loro livelli nell’organismo delle persone affette da queste condizioni scendano troppo e troppo in fretta.  Le molecole individuate come causa non sono normalmente prodotte dall’organismo, e devono essere assunte con la dieta: a seguito di un pasto, un’altra classe di molecole, le chinasi BCKD, sono incaricate di mantenere alti i livelli di questi amminoacidi, evitandone la distruzione. Ma questo meccanismo risulta difettoso nei pazienti con autismo o con alterazioni dell’elettroencefalogramma.

La particolarità che vale la pubblicazione su Science, però, è che questo problema può essere corretto anche solo con la dieta. “È stato sorprendente trovare in questi pazienti un pathway metabolico specifico per l’autismo che potesse essere potenzialmente trattabile”, ha spiegato Joseph Gleeson, docente a San Diego. “Ma la cosa ancor più eccitante è che la possibile terapia consiste semplicemente nel fornire ai pazienti degli integratori alimentari che forniscano dall’esterno gli amminoacidi che mancano”.

Per dimostrarlo i ricercatori hanno usato la tecnologia del sequenziamento dell’esoma su due famiglie strettamente imparentate che presentavano bambini con disordini dello spettro autistico. Questi piccoli avevano anche sofferto di attacchi di epilessia o attività elettroencefalica anormale, e presentavano una mutazione del gene che regola i BCAA. Studiando questi pazienti gli scienziati si sono resi conto – appunto – che la condizione poteva essere trattabile con integratori. I ricercatori hanno poi anche effettuato dei test su modello murino, e dimostrato che nei topi i sintomi neurocomportamentali subivano un effettivo miglioramento a seguito dell’assunzione di quantità maggiori di BCAA nei pasti. “Già avevamo immaginato che potesse funzionare, tramite lo studio dell’esoma e delle staminali neurali dei pazienti, ma la sperimentazione sui roditori è stata cruciale per convincerci”, ha spiegatoGaia Novarino, prima autrice dello studio. “Abbiamo osservato in loro una condizione simile a quella dei nostri pazienti, compresi gli attacchi epilettici spontanei. Ma una volta che abbiamo arricchito di questi amminoacidi la dieta delle cavie, con integratori in vendita nei negozi ma alle giuste dosi, abbiamo osservato un miglioramento che ci fa ben sperare per lo sviluppo di una terapia efficace anche sugli esseri umani”.

Dunque il prossimo passo, spiegano gli scienziati, è vedere se questo funziona anche sui pazienti. “Soprattutto dobbiamo capire in quanti pazienti è effettivamente presente la mutazione genetica che è causa di tutto questo – ha concluso la ricercatrice – il che però potrebbe riguardare una porzione molto bassa di chi effettivamente soffre di queste condizioni”.

 

Autismo. Il legame con la somministrazione dei vaccini non esiste

Un genitore su 10 rifiuta o ritarda le vaccinazioni perché convinto che sono pericolose, e in particolare che potrebbero essere collegate allo sviluppo di disordini dello spettro autistico. Niente di più falso: uno studio statunitense dimostra infatti come questa idea non sia supportata dalla ricerca.

03 APR - Negli ultimi tempi se ne sono sentite tante sui presunti effetti dei vaccini sui bambini. Dopo lasmentita di Michele Conversano, presidente Siti (Società Italiana di Igiene), sulle conseguenze che questi avrebbero sulla sessualità, una teoria fantasiosamente esposta da un membro del Meetup di 5 Stelle di Segrate appena qualche settimana fa, nella settimana della Giornata Mondiale dell’autismo arriva uno studio che dimostra la falsità di un’altra credenza popolare piuttosto diffusa: quella che i vaccini somministrati troppo presto possano causare i disturbi dello spettro autistico. In un nuovo studio su The Journal of Pediatrics ricercatori dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention) statunitensi hanno infatti dimostrato che non c’è associazione tra ricevere “troppi vaccini troppo presto” e la condizione.

In realtà c’erano già altre prove scientifiche a dimostrazione del fatto che i vaccini non causano autismo. Eppure, nonostante questo, quasi un terzo dei genitori è convinto del contrario, e quasi un genitore su 10 rifiuta o ritarda le vaccinazioni perché convinto che sia più sicuro che seguire le indicazioni delle autorità sanitarie. In particolare, una delle principali preoccupazioni derivava dal numero di vaccinazioni somministrate in un solo giorno e, cumulativamente, nei primi due anni di vita.

Il dottor Frank DeStefano e i colleghi della CDC and Abt Associati hanno analizzato i dati, raccolti da 3 Organizzazioni di Gestione Assistenziale Sanitaria, di 256 bambini con disturbi dello spettro autistico e 752 bambini non affetti da tali disturbi. Hanno osservato l’esposizione cumulativa di ogni bambino agli antigeni, ovvero le sostanze nei vaccini che causano la reazione del sistema immunitario del corpo per produrre anticorpi e combattere le malattie, e il numero massimo di antigeni che ogni bambino riceve in un singolo giorno di vaccinazione.
I ricercatori hanno stabilito il numero totale di antigeni sommando il numero dei differenti antigeni in ogni vaccinazione che ogni bambino riceve in un giorno, come pure in tutti i vaccini che ogni bambino riceve fino ai due anni di età. Gli autori hanno quindi scoperto che il totale degli antigeni ricevuti dai vaccini nei primi due anni, o il numero massimo ricevuto in un solo giorno, era lo stesso sia nei bambini affetti da disturbi dello spettro autistico che in quelli non affetti da tali disturbi. Inoltre, comparando i numeri di antigeni, nessuna relazione è stata trovata nel valutare le sottocatogorie di disordine autistico e da disturbi dello spettro autistico con una regressione.

Sebbene l’attuale calendarizzazione dei vaccini in età infantile contenga più vaccini di quella della fine degli anni Novanta, il numero massimo di antigeni cui un bambino può essere esposto nei primi due anni di età è 315, contro le diverse centinaia della fine degli anni Novanta. Siccome differenti tipi di vaccini contengono differenti quantità di antigeni, questa ricerca dimostra che contando semplicemente il numero di vaccini ricevuti non si tiene adeguatamente in conto come differenti vaccini e combinazioni di vaccini stimolano il sistema immunitario. Per esempio, il vecchio vaccino a cellula intera contro la pertosse causava la produzione di circa 3mila differenti anticorpi, mentre i nuovi vaccini acellulari causano la produzione di 6 o meno differenti anticorpi.

Il sistema immunitario di un bambino è in grado di rispondere a molti stimoli immunologici e, dalla data di nascita, i neonati sono esposti a centinaia di virus e un numero incommensurabile di antigeni al di fuori della vaccinazione. Secondo gli autori, “la possibilità che la stimolazione immunologica derivante dai vaccini durante i primi uno o due anni di vita possa essere collegata allo sviluppo di disturbi dello spettro autistico non è supportata da quanto sappiamo dalla neurobiologia di questi disturbi”. Nel 2004, una revisione complessiva dell’Istituto di Medicina concludeva che non c’è relazione causale tra certi tipi di vaccino e l’autismo, e questo studio supporta quella conclusione.

03 aprile 2013

 

Celiac.com 07/24/2013 - gastrointestinal symptoms are a common feature in children with Autism, drawing attention to a potential association with celiac disease or gluten sensitivity.

Photo: CC--Bryce EdwardsSo far, studies of the immune response to gluten in autistic individuals, along with its association with celiac disease have produced inconsistent data.

A team of researchers recently set out to assess immune reactivity to gluten in children diagnosed with autism according to strict criteria, and to evaluate the potential link between autism and celiac disease.

The research team included Nga M. Lau, Peter H. R. Green, Annette K. Taylor, Dan Hellberg, Mary Ajamian, Caroline Z. Tan, Barry E. Kosofsky, Joseph J. Higgins, Anjali M. Rajadhyaksha, and Armin Alaedini.

For their study, the team assessed 37 children (with or without gastrointestinal symptoms) diagnosed with autism according to both the Autism Diagnostic Observation Schedule (ADOS) and the Autism Diagnostic Interview, Revised (ADI-R), 27 unaffected siblings, and 76 age-matched healthy controls.

They then tested blood specimens for antibodies to nativegliadin, deamidated gliadin, and transglutaminase 2 (TG2). They then genotyped all children with positive antibody tests for celiac disease associated HLA-DQ2 and -DQ8 alleles.

 

Autismo, da forma globuli rossi nuove prospettive diagnosi

Siena, 14 feb. (Adnkronos Salute) - Nuova scoperta sull'autismo, grazie a uno studio realizzato da un team multidisciplinare dell'Azienda ospedaliera universitaria senese e dell'Università di Siena. La forma dei globuli rossi degli autistici ha delle caratteristiche particolari, che la rendono utile per la diagnosi. Nel lavoro, appena pubblicato nella rivista 'Mediators of inflammation', sono stati esaminati 15 bambini autistici, 15 bambini sani come gruppo di controllo e 15 bambini con differenti malattie neuropsichiatriche non autistiche.

"Attraverso l'osservazione al microscopio elettronico a scansione - spiega Joussef Hayek, direttore Uoc Neuropsichiatria infantile - abbiamo scoperto che i globuli rossi dei bambini autistici hanno una forma ellissocita, somigliante cioè a una foglia di olivo, invece dell’aspetto normale di disco biconcavo. Inoltre una proteina estremamente importante per la forma di tutte le cellule, la beta-actina, risulta carente o quasi assente nelle membrane dei globuli rossi dei pazienti autistici, in parte in conseguenza a stress ossidativo".

"Questi risultati aprono nuovi orizzonti di speranza nella diagnosi precoce dell’autismo e nella comprensione dei meccanismi della malattia, dato che, fino a oggi, la diagnosi di autismo è stata basata solo sull’osservazione clinica, ossia su disturbo della comunicazione verbale e non verbale, difetto di relazione e difetto d’immaginazione e imitazione".

 

La ricerca, realizzata principalmente da professionisti dell’Aou senese e dell’Università degli Studi di Siena, ha coinvolto professionisti del settore come Lucia Ciccoli, Claudio De Felice, Eugenio Paccagnini, Silvia Leoncini, Alessandra Pecorelli, Cinzia Signorini, Giuseppe Belmonte, Roberto Guerranti, Alessio Cortelazzo, Mariangela Gentile, Gloria Zollo, Thierry Durand, Giuseppe Valacchi e Marcello Rossi.

 

 

 

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