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La nostra cultura oggi, è caratterizzata da un’alta percentuale di anziani, la  maggior parte dei quali sono smemorati, depressi, insufficienti, irresponsabili e incapaci, vale a dire ammalati!
Come sarebbe bello se in un prossimo futuro la vecchiaia corrispondesse per tutti all’acquisizione di saggezza e tutti i vecchi fossero pilastri della comunità e modelli da imitare!

Leggi tutto: Gli Anziani - Alimentazione

PUBBLICO QUESTO ARTICOLO poichè è opinione comune che l'attività fisica e il movimento  sono fondamentali per un benessere fisico e  mentale!

CERTO ma non è sufficiente, una dieta senza glutine  e con pochi zuccheri , per mia esperienza,  vale di più!!!!  Il digiuno può far bene ogni tanto ma l'importante è anche la qualità del cibo che si introduce!

 

 

Roma, 28 mag. (Adnkronos Salute) - Mangiare poco è il vero elisir di lunga vita, ancor prima dell'esercizio fisico. Lo sostiene uno studio della University of Alabama, a Birmingham, secondo il quale la fatica di stare a stecchetto alla lunga paga, regalando a chi non esagera a tavola qualche candelina in più da spegnere nel corso della vita. La ricerca, che ha guadagnato le pagine dell'American Journal of Physiology, mostra che nei topi tagliare il più possibile le calorie allunga la durata della vita. E non è escluso, sottolineano gli studiosi diretti da Derek Huffman, che lo stesso discorso possa valere anche per gli uomini. "Eravamo a conoscenza - spiega lo stesso Huffman - che essere magri piuttosto che obesi protegge da molte malattie. Tuttavia lo studio sui roditori mostra come siano le rinunce a tavola, più che l'attività fisica, a pagare maggiormente in termini di longevità". Due le possibili teorie - secondo i ricercatori - che finirebbero per remare contro l'attività fisica. Da un lato fare sport produrrebbe stress, finendo potenzialmente per danneggiare tessuti e Dna. Dall'altro la dieta provocherebbe dei cambiamenti fisiologici toccasana per l'organismo. Rigore a tavola e attività fisica nella vita, comunque, finiscono per incidere entrambi sui livelli di 8-idrossiguanosina (8-oxoG), un marcatore dei danni al Dna.

 

L'elisir di lunga vita? Per esperti Usa e' digiuno 'a singhiozzo'

Milano, 20 feb. (Adnkronos Salute) - Nessun ingrediente miracoloso per l'elisir di lunga vita. Tutt'altro. Per gli scienziati basterebbe il digiuno, a giorni alterni, a garantire un futuro da centenari. Sembra infatti che questo 'tira e molla' con la forchetta sia in grado di aumentare la potenza del cervello e, nello stesso tempo, aiuti a perdere peso. E' la teoria di un team di ricercatori statunitensi del National Institutes for Aging (Nia). Una conclusione alla quale sono giunti nutrendo un gruppo di animali con il minimo di calorie necessarie per mantenerli in vita. I risultati ottenuti hanno mostrato che questi hanno vissuto fino a due volte più a lungo. Una dieta simile è stata poi testata sull'uomo e sembra proteggere il sistema circolatorio, il cuore e il cervello dalle malattie dell'invecchiamento come l'Alzheimer.

Lo sciopero della forchetta, fatto 'a singhiozzo', "allunga la vita, protegge il cervello e il sistema cardiovascolare dalle patologie legate all'età", conferma Mark Mattson, responsabile del Laboratorio di neuroscienze del Nia e professore di neuroscienze alla John Hopkins University di Baltimora. "Abbiamo scoperto - spiega - che un regime di restrizione calorica, in particolare quando viene seguito a intermittenza, per esempio a giorni alterni, attiva meccanismi di risposta allo stress cellulare nei neuroni". La scoperta del team Usa si è guadagnata l'attenzione dei media internazionali. In una serie di esperimenti un gruppo di topi è stato alimentato a giorni alterni, a un altro gruppo è stato invece consentito di mangiare ogni giorno. Anche ai topi sottoposti a regime di restrizione calorica a giorni alterni, è stato dato accesso illimitato al cibo nel giorno in cui era consentito mangare. Giorno in cui il consumo di calorie era dunque simile per entrambi i gruppi.

I topi alimentati a singhiozzo, rileva Mattson, sono risultati più sensibili all'insulina e avevano bisogno di produrne meno. Alti livelli di questo ormone, che viene prodotto per controllare i livelli di zucchero dopo un pasto o uno spuntino, sono generalmente associati a una più bassa potenza del cervello. Gli scienziati hanno poi analizzato il cervello di entrambi i gruppi di roditori e sembra che la restrizione calorica abbia migliorato le funzioni delle sinapsi cerebrali, connessioni tra cellule del cervello che promuovono la creazione di nuove cellule e le rendono più resistenti allo stress.



Mangia meno e vivrai più a lungo e senza malattie

Non è lo slogan di un dietologo, ma il risultato di uno studio spagnolo condotto sui topi: tagliare l’apporto calorico del 40% allunga la vita di un quinto e diminuisce il rischio di sviluppare cancro del 40%. Con effetti benefici anche su osteoporosi, metabolismo del glucosio, mobilità.

26 GEN - I telomeri sono le porzioni terminali di un cromosoma, il cui ruolo è cruciale nella replicazione del Dna, tanto che il progressivo accorciamento di queste strutture è collegato all’invecchiamento cellulare. “Allungare” i telomeri potrebbe avere dunque delle ripercussioni buone sulla salute del genoma, ma come? Secondo uno studio condotto dal Centro di Ricerca Nazionale Spagnolo sul Cancro basterebbe ridurre leggermente l’apporto calorico della propria dieta, almeno nei topi. Da questo deriverebbe poi naturalmente una riduzione nel rischio di sviluppare cancro e altre malattie legate all’età. A parlarne uno studio pubblicato su PLoS One.

Per condurre lo studio, gli scienziati hanno infatti ridotto del 40% l’apporto calorico della dieta di alcuni topi giovani (3 mesi di età), e osservato cosa succedeva loro man mano che invecchiavano. “I topi che mangiavano di meno vedevano nel tempo i loro telomeri accorciarsi a una velocità più bassa di quella normale, cosicché da adulti queste strutture erano più lunghe rispetto a quelle dei topi che avevano mantenuto una dieta standard”, ha spiegato María Blasco, direttore del centro di ricerca spagnolo e co-autrice dello studio. “E contemporaneamente, i cromosomi di questi topi in vecchiaia presentavano minori anomalie e l’incidenza del cancro diminuiva del 40%”.
I roditori inoltre, oltre ad ammalarsi meno di cancro avevano anche minor rischio di sviluppare altre patologie legate all’età come l’osteoporosi, un migliore metabolismo del glucosio e maggiore coordinazione motoria. In più – ancor più importante – i topi risultavano vivere il 20% più a lungo. “Pensiamo che questo incremento sia dovuto proprio all’effetto protettivo contro il cancro causato dalla restrizione calorica, che insieme alla lunghezza maggiore dei telomeri permette ai topi di vivere di più e meglio”, ha commentato Blasco.

Per avere la conferma che tutto ciò sia vero anche per gli esseri umani bisogna però attendere i risultati di numerosi studi che sono già in corso. Considerando anche che ci sono altri fattori dello stile di vita umano che possono incidere sulla lunghezza della vita e sulla salute, come ad esempio fumare o non fare esercizio fisico.

Sì ai digiuni e niente cibo di notte

Mangiare di notte significa chiedere al metabolismo di lavorare controcorrente. I ricercatori della Vanderbilt University, negli Usa, hanno dimostrato che l'insulina varia a seconda che sia giorno o notte. Di notte l'insulina è meno attiva e quindi mangiare per vincere l'insonnia non fa che predisporre all'obesità, al diabete e a disturbi cardiaci. Svuotare il frigorifero quando in realtà il corpo è predisposto per dormire fa sì che parte delle calorie introdotte siano stivate, anziché consumate. «La dieta mediterranea, il cui pasto principale è a metà giornata, è la soluzione più salutare», sostiene Carl Johnson, il coordinatore della ricerca condotta su topolini.

Il medico Fabio Piccini ha scritto un libro, La dieta più antica del mondo, per esaltare il potere disintossicante delle brevi astinenze da cibo, esattamente come facevano i contadini cretesi, gli "inventori" della dieta mediterranea. «In ossequio ai precetti della religione ortodossa, non mangiavano in alcuni periodi applicando una sorta di digiuno intermittente - spiega Piccini - una volta individuata una giornata, è bene fare un'abbondante colazione e non mangiare più nulla fino alla mattina successiva. E' permesso solo il consumo di liquidi. Un metodo efficace per aiutare l'organismo a disintossicarsi, senza alcun rischio per la salute. Digiunare una volta alla settimana è più che sufficiente per ritrovare l'energia fisica e sessuale dei nostri antenati».




CELIACHIA O GLUTEN SENSITIVITY E ANORESSIA: UN’ASSOCIAZIONE CASUALE?

Link Between Celiac Disease and Anorexia Nervosa

 

Pelotti Danielai 1, Gianna Frattini 1
1 Ginecologa libero professionista
2 Ginecologa libero professionista

Scopo: uno studio recente ipotizza che all'origine della maggior parte dei casi dei disturbi alimentari anoressia e bulimia, ci siano fenomeni autoimmuni causati da una intolleranza al glutine, come avviene in alcune malattie neuropsichiatriche pediatriche (1,2).
La teoria è particolarmente innovativa perché, se la patogenesi è di tipo biologico immunitario, i disturbi non potrebbero essere curati soltanto con un semplice approccio di tipo psicologico e soprattutto non dovrebbero essere imputabili soltanto ad errati comportamenti volontari. Lo scopo del nostro lavoro é quello di segnalare la possibilità di una ulteriore e ancora non provata associazione, quella tra celiachia e anoressia nervosa.
Materiali e metodi: da queste iniziali osservazioni abbiamo considerato 15 pazienti anoressiche, tutte di sesso femminile, di età compresa tra 12 e 35 anni. Abbiamo compilato una cartella clinica che raccoglieva i dati anamnestici personali e familiari, le abitudini alimentari, gli esami ematochimici routinari. Abbiamo sottoposto le pazienti ad una dieta rigida proteica, con introduzione limitatissima di cereali aglutinati. Abbiamo sottoposto le pazienti a cicli di terapia antibiotica per correggere lo stato infiammatorio intestinale e sistemico che presentavano. Abbiamo eseguito controlli mensili del peso, del benessere psicofisico e monitorato ecograficamente gli organi pelvici, addominali e della tiroide.
Risultati: la dieta e la terapia antibiotica hanno determinato una rapida risoluzione dei sintomi, compresi i disturbi psichiatrici con progressivo incremento ponderale, risoluzione delle complicanze internistiche, per lo più attribuibili allo stato di grave malnutrizione: secchezza e fragilità della cute e degli annessi cutanei, alterazioni idro-elettrolitiche e della funzionalità epatica con ipertransaminasemia, ipoprotrombinemia, ipoproteinemia ed edemi declivi; anemia sideropenica, osteoporosi. Molti di questi elementi, sono comunemente osservabili in pazienti con malattia celiaca, rendendo pertanto non sempre facile la distinzione tra le due forme.
Conclusione: i dati sopra riferiti sono insufficienti a trarre conclusioni definitive e tuttavia propongono la possibilità di associazione tra disturbi psichiatrici, comportamentali, ginecologici e malattia celiaca. Lo studio dimostra che l’anoressia andrebbe considerata e trattata come una vera patologia organica non solo psicologica.

Bibliografia
1. Ricca V, Mannucci E, Calabrò A, et al.: Anorexia nervosa and celiac disease: two case reports. Int J Eat Disord 2000; 27: 119-122.
2. Whitney, K. D. & McNamara, J. O. (1999) Annu. Rev. Neurosci. 22, 175-195

 

Celiachia e disturbi del comportamento alimentare, studio conferma il legame

Celiachia e disturbi del comportamento alimentare, studio conferma il legame

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Secondo uno studio pubblicato su Pediatrics, esiste un'associazione tra anoressia nervosa e malattia celiaca, sia prima che dopo la diagnosi di quest'ultima. «L'associazione bidirezionale tra diagnosi di anoressia nervosa e malattia celiaca merita attenzione nella valutazione iniziale e nel follow-up di donne con queste patologie» afferma Karl Mårild, dell'Institute of Public Health a Oslo, Norvegia, e della University of Colorado, negli Stati Uniti. «Ciò è importante perché la presentazione di una di queste patologie può mimare l'altra e la diagnosi errata di una malattia provoca probabilmente morbilità prolungata e inutile». 

I ricercatori hanno avuto accesso alle cartelle di reparti di patologia in Svezia per valutare 17.959 casi di malattia celiaca verificati con biopsia dell'intestino nelle donne dal 1969 al 2008 e 89.379 controlli accoppiati per sesso ed età e basati sulla popolazione. I risultati hanno mostrato un'associazione positiva tra anoressia nervosa e malattia celiaca, anche dopo aggiustamento per il livello di istruzione, le caratteristiche socioeconomiche e la presenza di diabete. Le donne che hanno presentato una positività ai marker sierologici di malattia celiaca ma non atrofia dei villi hanno avuto una probabilità ancora superiore di avere una diagnosi di anoressia nervosa prima o dopo la diagnosi di malattia celiaca. L'associazione tra le due condizioni, ipotizzano i ricercatori, potrebbe essere dovuta a una sbagliata diagnosi precedente in cui la malattia celiaca è stata scambiata per anoressia o viceversa, o a una particolare attenzione al paziente in seguito alla diagnosi di celiachia, o ancora a una suscettibilità genetica condivisa tra le due patologie. 

I legami tra le due patologie sono comunque complessi, e gli autori sottolineano che il fatto di non aver considerato pazienti di sesso maschile nel loro studio costituisca una forte limitazione che porta alla cautela nell'interpretazione dei risultati. In un editoriale di accompagnamento, Neville Golden, della Stanford University School of Medicine, negli Stati Uniti, amplia l'interpretazione dello studio ponendo l'accento sulla popolarità delle diete senza glutine, adottate anche da giovani donne senza celiachia, e affermano: «L'interazione tra le diete senza glutine e i disturbi del comportamento alimentare è un problema ancora più grande. Questo importante studio affronta solo la punta di un iceberg». 

Pediatrics 2017. doi: 10.1542/peds.2016-4367 http://pediatrics.aappublications.org/content/early/2017/03/30/peds.2016-4367

Pediatrics 2017. doi: 10.1542/peds.2017-0545 http://pediatrics.aappublications.org/content/early/2017/03/30/peds.2017-0545

 

Pelotti Daniela
Libero professionista ginecologo

OGGETTO
La qualità della vita per alcune donne in menopausa è condizionata dalla comparsa di una variegata sintomatologia che può comprendere sintomi tipici vasomotori (vampate di calore, sudorazioni, palpitazioni) o sintomi neurovegetativi (ansia, irritabilità, astenia, depressione) e sintomi atipici, ma frequentemente presenti in questo periodo come le artralgie, i disturbi del sonno e le oscillazioni dell'umore e le complicanze legate alla distrofia urogenitale. Frequenza, severità, insorgenza e durata dei sintomi variano considerevolmente fra i diversi individui e i differenti gruppi etnici, protraendosi a volte anche a lungo nel periodo postmenopausale.
 
Leggi tutto: "VAMPATE SUDORAZIONI PALPITAZIONI " ESPRIMOMO RISCHIO DI PATOLOGIA CARDIOVASCOLARE IN MENOPAUSA

OGGETTO

La fibromatosi uterina è caratterizzata dalla crescita di leiomiomi, tumori benigni della muscolatura liscia dell’utero. E’ una patologia della donna molto frequente che porta spesso all’isterectomia. Può essere asintomatica o associata ad effetti di compressione a strutture adiacenti l’utero, a perdite ematiche vaginali atipiche, a metrorragie e menorragie, ad anemia ed infertilità1,2. Non si conosce l’eziopatogenesi precisa dei leiomiomi, tuttavia sembra evidente che essi si sviluppano da cloni di cellule con anomalie cromosomiche 3,4 e che la loro crescita è mediata dagli ormoni steroidei dell’ovaio 5 . Sembra che una esposizione a stati di iperestrogenismo causi lo sviluppo di leiomiomi in animali da esperimento6.
Attualmente gli agonisti del GnRH sono largamente usati nel trattamento della fibromatosi uterina. Essi inducono uno stato ipoestrogenico che porta ad una riduzione del 50% delle dimensioni dei miomi, ma gli effetti collaterali con sintomi simili alla menopausa che essi determinano, ne limitano l’uso a terapie della durata di tre, sei mesi 7.
Gli agonisti del GnRH sono usati in genere prima dell’isterectomia per ridurre le dimensioni dei miomi e per correggere eventuali stati anemici associati.
Il mio studio ha preso origine dalla constatazione che le pazienti con problemi di fibromatosi uterina presentavano caratteristiche comuni riconducibili alla presenza di segni clinici ed ecografici di colite. Uno stato infiammatorio cronico intestinale causato da una colite da intolleranza alimentare, può essere all’origine di una infiammazione ovarica e quindi di una disfunzione ormonale con iperestrogenismo assoluto o relativo. Tale situazione potrebbe determinare, in uteri geneticamente predisposti, la comparsa e lo sviluppo di leiomiomi. Lo scopo di questo studio è di verificare se la correzione di questo stato infiammatorio comporta miglioramento dei segni clinici soggettivi tipici della fibromatosi uterina e riscontri ecografici di inibizione della crescita dei leiomiomi.

Leggi tutto: FIBROMATOSI UTERINA E STATO INFIAMMATORIO CRONICO INTESTINALE.

 

 

 

 

 

Il ruolo del medico di famiglia nel sensibilizzare alla vaccinazione anti HPV e agli screening
La recente disponibilità di un vaccino anti papillomavirus (HPV), efficace per la profilassi della displasia e carcinoma della cervice uterina e dei condilomi genitali responsabilizza direttamente i medici di famiglia nel sensibilizzare alla vaccinazione le donne che ne possono beneficiare (Am Family Physician 2007, 75, 9).
L’età ottimale per effettuare il vaccino ricombinante tetravalente anti-HPV (tipi 6,11,16 e 18) è stabilita a 11-12 anni d’età, ma il vaccino è raccomandato anche dai 13 anni fino ai 26 anni d’età in rapporto all’immunogenicità e all’inizio dell’attività sessuale (Drugs 2006, 66\9: 1263-1271).

Leggi tutto: La prevenzione delle lesioni anogenitali da papillomavirus

Numerose malattie, interessanti non soltanto il tratto gastroenterico ma anche altri organi ed apparati, sono state descritte in associazione con la celiachia. (1,2) Tuttavia, considerata l'elevata frequenza di quest'ultima nelle sue varie espressioni cliniche (celiachia classica, atipica, silente, latente o potenziale) e la natura spesso aneddotica delle segnalazioni in questione, risulta spesso difficile stabilire se si tratti di associazioni vere, interpretabili sulla base di un preciso rapporto causa-effetto (ad esempio anemia da carenza di ferro) o di un comune meccanismo patogenetico (ad esempio malattie autoimmuni organo-specifiche o sistemiche), o puramente casuali.
Leggi tutto: Malattia celiaca e anoressia nervosa