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Antibiotic and low sugar DIET TREATMENT for depression

OBJECTIVE: any person affected by a systemic yeast infection, often misdiagnosed, will undoubtedly have a variety of symptoms that are like to symptom of depression.

Depression is indicative of chronic inflammatory state. Sugar can suppress immune system and impair the defences against infectious diseases: this state of chronic inflammation causes fatigue, lack of motivation and both physical and mental weakness, low self-esteem and depression. If the inflammatory diseases have an infectious cause such as nonbacterial and other bacterial forms and sugar or to eat sweet could increases bacteria reproduction, antibiotic and low carbohydrate diet can be the best therapy for depressions. The use of low dose antibiotics, attacks the disease process at its source, namely the infectious agent. In contrast to the treatment of ordinary, acute bacterial infections with faster growing bacteria, the bacterial forms which trigger the chronic infectious disease processes are much slower growing organisms; thus, the antibiotic protocols prescribed for treating the depressive chronic diseases are based on the use of long-term, low-dose antibiotics.

MATERIAL AND METHODS: in a double-blind placebo-controlled trial carried out from 2004 to 2010, 300 patients with established depression symptoms were assigned treatment with long-term low-dose antibiotics associated with low carbohydrate diet and 300 patients received placebo.

RESULTS: 230 of the 300 antibiotic-treated patients had complete resolution of depressive symptoms soon after the initial therapy and have remained well during a mean follow-up period of 12 months. In contrast, all 300 patients given placebo continued to have depression symptoms. 70 patients treated with intravenous penicillin G, 1,200 million weekly for 6 months had complete resolution of depressive symptoms and have remained well since.

CONCLUSIONS: We conclude that established depression disease can often be treated successfully with antibiotic therapy or parenteral penicillin and low carbohydrate-diet, however, neither of the regimens that we tested is uniformly effective, and further experience will be needed to determine the optimal course of therapy.

 

Per uomini infertili piu' rischi invecchiamento precoce e malanni

Roma, 1 mar. (Adnkronos Salute) - Infertilità maschile fattore di rischio per invecchiamento precoce e salute cagionevole. Gli uomini che non riescono ad avere figli in modo naturale sono una categoria esposta ad alterazioni endocrino-metaboliche molto importanti. Se ne parla al XXVIII Convegno di Medicina della Riproduzione, organizzato in due sessioni in questi giorni ad Abano Terme (Padova). Escludendo le cause genetiche di infertilità che hanno un percorso chiaro con una serie di complicanze correlate, nel 60% degli infertili esiste un'alterazione della componente endocrina del testicolo che spesso non viene considerata.

Oggi, spiegano gli esperti, sappiamo che questa alterazione endocrina è fattore di rischio evidente di molte patologie: si tratta di persone più frequentemente diabetiche, che presentano osteoporosi anche in giovane età, con sindrome metabolica e un'aspettativa di vita per malattie cardiovascolari ridotta rispetto ai soggetti normali. "Dalla nostra esperienza emerge che il soggetto infertile deve essere valutato dal punto di vista endocrino-internistico, non soltanto seminale, in presenza di segni di alterazione endocrina del testicolo - spiega l'endocrinologo e andrologo Carlo Foresta - Anche se al momento della diagnosi d'infertilità queste alterazioni non danno evidenti segnali clinici, tali soggetti vanno intercettati subito e incanalati in un percorso di follow-up per evitare le conseguenze che portano a senilità precoce e a un'aspettativa di vita rido


Troppo cibo spazzatura legato a ridotto numero spermatozoi

Roma, 14 mar. (Adnkronos Salute) - Fertilità maschile insidiata dalla passione per il cibo spazzatura. Una dieta molto ricca di grassi saturi è stata collegata a un ridotto numero di spermatozoi. Almeno secondo un piccolo studio su 99 uomini che si erano rivolti a una clinica per la fertilità negli Usa. La ricerca ha scoperto che quelli che mangiavano regolamente cibo spazzatura avevano una qualità spermatica peggiore. Ma sarebbe vero anche il contrario: un elevato consumo di acidi grassi Omega 3, presenti in pesce e olii vegetali, è associato a una più alta concentrazione di spermatozoi.

Risultati interessanti, anche se sono necessari ulteriori studi per confermare i risultati, sottolineano i ricercatori americani su 'Human Reproduction'. Il team, guidato da Jill Attaman dell'Harvard Medical School di Boston, ha interrogato gli uomini sulle abitudini alimentati, analizzandone campioni di sperma nel corso di quattro anni. Confrontati con quelli che mangiano meno cibi grassi, gli uomini che ne ingurgitano di più avevano un numero di spermatozoi più basso del 43% e una concentrazione spermatica inferiore del 38% (si tratta del numero di spermatozoi per unità di volume di seme).

Inoltre i soggetti che portano in tavola più alimenti ricchi di Omega 3 erano caratterizzati da spermatozoi con una struttura più normale rispetto agli altri. "L'entità dell'associazione" che abbiamo scoperto è "abbastanza notevole e fornisce un ulteriore sostegno agli sforzi per limitare il consumo di grassi saturi", spiega Attaman. Tuttavia il 71% dei partecipanti erano in sovrappeso oppure obesi, cosa che - evidenziano i ricercatori - potrebbe avere un impatto sulla qualità del seme. Inoltre, nessuno degli uomini aveva una conta spermatica o concentrazioni al di sotto dei "normali" livelli definiti dall'Organizzazione mondiale della sanità (rispettivamente almeno 39 milioni e 15 milioni per millilitro).




In Italia 15% coppie che vuole bebe' e' sterile, aumentano infezioni sessuali

Roma, 11 giu. (Adnkronos Salute) - Vorrebbero un figlio ma scoprono di essere sterili. E' il 15% delle coppie italiane che cerca di avere un bambino. Un dato in preoccupante relazione con i numeri che negli ultimi hanno fatto registrare un incremento delle affezioni acute e croniche della sfera riproduttiva degli italiani. Inoltre l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) lancia l'allarme sulle infezioni dell'apparato riproduttivo fra i ragazzi: su 350 milioni di nuovi casi all'anno, 111 milioni sono giovani con meno di 25 anni di età.

Con l'obiettivo di prevenire e informare i ragazzi italiani da oggi al 17 settembre partono una serie di incontri educativo-informativi dedicati al tema della fertilità che si svolgeranno all'auditorium della I Clinica medica dell'università Sapienza di Roma. L'iniziativa 'Accademia della fertilità' nasce dalla collaborazione tra il ministero della Salute e l'università Sapienza di Roma, ed è finalizzata all'educazione alla salute riproduttiva della popolazione giovanile.

"La salute riproduttiva - afferma Andrea Lenzi, coordinatore del progetto e direttore della sezione di fisiopatologia medica ed endocrinologia dell'università Sapienza di Roma - viene spesso trascurata e presa in considerazione solo quando i problemi diventano eclatanti. Invece - prosegue - le cause e i fattori di rischio sui quali si può intervenire sono molti, così come la disponibilità di nuove terapie che consentono il raggiungimento di risultati una volta impensabili". Il 18 giugno è inoltre prevista la distribuzione di questionari conoscitivi sulle abitudini e lo stile di vita della popolazione studentesca del bacino dell'università Sapienza, dedicati al tema della prevenzione delle patologie della sfera riproduttiva.

"Tra le donne - avvertono gli esperti - si registra un incremento delle alterazioni tubariche, delle malattie infiammatorie pelviche, dei fibromi uterini, dell'endometriosi e dei disturbi dell'ovulazione ed ormonali. Mentre tra gli uomini aumentano le condizioni che alterano la produzione ormonale, riducono il testosterone e modificano la struttura e la funzione del testicolo. Tra cui - precisano - il varicocele, il criptorchidismo, le malformazioni genitali, le infiammazioni dei testicoli e degli epididimi e le patologie prostatiche".

Il progetto 'Accademia della Fertilità' si articola in 6 incontri. Oggi ci sarà un focus sull'anatomia e fisiopatologia della riproduzione maschile e femminile. Il 18 giugno verrà affrontata la prevenzione dell'infertilità maschile e femminile, i nuovi fattori di rischio di infertilità delle malattie a trasmissione sessuale. Infine del rapporto tra sport e fertilità. Il 2 luglio verranno affrontati: la diagnostica clinica e strumentale dell'infertilità in andrologia e ginecologia. La fertilità e la sessualità. Il 9 luglio si parlerà di strategie terapeutiche dell'infertilità, della terapia medica e chirurgica dell'infertilità maschile e femminile, della crioconservazione e della preservazione della fertilità femminile e maschile.

Dopo le vacanze estive gli incontri proseguiranno il 10 settembre con la procreazione medicalmente assistita(Pma), i trattamenti e le tecniche ed i suoi aspetti etici e legislativi. Infine il 17 settembre ci sarà una discussione dei casi clinici interattivi e la presentazione delle linee guida e degli algoritmi diagnostico-terapeutici.

 

 PERCHE' I MEDICI NON SANNO?

Un articolo appena pubblicato sostiene che chi soffre di insonnia rischia ictus e infarto in pratica rischia patologie cardiovascolari.
Il problema è :  chi non riesce a dormire e soffre di insonnia ha una infiammazione batterica nel sangue e non riesce a dormire poichè i batteri causano uno stato di ansia e di iperattività delle cellule nervose, come succede ai bambini che hanno la febbre ed hanno un sonno agitato irreqiueto, appunto perchè non stanno bene.
La causa  dell'insonnia quindi va eliminata riducendo i cibi ad alto indice glicemico che alimentano batteri e infiammazione e prendendo un antibiotico tipo amoxicillina o  eritrocina (anzichè un sonnifero) fino a che  non si riesce a dormire bene, il che indica che  non si ha più l'infiammazione batterica nel sangue!
Sono i batteri che ci portiamo dentro, infatti, la causa dell'ictus e delle patologie cardiovascolari!
 
 
ARTICOLO PUBBLICATO
 
Dormire meno di 6 ore a notte quadruplica rischi ictus, studio

Milano, 11 giu. (Adnkronos Salute) - Dormire poco e male, alla lunga, rovina la salute. Ma all'elenco dei guai causati da un brutto rapporto con Morfeo si aggiunge ora anche l'ictus: il rischio di un 'infarto cerebrale' aumenta di 4 volte nelle persone che dormono meno di 6 ore per notte, rispetto a chi ne dorme 7-8. Il monito arriva dall'équipe di Megan Ruiter, dell'università dell'Alabama di Birmingham, in uno studio presentato oggi a Boston durante il 26° meeting delle società associate di esperti del sonno (Associated Professional Sleep Societies).

Si tratta della prima ricerca che collega la privazione di sonno con un'aumentata probabilità di ictus, spiegano gli autori. E in particolare, questo è il primo studio che mette in evidenza un maggior pericolo cardiovascolare nelle persone che non dormono abbastanza ma che non hanno altri fattore di rischio, come ad esempio obesità e sovrappeso o apnee ostruttive nel sonno. Lo studio, durato 3 anni, ha coinvolto oltre 5.600 persone con indice di massa corporea normale e senza precedenti episodi di ictus, chiamate a riferire ogni 6 mesi la durata del proprio sonno ed eventuali sintomi di ictus.

"La gente ha imparato quanto siano importanti dieta ed esercizio fisico nella prevenzione dell'ictus - osserva Ruiter - Invece, è ancora scarsa la consapevolezza dell'impatto che può avere sulla salute il fatto di dormire un numero di ore insufficiente. Il sonno è fondamentale - ricorda l'esperta - perché se non riposiamo una quantità di tempo sufficiente l'organismo si stressa". Benché la 'notte perfetta' secondo gli specialisti debba durare dalle 7 alle 9 ore, un recente studio promosso dal governo Usa ha rilevato che il 30% non arriva alle 6 ore di sonno a notte. E secondo la National Sleep Foundation, la quota di fortunati che riesce a riposare 8 ore o più è crollata di 10 punti percentuali dal 2001 a oggi: dal 38% al 28%.

 

L'insonnia fa male al cuore, +45% rischio malattia o morte

Monaco, 28 ago. (dall'inviata dell'Adnkronos Salute Paola Olgiati) - Notti in bianco nemiche del cuore. Avere problemi di sonno, come capita secondo le stime a oltre il 30% degli adulti e a metà degli over 65, fa crescere del 45% il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare o di morirne. Un aumento netto, che inserisce a buon diritto l'insonnia nella lista dei 'sorvegliati speciali' insieme a fattori più noti come il fumo, la dieta scorretta, la vita sedentaria. Questa la conclusione di una ricerca italiana presentata oggi al Congresso 2012 della Società europea di cardiologia (Esc), che si chiude domani a Monaco di Baviera.

Il team di Francesco Sofi dell'università di Firenze ha selezionato dalla letteratura scientifica i principali lavori che, fino al dicembre 2011, hanno indagato sul legame tra sonno e salute del cuore. Sono stati così analizzati 16 studi prospettici, per un totale di 122.501 persone seguite per un intervallo di tempo che andava da 3 a 20 anni. Durante questo periodo sono stati registrati 6.332 eventi cardiovascolari. E i calcoli di Sofi e colleghi hanno dimostrato che chi soffriva di insonnia (intesa come difficoltà a prendere sonno o a mantenerlo, come agitazione o altri disturbi notturni) aveva un rischio del 45% superiore di ammalarsi di cuore o di morire per cause cardiovascolari, rispetto a chi aveva un buon rapporto con Morfeo.

"Lo studio - commenta Sofi - suggerisce che chi ha un sonno cattivo presenta un rischio più alto di malattia cardiovascolare. Si tratta di un'informazione importante per i medici, che dovrebbero considerare una routine informarsi sulla qualità del sonno dei loro pazienti"

 

 

SONNO DISTURBATO E PERICOLO DI ALZHEIMER

 

Nei topi la formazione di placche di proteine beta-amiloidi che sono ritenute causa dei sintomi ha come prima conseguenza un sonno notturno ridotto. Se questo venisse confermato anche negli esseri umani, dei ritmi di sonno-veglia alterati potrebbero essere usati come indicatore precoce dell’insorgenza della malattia.

09 SET - Problemi nel dormire potrebbero essere uno dei sintomi precoci dell’Alzheimer. A dirlo una ricerca pubblicata su Science Translational Medicine: lostudio, condotto dalla Washington University, dimostrerebbe come nei topi le placche di proteine nel cervello, che sono ritenute una componente cruciale della patologia, comportino disturbi nel sonno.

Il rilevamento dei segni precoci dell’Alzheimer è fondamentale per il trattamento della patologia, visto che i problemi di memoria e di disorientamento si fanno evidenti solo negli stadi più avanzati della malattia: a quel punto, molti neuroni sono già stati distrutti e il trattamento diventa molto complicato, se non impossibile. Ecco perché gli scienziati sono sempre alla ricerca di segni tangibili e precoci della malattia.

Un’ampia area di ricerca è chiaramente quella che riguarda le placche di proteine beta-amiloidi, che sono ritenute causa dei sintomi: i livelli di queste molecole nell’organismo si alzano e si abbassano naturalmente nel corso della giornata, ma nel morbo di Alzheimer queste si accumulano dando vita alle formazioni.
Gli scienziati dell’ateneo statunitense hanno osservato che se il sonno notturno normale dei topi dura circa 40 minuti l’ora, appena cominciavano a formarsi placche di proteine beta-amiloidi nel loro cervello, questo tempo si riduceva a mezz’ora. “Se i disturbi del sonno cominciano in stadi così primordiali della malattia, potrebbero diventare un segno tangibile piuttosto semplice da rilevare”, ha commentato David Holtzmann, uno degli autori dello studio.
Un pensiero condiviso da Alzheimer Research UK, associazione di beneficienza britannica che si occupa proprio della patologia. “Se la ricerca conferma che cambiamenti nel ritmo del sonno possano essere un marker precoce per la malattia, questo potrebbe sicuramente essere una conoscenza utile per i medici, per riconoscere i pazienti a rischio”, ha commentato Marie Janson, dall’associazione.

“Chiaramente per ora non sappiamo come questi problemi possano presentarsi nell’uomo invece che su modello murino, potrebbero consistere in un sonno ridotto, o magari in difficoltà a stare svegli, o altro ancora”, ha aggiunto Holzmann. E in più ciò che è vero per i roditori potrebbe non esserlo per gli esseri umani.
Ma sia gli scienziati che gli esponenti di Alzheimer Research Uk sono ottimisti. “Ci sono stati già studi precedenti che provavano che cambiamenti negli schemi di sonno-veglia possano essere collegati a un declino cognitivo – ha concluso Janson – il che lascia pensare che sia verosimile che possano essere anche un allarme per l’Alzheimer”.

Pane e zucchero fanno venire l’ictus?

Una ricerca italiana dell’Istituto Nazionale dei Tumori ha trovato un’associazione piuttosto forte tra l’alto consumo di carboidrati con alto carico glicemico, come pane bianco, pizza e riso e il rischio di ictus: chi ha una dieta molto ricca di questi alimenti avrebbe il 68% di possibilità in più di essere colpito dall’evento vascolare.

31 MAG - La campagna mediatica “contro lo zucchero” da oggi potrebbe non avvalersi solo dell’argomentazione dell’aumento del rischio di obesità e di malattie metaboliche: una ricerca dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha infatti dimostrato che l’alto consumo di questa sostanza – così come tutti i carboidrati con alto carico glicemico, come pane bianco, pizza e riso – aumenta il rischio di ictus di addirittura il 68%. Lo studio che lo dimostra, apparso sulle pagine di PLoS One, si chiama EPICOR ed è satellite del grande studio oncologico EPIC (European Investigation into Cancer and Nutrition) svolto in Italia su oltre 47000 volontari a cui l’istituto partecipa insieme ad altri 22 centri in 10 paesi Europei. Il lavoro ha analizzato proprio l’associazione tra dieta e incidenza delle malattie cardiovascolari in Italia.

L’indice glicemico di un alimento misura la velocità con cui il cibo fa aumentare i livelli di glucosio nel sangue. La “risposta glicemica” a ciascun pasto però è influenzata non solo dall’indice glicemico dei singoli alimenti ma anche, in misura determinante,  dal “carico glicemico” cioè dalla quantità di carboidrati in esso contenuto. Cibi ad alto contenuto di carboidrati ad alto indice glicemico sono, ad esempio, il pane, lo zucchero, la pizza, ma anche il riso; al contrario, hanno un alto contenuto di carboidrati a basso indice glicemico gli alimenti integrali, la pasta, i legumi e la frutta. Questi ultimi sono digeriti lentamente e quindi determinano un limitato picco della glicemia e una bassa risposta insulinica. Al contrario, il consumo di alimenti ad alto indice glicemico aumenta rapidamente la glicemia e la risposta insulinemica. 

Lo studio ha permesso di osservare che chi consuma in grande quantità carboidrati ad alto indice glicemico, come pane bianco, zucchero, miele, marmellata, pizza e riso ha un rischio più elevato dell’87% di essere colpito da ictus. L’associazione tra il consumo di carboidrati ad alto indice glicemico e rischio di ictus scoperta da questo studio supporta l’ipotesi che un’elevata glicemia post-pranzo possa essere il meccanismo sottostante all’aumentato del rischio di ictus. È stato proprio nello studio EPIC che lo stesso gruppo di ricercatori aveva messo in evidenza come una dieta ad alto carico glicemico fosse associata ad un maggior rischio di tumore alla mammella. EPICOR  fa parte dei grandi studi epidemiologici condotti dall’Istituto Nazionale dei Tumori che hanno permesso di ottenere risultati non solo in campo oncologico ma anche nell’ambito di malattie non oncologiche quali quelle cardiovascolari. “Con questo lavoro l’indice glicemico degli alimenti si conferma un fattore importante nella definizione di una dieta sana”, ha spiegato Sabina Sieri, biologa e nutrizionista dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Conoscere l’indice glicemico di un alimento e privilegiare il consumo di cibi a basso carico glicemico diventa quindi sempre più rilevante per la prevenzione delle malattie cronico-degenerative”.

La ricerca ha coinvolto uomini e donne residenti in Italia (i centri di reclutamento sono stati Varese, Torino, Firenze, Napoli e Ragusa). Tra il 1992 e il 1996 si sono raccolte informazioni sulla dieta, lo stile di vita e lo stato di salute di questi volontari. Queste persone sono poi state seguite nel tempo raccogliendo informazioni sul loro stato di salute (ad esempio tramite i registri di patologie o le schede di dimissione ospedaliere). Per la ricerca sul rapporto tra indice glicemico e ictus, dal 1996 al 2008 sono stati osservati 355 casi di eventi cerebrovascolari ed è dallo studio della dieta che queste persone consumavano prima di ammalarsi che si è scoperto come l’indice glicemico degli alimenti è un importante fattore di rischio per l’ictus.

 

 

QUESTO ARTICOLO CONFERMA CHE CHI SOFFRE DI INSONNIA HA INFEZIONI BATTERICHE NEL SANGUE POICHE' I DOLORI SONO CAUSATI DA STATI INFIAMMATORI BATTERICI!

 

Il dolore diffuso è più frequente tra gli insonni? CERTO POICHE' L'INSONNIA INDICA PRESENZA DI INFEZIONE BATTERICA NEL SANGUE E QUINDI DOLORI DIFFUSI?

 

 

Il sonno non ristoratore è il più importante fattore predittivo indipendente per la comparsa di dolore diffuso tra gli adulti di età superiore ai 50 anni. Queste le conclusioni di uno studio pubblicato su Arthritis & Rheumatology e coordinato da John McBeth, epidemiologo all’Arthritis Research Uk Primary Care Centre della Keele University nello Staffordshire, Regno Unito. «Dopo i 65 anni una persona su quattro consulta il proprio medico di famiglia per dolori muscoloscheletrici. La localizzazione sito-specifica, riferita a in prevalenza a ginocchia, schiena e spalle e causata spesso dalla presenza di osteoartrosi, è frequente nei più giovani, mentre in età più avanzata sono spesso riferiti dolori diffusi che il paziente fatica a localizzare con precisione» spiega il ricercatore britannico, sottolineando lo stretto legame tra questi dolori, disabilità e progressivo deficit cognitivo nelle persone anziane. Anche i fattori psicologici sono importanti: ansia e depressione non solo aumentano il rischio di dolori diffusi, ma se è già presente ne aggravano i sintomi. Infine, nella genesi del dolore diffuso tra gli anziani lo stile di vita gioca un ruolo fondamentale: obesità, scarso riposo notturno, fumo e alcol sono i maggiori responsabili. «Viceversa, tra gli adulti di mezza età i fattori predittivi del dolore muscoloscheletrico diffuso sono stati finora poco studiati» riprende l’epidemiologo, che assieme ai colleghi ha valutato in modo prospettico l’importanza relativa di fattori socioeconomici, psicologici, connessi alla qualità della vita e di comorbilità come l’artrosi nella comparsa di dolore diffuso in 4.326 adulti di età superiore ai 50, di cui 1.562 inizialmente liberi dal dolore e 2.764 con algie riferite. E i risultati parlano chiaro: l’ansia, lo stato di salute, il deficit cognitivo e il sonno disturbato sono i maggiori fattori di rischio, con quest’ultimo in cima alla lista. Conclude McBeth: «Urgono interventi combinati per trattare non solo il dolore sito-specifico, ma anche quello diffuso, specie nella seconda parte della vita».

Arthritis & Rheumatology; Published Online: February 13, 2014

 

Poco sonno nuoce al metabolismo ? QUESTO ARTICOLO VA INTERPRETATO AL CONTRARIO CHI HA DIABETE E RISCHIO DI PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI HA INFEZIONI BATTERICHE NEL SANGUE E QUINDI HA INSONNIA; ELIMINARE TUTTI I CARBOIDRATI CON DIETA PALEO E/O EVENTUALMENTE CURARE L'INFEZIONE BATTERICA CON ANTIBIOTICI  E CORREGGERE LO STATO DI DIABETE AIUTA A DORMIRE BENE!

MALATTIE GENETICHE CONGENITE, METABOLISMO ENERGETICO, MALATTIE DEL METABOLISMO, FENOMENI BIOCHIMICI, METABOLISMO E NUTRIZIONE, METABOLISMO, PROVE DI FUNZIONALITÀ TIROIDEA, METABOLISMO BASALE, ERRORI CONGENITI DEL METABOLISMO

Dato che un sonno insufficiente o disturbato complica spesso malattie metaboliche come il diabete di tipo 2 e l’obesità, migliorare la qualità del riposo notturno dovrebbe essere un obiettivo per prevenire e forse anche curare, tali disturbi. Questo, almeno, è il parere degli autori di un articolo di revisione dal titolo pubblicato sulla rivista The Lancet Diabetes Endocrinology. «La salute metabolica è, oltre alla predisposizione genetica, largamente dipendente da fattori comportamentali come le abitudini alimentari e l'attività fisica» esordisce Sebastian Schmid, ricercatore al Dipartimento di medicina interna dell’Università di Lubecca in Germania, e coautore dello studio. Negli ultimi anni, la perdita di sonno che caratterizza lo stile di vita sulle 24 ore delle moderne società si è sempre più dimostrata un fattore comportamentale in grado di nuocere alla salute metabolica. In particolare, un riposo breve, irregolare o di scarsa qualità si associa spesso a obesità o alterazioni del controllo glicemico. «Per spiegare l’associazione, gli studi sull’argomento ipotizzano diversi meccanismi» riprende il ricercatore, citando in particolare il coinvolgimento delle vie neuroendocrine che controllano l’omeostasi energetica e l’assunzione di cibo, oppure la regolazione periferica della funzione degli adipociti, anch’essa sensibile alla carenza di sonno. Per chiarire l’argomento Schmid e colleghi hanno passato in rivista gli studi sul nesso di causalità tra perdita di sonno e disturbi del metabolismo, ponendo l’accento sui potenziali meccanismi fisiopatologici alla base del legame tra le due condizioni, che potrebbero delineare nuove strategie per la prevenzione e il trattamento delle malattie metaboliche. «Una prova dello stretto rapporto tra sonno di breve durata e obesità viene da una metanalisi su 17 studi e 600 000 adulti: i risultati mostrano un aumentato rischio di obesità in chi dorme meno di 5 ore al giorno» riprende il ricercatore, ricordando che risultati analoghi arrivano da studi sui bambini, da cui emerger il legame tra sonno breve, sotto le 10 ore al giorno, e obesità infantile. Ancora più forte è l’associazione tra durata del sonno e diabete di tipo 2, come dimostrano i risultati del primo studio National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES I) cui hanno preso parte 9000 americani seguiti per circa 10 anni: anche in questo caso una durata del sonno inferiore a 5 ore per notte aumenta il rischi di diabete del 57 per cento, anche dopo aggiustamento per covariate come attività fisica, depressione, consumo di alcol, etnia, istruzione, stato civile ed età. «In sintesi, dagli studi osservazionali emerge un forte legame tra perdita di sonno e caratteristiche metaboliche negative, con un'associazione causa-effetto sostenuta da un numero crescente di meccanismi fisiopatologici diversi» dice Schmid. E conclude: «Gli studi in corso e quelli futuri diranno se gli interventi per migliorare la durata e la qualità del sonno portanno prevenire o addirittura curare di disturbi metabolici. Nel frattempo i medici possono raccomandare ai loro pazienti un sonno di durata sufficiente nel giusto momento della giornata».

 

The Lancet Diabetes & Endocrinology, Early Online Publication, 25 March 2014

 

 

Study shows metabolic, cardiovascular consequences of untreated sleep apnea

 

Sleep apnea, left untreated for even a few days, can increase blood sugar and fat levels, stress hormones and blood pressure, according to a new study of sleeping subjects. A report of the study's findings, published in the August issue of The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, adds further support for the consistent use of continuous positive airway pressure (CPAP), a machine that increases air pressure in the throat to keep the airway open during sleep.

"This is one of the first studies to show real-time effects of sleep apnea on metabolism during the night," says Jonathan Jun, M.D., assistant professor of medicine at the Johns Hopkins University School of Medicine and the paper's senior author.

Obstructive sleep apnea (OSA) affects 20 - 30 percent of adults, according to studies published in the American Journal of Epidemiology and Lancet Respiratory Medicine. It occurs when the upper airway closes off during sleep, temporarily interrupting breathing. While it is known that OSA is associated with risks for diabetes and heart disease, there has been no consensus on whether OSA is a cause of these disorders or just a marker of obesity, which predisposes one to diabetes and heart disease.

Previous metabolic studies in patients with OSA, the Johns Hopkins researchers say, usually collected data while participants were awake, thus obtaining only a snapshot of OSA's aftermath, not the actual sleep period when OSA occurs.

To better understand how OSA affects metabolism, researchers measured free fatty acids in the blood, glucose, insulin, and cortisol (a stress hormone) while participants slept in a sleep laboratory at the Johns Hopkins Bayview Medical Center. Participants' brain waves, blood oxygen levels, heart rates and breathing, along with eye and leg movements, were also recorded each night of the study.

In total, Jun and colleagues drew blood samples from 31 patients with moderate to severe OSA and a history of regular CPAP use for two nights. The researchers drew samples every 20 minutes starting at 9 p.m. and until 6:40 a.m. Every participant spent one night at the lab with CPAP or after CPAP had been stopped for two nights, in random order, separated by one to four weeks.

The average age of all participants was 50.8 years old and the average body mass index indicated obesity, a common characteristic of those with sleep apnea.

Two-thirds of the study group was male and a quarter had a history of non-insulin dependent diabetes. Some 22.6 percent of participants were African American, 9.7 percent Asian, 64.5 percent Caucasian and 3.2 percent Hispanic.

Jun and colleagues found that CPAP withdrawal caused recurrence of OSA associated with sleep disruption, elevated heart rate and reduced blood oxygen. CPAP withdrawal also increased levels of free fatty acids, glucose, cortisol and blood pressure during sleep. The more severe the OSA, the more these parameters increased. In addition, glucose increased the most in patients with diabetes. Increases in fatty acids, glucose and cortisol have all been linked to diabetes. The Johns Hopkins team also found that blood pressure increased and the arteries showed signs of stiffness in the morning without CPAP. Over time, increased blood pressure and vascular stiffness can contribute to cardiovascular disease.

Jun emphasized that the study was limited by studying people with severe OSA and obesity, thus limiting the ability to apply the findings to all OSA patients. The researchers also did not compare CPAP use to a sham CPAP control group to exclude a potential placebo effect. But Jun says that the study provides further evidence that sleep apnea isn't just a manifestation of obesity, diabetes and cardiovascular disease -- it can directly aggravate these conditions. They are continuing to recruit patients in order to answer more questions about which patients are most vulnerable to the impacts of OSA.

This study emphasizes the importance of CPAP therapy for OSA to prevent its metabolic and cardiovascular consequences. Sometimes, patients with OSA have a hard time tolerating CPAP. It is important that these patients contact a sleep specialist who can assist them with CPAP use, or who can recommend alternative therapies.

 

 

 

 

 


TIROIDITE AUTOIMMUNE

----Messaggio originale----

Data: 12/04/2012 15.36
A: <
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.>
Ogg: Dott.ssa Pelotti: tiroidite autoimmune gastrite autoimmune e allergie

Questa è una e-mail di contatto dal sito
http://www.pelotti.altervista.org/
inviata da:
Cristina 

Gentile dottoressa, mi chiamo Cristina, ho 44 anni e ho letto
l'interessantissimo blog sul suo sito, in particolare la parte in cui parla
della gastrite autoimmune rispondendo a una paziente. Ecco, io ho gli stessi
problemi di quella paziente, in più sono allergica e asmatica, sono allergica
al pelo di gatto, cane, cavallo, ai legumi, in particolare ai piselli, alle
arachidi, al lattice e anche al nichel ragione per cui mi è stato consigliato
di seguire una dieta nichel-priva (Maugeri di Pavia) che mi ha scombinato la
vita. Ho letto che lei consiglia di eliminare il glutine dalla dieta, in quanto
responsabile di tutte le malattie autoimmuni, io vorrei provare a farlo, ma
come faccio se non mangio carne (la dieta nichel-priva mi ha messo in notevole
difficoltà!) e non posso mangiare (molti) legumi, alimenti che fino all'anno
scorso avevano un posto fondamentale nella mia dieta, assieme a cereali
integrali...
>L'anno scorso un'endocrinologa mi ha suggerito di fare l'esame del sangue per
la celiachia ma è venuto negativo, sospetto come sostiene lei, di essere uno di
quei casi affetti da "gluten sensitivity". Nel frattempo sono già stata da due
gastroenterologi ed entrambi mi vogliono fare la gastroscopia, esame che non mi
sento di fare. Ho letto che esiste un test del sangue per la gastrite, il
gastropanel, ma non ho capito se è valido anche per la gastrite autoimmune o
solo per quella causata da helycopacter pilori.
>Aspetto una luce da lei.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.<Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.> ha scritto:

cara Cristina, sono sconcertata, come fai a dire che vuoi guarire se non mangi
carne?????????
l'uomo è un carnivoro non puoi andare contro la legge della natura, la natura
ti punisce come dire ho una macchina che va a benzina  e voglio dare il
gasolio!!
LEGGI gli allegati e comunque sei celiaca hai una GLUTEN SENSITIVITY!!!!!
cerca in internet storia della celiachia gastronet e leggi tutto
e autoimmune disease Mercola
SAPPI che se vuoi che la tua tiroide funzioni devi fare la dieta degli
eschimesi carne pesce uova, più sei vegetariana più aria hai nell'intestino
meno assimili iodio e la tiroide non funziona, non serve andare dai dottori,
nessun animale si fa prendere in giro facendo test o infilandosi tubi
nell'intestino, sa cosa deve mangiare per stare bene e non va contro le leggi
stabilite dalla natura !!
PER SAPERE se hai l'helicobacter fai il BREAT TEST
fammi sapere se hai dubbi!!!
Daniela



Gentile dott.ssa, anzi, posso chiamarla Daniela e darti del tu anche io? Prima di tutto. GRAZIEEEEEEE!!!! Sin da quando ho scoperto il tuo blog avevo già letto gli articoli sulla GLUTEN SENSITIVITY, grazie anche per tutti gli articoli allegati.

A questo punto proverò a fare il BREATH TEST per l'helicobacter pylori ed eviterò di farmi mettere un tubo nello stomaco che per me, essendo già asmatica, è fonte di ansia notevole. La cosa che trovo assurda, ma nello tempo anche comica, è che nel giro di un anno, sono stata da 2 gastroenterologi e nessuno dei due mi ha chiesto da cosa è costiutuita la mia dieta!!! Milioni di domande, certo, ma non quella:-)

Comunque da ieri ho già comprato un po' di carne, vorrà dire che mi sforzerò, che d'ora in poi penserò al benessere animale in modo diverso visto che ho questi problemi di salute da risolvere.

Comunque, nella prima mail mi sono espressa male, ho gli stessi problemi della ragazza che ha la gastrite autoimmune, pur non avendo problemi di dissenteria, ma restano in ogni caso le coliche gassose seppur non dolorose ma molto fastidiose e ultimamente ormai molto, molto frequenti, ma la sostanza credo non cambi.

Un caro saluto e un grazie enorme!!!


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L'11 dicembre 2001 Angela G. scrive:

mi chiamo Angela G. ho 38 anni sono sposata e ho tre bambini.
Quello che sto per scrivere probabilmente risulterà inverosimile e frutto dell'immaginazione, ma purtroppo in realtà non è così. Per questo non mi aspetto di ricevere una risposta.
La mia storia è un po lunga ma credo che assomigli a quella di tantissime altre persone.
Nel 1995 dopo un anno dalla seconda gravidanza mi è stata diagnosticata una malattia autoimmune tiroidite di hashimoto. Ho preso per un anno una compressa al giorno di eutirox da 50mg, su consiglio dell'endocrinologo, per mettere a riposo la ghiandola tiroide in modo da permetterle di guarire dall'infiammazione, disse l'endocrinologo. I valori degli anticorpi dopo un anno erano raddoppiati. Così iniziai a girare tra i vari centri dell'Emilia Romagna e ho passato diversi endocrinologi tutti con teorie contrastanti o addirittura opposte. I miei sintomi e il mio malessere generale aumentavano, i medici dicevano che erano tutti dipendenti dalla tiroide. (FALSO!)
Sono arrivata alle medicine alternative, con l'omeopatia ho sbloccato il ciclo mestruale, ero in amenorrea da diversi mesi, poi con un esame che si chiama biorisonanza, un medico mi disse che la mia tiroide non era ammalata o meglio la malattia non derivava dalla tiroide, che in realtà era solo vittima, ma tutto dipendeva dal mio intestino.
L' intestino! Così ho iniziato il percorso dell'intestino e dell'alimentazione e sono approdata prima in un sito che raccoglie tutto quanto viene pubblicato e scoperto riguardo l'alimentazione, quindi intestino, e le malattie autoimmuni,PALEODIET.COM. Molto interessante lo consiglio. Di gran lunga più interessante quello che invece ho trovato sul sito dell'univeristà di Trieste pediatria.univ.trieste.it. In particolare la realtà è che dal 1991 per 10 anni hanno fatto una ricerca sulla correlazione tra l'assunzione di glutine e l'insorgere di malattie autoimmuni......Oggi la ricerca è finita e il risultato è che la correlazione c'è eccome! ma tutto tace nessuno divulga, ma d'altronde come potrebbero divulgare una cosa del genere! Ve lo immaginate "Italiani non mangiate più pasta e pane!", Il giorno dopo sono tutti a spasso!
Nel mio caso dopo avere avuto accesso a queste informazioni ho iniziato subito la dieta priva totalmente di glutine e anche di altri cereali (secondo quanto indicato su paleodiet.com) limitandomi a consumare solo carne pesce uova pochi latticini (yogurt e parmigiano) e tanta frutta e verdura. Bene la mia vita è cambiata non ho più i sintomi e il malessere generale, non ho più la pancia gonfia e non prendo l'eutirox!
Bene direte voi a noi che ci importa noi siamo diabetici!
Vi invito a fare un giretto sul sito dell'università di Trieste e leggere quanto riportato nella sezione ricerca sotto ai titoli "glutine e diabete", "celiachia" e per avere conferma di quello che hanno fatto "progetti di ricerca". Fate presto, perchè a volte il sito è protetto da password!!

Auguri a tutti i malti di malattie autoimmuni, ve ne ricordo alcune, tra le tante che a Trieste hanno correlato al glutine diabete, celiachia, tiroidite, artrite reumatoide, sclerosi multipla, dermatite erpetiforme, sindrome di down, sindrome di sjongen, allopecia, morbo di crhon, psoriasi ecc.
Buon Natale!
Angela G.

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Data: 18/04/2012 19.53

Oggi: Dott.ssa Pelotti: gravidanza con Basedow...e ringraziamenti

Gentilissima Dr.ssa Pelotti, grazie, grazie per i suoi preziosi consigli alimentari...il Basedow è migliorato di molto, la mia forma fisica e mentale eccezionale. Quindi GRAZIE di cuore...Sto talmente bene che a sorpresa mi sono ritrovata in gravidanza da 6 settimane!! incredibile....Ora mi chiedevo, visto che lei è un'esperta nel settore, la mia alimentazione DEVE rimanere rigorosamente senza glutine, proteine giuste e senza esagerare con le verdure e i latticini? giusto? certo la nausea non mi aiuta...ma vorrei capire se devo mantenere la mia alimentazione adottata per cercare di curare il Basedow....Io la ringrazio infinitamente se mi risponderà, e comunque la ringrazio per il suo sito e per tutto. Un carissimo saluto, Eliana

RISPOSTA

cara Eliana ho piacere che tu abbia  capito che il segreto per far funzionare la tua tiroide è il cibo, e tra i cibi che causano la tua malattia ci sono gli amidi dei cereali, i legumi, le verdure cotte e alcuni tipi di verdure o frutta che ti danno meteorismo, più meteorismo hai nel tuo intestino e meno la tiroide funziona poichè non assimili lo iodio elemento fondamentale per la corretta funzione tiroidea, inoltre il glutine è la causa delle malattie autoimmuni per cui la sua eliminazione totale è fondamentale per guarire!! E' ovvio che in gravidanza dovrai seguire strettamente questa dieta, dovrai fare ancora più attenzione poichè in gravidanza  i cibi che non si tollerano danno un effetto di colite potenziato! questo è il motivo per cui in gravidanza ci si gonfia facilmente e lo stato infiammatorio dell'intestino può causare dolori al basso ventre o dolore "simil mestruale" con rischio di infiammazione dell'utero fino ad arrivare a contrazioni uterine e perdite di sangue la cosidetta "minaccia d'aborto"! Dico con le mie pazienti : o ci sta il cibo o ci sta il bambino!!

Un'altro segnale che ti manda il tuo corpo è la nausea che sta ad indicare "basta non infiammarmi più" non continuare  a mangiare! Cerca di capire se hai mangiato un cibo che il tuo corpo non vuole o semplicemente hai mangiato troppo, di più di quello che serve!!!

Se tu fossi stata una donna primitiva gravida, se hai un senso di nausea, non vai a pensare che sei incinta ( non c'era il test di gravidanza!!) e che è normale avere la nausea, avresti pensato che non dovevi più continuare a mangiare o che non dovevi più mangiare quel tipo di cibo troppo pesante!

Quindi se hai nausea bevi succo di limone tiepido con acqua e aspetta che ti passi la nausea prima di mangiare di nuovo. Sono semplicemente segnali che ti manda il tuo corpo a protezione del Bambino che deve crescere in un ambiente sano!

Sappi che è opinione comune che una carenza di acido folico in gravidanza comporta rischi di malformazioni!

Nessuno sa che i cereali, quelli con glutine specialmente non fanno assimilare l'acido folico e tante altre vitamine o elementi che servono alla  morfogenesi dell'embrione e del feto! Quindi assumere acido folico e continuare a mangiare glutine annulla l'effetto!



CELIACHIA E GRAVIDANZA

La gravidanza rappresenta un momento intimo e speciale nella vita di una donna, nonché un periodo di condivisione alimentare tra la mamma e il feto.

La paura della donna celiaca o con GLUTEN SENSITIVITY è che la sua intolleranza possa intervenire negativamente nella vita del nascituro, ma

UNA DIETA PRIVA DI GLUTINE SALVAGUARDA LA SALUTE DI MAMMA E BAMBINO

È sufficiente seguire le raccomandazioni che riguardano tutte le gestanti, anche non celiache:

1) assunzione di acido folico, una vitamina che previene le malformazioni del feto

2) monitoraggio del peso

3) accertamento dell’assenza di glutine o derivati in farmaci, vitamine e composti multiminerali  prescritti dal ginecologo

4) adeguato apporto di calcio - la gravidanza causa perdita di massa ossea e, nelle donne in cui la

diagnosi di celiachia è stata fatta in età adulta, se ne rischia una perdita maggiore in quanto il malassorbimento occulto aveva già minato i depositi di calcio nell'osso.

Nel caso in cui la donna non sappia di essere celiaca e/o non voglia accettare una dieta aglutinata, si rischiano danni legati non solo al malassorbimento, ma anche allo scatenarsi di reazioni immunitarie abnormi:

• il menarca, cioè il primo ciclo mestruale, può comparire tardi e le mestruazioni possono essere irregolari come ritmo e durata. Spesso si tratta di cicli non ovulatori che rendono più difficile, nelle giovani donne, il concepimento.

• il rischio di abortire è circa 9 volte più alto rispetto alle donne non celiache, così come quello di

avere un bambino sottopeso alla nascita o di allattare per meno tempo e con più fatica.

MANGIA QUINDI PROTEINE NOBILI ED EVITA IL PIU' POSSIBILE I CARBOIDRATI CHE CAUSANO INFIAMMAZIONI!

ARRIVERAI  al termine  con un corpo sano e un utero che si aprirà al momento giusto senza bisogno dell'intervento dei dottori e senza dolore!!

Un abbraccio e grazie a te per la tua testimonianza e fiducia!

 

Daniela

 

La dermatite atopica è la più comune tra le dermatosi

La dermatite atopica è un eczema pruriginoso che si estende su vaste aree del corpo.

Il sintomo prurito può essere così fastidioso e disturbante da richiedere il trattamento con farmaci anti-istaminici o cortisonici.

La pelle rispecchia  la salute del corpo intero che dipende da una corretta Alimentazione!

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Tutte le le infiammazioni della pelle sono causate  principalmente da una celiachia nascosta o GLUTEN SENSITIVITY per cui l’eliminazione del glutine è la terapia.

La pelle indica se mangi bene o se hai mangiato qulcosa che intossica il tuo corpo!

Chi ha interesse al tuo corpo?  il medico e le ditte farmacetiche? o tu stesso?

QUINDI quando verifichi un problema della tua pelle cerca il colpevole!!!!!

 

 

 

 

martedì 8 gennaio 2013

Dermatite atopica e allergia alimentare

La dermatite atopica AD (atopic dermatitis), associata all’allergia alimentare (FA), prevalgono tra le comorbilità nelle malattie allergiche.

alt

Lo confermano i ricercatori del Department of Dermatology, Osaka University Graduate School of Medicine (Osaka, Japan) che hanno osservato gli studenti del primo anno (n totale = 3.321, 2.209 maschi e 1.112 femmine) dell'Università di Osaka ai quali è stato chiesto di compilare un questionario sulle malattie allergiche.

Si è così evidenziato che la prevalenza una tantum di rinite allergica (AR), dermatite atopica (AD), asma bronchiale (BA), e FA (allergia alimentare) erano del 35,7%, 16,5%, 9,9% e 7,0%, rispettivamente. Inoltre, si evidenziava una storia positiva per le malattie allergiche associata ad AR, AD, e BA e una correlazione positiva tra il numero di storie familiari di malattia allergica e comorbidità.

La comorbidità con AD si associava a una notevole diminuzione dell’età d’insorgenza sia di BA (p = 0.010) sia di AR (p <0.001) e di contro, l'età di insorgenza di AD era notevolmente inferiore se vi era comorbidità con FA (P <0,001). La comorbidità con FA si è delineata come fattore di rischio elevato per la progressione della patologia allergica di base.

Sebbene la maggior parte degli studenti ha mostrato nel tempo un miglioramento di AD, BA, AR, il periodo di ricorrenza del picco è stato osservato nell'adolescenza. È meglio, dunque, nei casi di familiarità per le malattie allergiche, tenere sotto controllo le allergie alimentari dei ragazzi, così da poter modulare l’insorgenza di malattie allergiche maggiori.

Fonte:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23267210?dopt=Abstract Allergol Int. 2012 Dec 25. [Epub ahead of print] Prevalence and Impact of Past History of Food Allergy in Atopic Dermatitis.

Valutazione delle allergie alimentari nei pazienti con dermatite atopica.

Bergmann MM, Caubet JC, Boguniewicz M, Eigenmann P

La dermatite atopica (AD) è una comune malattia della pelle caratterizzata da infiammatoria, cronica e recidivante e razzi eczematose pruriginose. La sua incidenza stimata è 10% al 30% nei bambini. L'allergia alimentare è stato ben documentato in circa un terzo dei bambini con AD da moderata a grave. Il latte di mucca, di gallina uova, arachidi, frumento, soia, noci e pesce sono responsabili di> 90% delle allergie alimentari nei bambini con AD. L'incidenza e il tipo di cibo può variare con l'età. Nei neonati, il latte di mucca, di gallina uova, arachidi e soia e, nei bambini più grandi, grano, pesce, noci e frutti di mare sono gli allergeni alimentari più comuni. Alimenti Birch associati sono stati descritti come potenziali trigger di AD in bambini così come negli adulti. La diagnosi di allergia alimentare in AD attualmente si basa sulla storia clinica, prick test, o test di screening del sangue, seguito da una dieta di eliminazione e / o standardizzato sfida orale. Una volta che un allergia alimentare sottostante è confermata, l'evitamento del cibo incriminato è generalmente raccomandata e di solito porta ad un miglioramento della AD. Follow-up di valutazione clinica con una storia dettagliata e il monitoraggio del livello di IgE specifiche per gli alimenti implicati sono tipicamente utilizzati per valutare lo sviluppo della tolleranza clinica, ulteriormente confermato da una sfida orale.


Cibo e pelle legati a doppio filo nei bambini



La dermatite atopica (Ad) è il principale fattore di rischio cutaneo legato all’allergia alimentare nei bambini piccoli. E nei lattanti nutriti solo al seno ciò potrebbe indicare che la sensibilizzazione agli alimenti è mediata da cellule cutanee. Lo afferma Carsten Flohr, ricercatore del Guy’s and St Thomas’ Hospital di Londra in un articolo pubblicato sul Journal of Investigative Dermatology. «La forte associazione tra la malattia atopica e la recente scoperta di varianti inattive del gene Flg che codifica per la filagrina, una proteina epidermica di barriera,  ha portato alla ribalta il ruolo della protezione cutanea nello sviluppo di Ad, sensibilizzazione allergica e allergie respiratorie» spiega il dermatologo. L'ipotesi è che negli individui senza difetti di barriera la piena integrità dell'epidermide garantisce un’adeguata protezione contro allergeni e microrganismi. Invece, in presenza di una mutazione inattiva del gene Flg, la perdita della funzione cutanea di barriera contro gli agenti esterni può portare a cambiamenti immunologici e alla comparsa di Ad. Al momento, però, esistono solo pochi studi, per giunta svolti solo su ragazzi e adulti, che indicano un rischio maggiore di Ad, con conseguente perdita di acqua transepidermica, nei soggetti con Flg mutato rispetto a chi ha il gene integro. Per approfondire la questione i ricercatori hanno verificato se la mutazione di Flg, la compromissione della barriera cutanea e l’Ad predisponessero all’allergia alimentare 19 neonati allattati al seno e reclutati a 3 mesi di età. I bambini con Ad erano significativamente più a rischio di sensibilizzazione, indipendentemente dalla presenza di Flg mutato o perdita di acqua transepidermica. Sono emerse anche significative associazioni tra allergia al cibo e gravità dell’Ad e tra quest’ultima e la sensibilizzazione a singoli alimenti come uovo, latte vaccino e arachidi. «Stiamo cominciando solo ora a capire il ruolo dei fattori genetici e ambientali nello sviluppo dell’Ad e delle allergie alimentari, e i risultati di questo studio sono un piccolo pezzo del puzzle, che una volta completato consentirà lo sviluppo di nuovi interventi preventivi e terapeutici» conclude Flohr.

Journal of Investigative Dermatology 18 July 2013;


ALLERGIE NEI BAMBINI RENDIMENTO INFERIORE A SCUOLA
alt Le allergie "costano" ai bimbi un rendimento inferiore a scuola, causato da un maggior numero di assenze e dalla difficoltà a dormire bene che provoca difficoltà di concentrazione. Uno studio pubblicato sul journal of Allergy and Clinical Immunology svolto su 1800 studenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni ha evidenziato infatti che durante un compito in classe coloro che perdevano un punto avevano sintomi allergici respiratori o avevano assunto un farmaco antiallergico e che in totale ogni anno solo negli Stati Uniti gli studenti allergici perdono 2 milioni di giorni di scuola a causa della sindrome allergica respiratoria.

"I disturbi del sonno interessano l'88% dei bambini con rinite, con apnee, risvegli, difficoltà ad addormentarsi e sonno non ristoratore-spiega il dottor Salvatore Barberi Pediatra Pneumo-Allergologo dell'Ospedale San Paolo di Milano-proprio nella popolazione pediatrica la 'Sindrome Allergica Respiratoria' e le sue complicanze impattano sui delicati aspetti emozionali della fase evolutiva portando a vergogna, calo di autostima, ansia dei genitori con iperprotezione e rischio di episodi depressivi". "Oltre alla compromissione delle facoltà cognitive la vita di un bambino allergico diventa presto piena di limitazioni, con eliminazione di tutte le situazioni che possono aggravare il disturbo- evidenzia ancora Barberi- ad esempio il gioco all'aria aperta, le gite in campagna, i pic nic, oppure la rinuncia di mandare il bambino al campeggio o l'impossibilità di farlo vivere con un animale domestico. Limitazioni alle quali i bambini si adattano difficilmente e che complicano, condizionandola, la vita della famiglia intera". L'immunoterapia o 'terapia desensibilizzante' è a tutt'oggi l'unica terapia capace di modificare la storia naturale della malattia allergica e migliorare la qualità di vita di bambini e adulti- sottolinea l'esperto- grazie alla sua facilità di somministrazione nella forma sub-linguale (Slit) l'adesione al trattamento è superiore all'85%. Oggi sono inoltre disponibili nuovi prodotti BioMolecolari in cui la proteina è estratta da allergeni naturali ma che grazie a tecniche avanzate presentano un profilo molecolare in cui è determinata la sua quantità (microgrammi) in ogni prodotto, una cosa che si rivela fondamentale per l'efficacia e la sicurezza della terapia.



 

In questi giorni è stato pubblicato l'articolo che leggete sotto! Mi chiedo come la natura che è così  semplice possa  essere interpretata così complicatamente da  alcuni miei colleghi!!!!!

Se si dà la benzina  ad una macchina che va a gasolio o viceversa, la macchina si intoppa!!!! Perché un leone che mangia carne non mangia i semi o non mangia la pizza o il panino o  tutta la frutta di questo MONDO?

RISPOSTA: d'istinto mangia il cibo che gli dà energia massima, non è stupido, non mangerebbe mai un cibo che gli dà stanchezza, dolore di pancia o di .stomaco, mal di testa, prurito al naso, male alle  mammelle,  perdita della vista,  dolori articolari,  pensieri negativi, ecc.

EBBENE L'ANORESSIA è una malattia causata dal glutine, chi è anoressico è celiaco o ha una “gluten sensitivity”!!!

Ci sono diverse forme di ANORESSIA da forme lievi a gravi o gravissime in base  al  danno creato dal glutine ad organi e apparati  ed in relazione a fattori genetici di predisposizione!!

Pensate che il glutine distrugge l'intestino, determina  alterazioni della tiroide del pancreas e quindi dell'insulina con aumentata resistenza insulinica,  diminuisce le difese immunitarie, a livello cerebrale può causare allucinazioni, attacchi maniaco depressivi, simil epilettici, o danneggiare irreversibilmente alcune zone con processi infiammatori batterici o virali!!!

SALVATE L'ANORESSICO, non è un problema  psicologico a causarla, è una vera e propria sindrome metabolica che può portare alla morte se non si elimina la causa!!!! IL GLUTINE!!!

Da studio italiano nuova ipotesi su cause anoressia nervosa:

Roma, 4 giu. (Adnkronos Salute) - Per l'alterazione delle aree cerebrali che integrano le percezioni e le sensazioni che partono dal nostro corpo, le pazienti con anoressia nervosa perderebbero la consapevolezza del proprio corpo reale e si troverebbero ancorate alla memoria di un 'corpo virtuale', che nemmeno drastici cambiamenti del proprio corpo reale, come quelli indotti da una dieta, sarebbero in grado di mutare. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista internazionale 'Medical Hypotheses', firmato da due ricercatori italiani: Giuseppe Riva dell'Istituto Auxologico di Milano e lo psichiatra Santino Gaudio, dell'Università Campus Bio-Medico di Roma. I due ricercatori italiani, con il loro lavoro, forniscono le basi per una maggiore comprensione di questo grave disturbo alimentare.

Una serie di recenti studi effettuati con tecniche di risonanza magnetica su campioni di persone anoressiche - ricorda una nota - ha confermato una nuova ipotesi sulle cause dell'anoressia nervosa: la teoria del 'blocco allocentrico'. E' noto da tempo che la rappresentazione del nostro corpo prende forma da due diversi sistemi di riferimento spaziale: il sistema di riferimento egocentrico, che integra le percezioni e le sensazioni che partono dal nostro corpo, e il sistema di riferimento allocentrico, che immagazzina la nostra immagine per come la percepiamo dall'esterno (come avviene allo specchio).

Secondo il lavoro dei due ricercatori italiani un deficit nel processo di conversione delle informazioni corporee da egocentriche ad allocentriche, dovuto all'alterazione delle aree cerebrali deputate a questa funzione, impedirebbe alle pazienti di aggiornare la propria immagine del corpo immagazzinata nella memoria a lungo termine ('blocco allocentrico'). In altre parole, la percezione del proprio corpo reale non riuscirebbe più a modificare la rappresentazione del proprio corpo rivissuta in terza persona attraverso la memoria: il soggetto si troverebbe ancorato a un corpo virtuale che nemmeno drastici cambiamenti del proprio corpo reale sono in grado di mutare. Questo spiegherebbe perché le pazienti con anoressia nervosa temono di ingrassare anche quando sono in condizioni di grave deperimento psico-fisico.

 

Il mio parere riguardo l'articolo sottostante:

Nell'anoressia grave biofilm batterici sono responsabili  dello stato infiammatorio cerebrale e dei sintomi,  la stimolazione elettrica nervosa transcutanea  determina  un miglioramento agendo sull'infezione batterica in loco, occorrerebbe agire anche a livello sistemico poiché negli anoressici l'infezione è sistemica e tutti i pazienti sono celiaci.

L'anoressia risponde alla stimolazione cerebrale profonda

L’anoressia nervosa grave e refrattaria ad altre cure risponde alla stimolazione cerebrale profonda (Dbs), almeno secondo uno studio pubblicato su Lancet

TAGS: ANALGESIA, TERAPIA DELL'ELETTROSTIMOLAZIONE, SEGNI E SINTOMI DELL'APPARATO DIGERENTE,STIMOLAZIONE ELETTRICA NERVOSA TRANSCUTANEA, ANORESSIA, DISTURBI DELLA CONDOTTA ALIMENTARE,ANORESSIA NERVOSA

 


L’anoressia nervosa grave e refrattaria ad altre cure risponde alla stimolazione cerebrale profonda (Dbs), almeno secondo uno studio pubblicato su Lancet. La tecnica consiste nel posizionare elettrodi o elettrocateteri in profondità nel tessuto cerebrale, seguendo una traiettoria indicata dal computer in sala operatoria. «I cateteri erogano micro-quantità di corrente a frequenza, intensità e durata controllate» spiegaAndres Lozano, ricercatore del Krembil neuroscience center di Toronto, Canada, e coautore dello studio. «Finora sono stati usati per trattare altre patologie, come cefalea, depressione maggiore e morbo di Parkinson, ma non sono mai stati testati per l’anoressia nervosa». Questa malattia ha una mortalità fra il 6% e l’11% ed è tra i disturbi psichiatrici più difficili da trattare. Le cure si concentrano sulle modifiche del comportamento, ma fino al 20% dei pazienti non trae beneficio dal trattamento e rischia di morire prematuramente a causa della malattia. Così i ricercatori canadesi hanno usato la DBS in uno studio pilota allo scopo di verificare la sicurezza della tecnica in pazienti con anoressia grave refrattaria ad altri trattamenti. È stata usata la risonanza magnetica per identificare l’area subcallosa del giro cingolato, target scelto in quanto già fonte di successo per il trattamento con Dbs della depressione refrattaria ad altre cure. «Tra le 6 pazienti incluse nello studio la metà ha mostrato un miglioramento dell'umore e un aumento dell’indice di massa corporea (Imc) oltre i valori basali. «Clinicamente, nel 50% dei partecipanti si è osservato un vero e proprio cambiamento della storia naturale della malattia, cioè un aumento significativo dell’Imc, e un miglioramento di umore, ansia, affettività e qualità della vita dopo 6 mesi di stimolazione» spiega Lozano. E in un editoriale pubblicato sulla stessa rivista, Janet TreasureUlrike Schmidtdell’Istituto di Psichiatria del King’s college di Londra descrivono i risultati dello studio come promettenti, sottolineando come essi possano rappresentare una speranza per i pazienti con forme di anoressia particolarmente gravi e per le loro famiglie.

 

In Italia 1 bambino su 5 presenta disturbi di apprendimento ma questo non vuol dire che sia dislessico, eppure viene ritenuto tale ed inserito in un percorso di recupero specifico che rischia di causargli danni notevoli, avendo in realtà solo disturbi comuni”. A lanciare l’allarme è l’Istituto di Ortofonologia (Ido).

che, oggi 16 dicembre 2011 in occasione della conferenza stampa su ‘Scuola dell’obbligo e disturbi specifici dell’apprendimento’,  presenta i risultati del progetto ‘Ora si!’, individuando come nelle scuole materne ed elementari di Roma circa il 23% dei bambini venga erroneamente indicato a rischio di Disturbi specifici di apprendimento (Dsa), ovvero con significative difficoltà nella lettura, scrittura e nel ragionamento matematico. In realtà, in questo 23%, come è emerso dall’indagine, vi sono anche bambini con difficoltà di tipo minore, definibili come secondarie o a basso rendimento scolastico, e non come Dsa. Una precisazione che abbassa la percentuale dei bambini a rischio al 4%.

Il progetto ‘Ora si!’, promosso dall’associazione di scuole ‘Una rete per la qualità’ in collaborazione con l’Ido, nasce per dare ai docenti la migliore metodologia di supporto e per arginare il problema legato alla sproporzionata segnalazione dei Dsa, nei diversi momenti dell’iter scolastico (materna, elementari, media e scuola superiore). Infatti, come spiega il direttore dell’Ido, Federico Bianchi di Castelbianco, “segnalare come dislessici bambini che in realtà non lo sono comporta due gravi rischi: sono dirottati su percorsi alternativi come portatori di una disabilità che non hanno, con oneri economici non sostenibili e totalmente inutili, mentre il loro problema non solo non verrà affrontato ma lascerà un vuoto di conoscenze che si ripercuoterà pesantemente sul loro curriculum studiorum”.

 

BAMBINI con  DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO DSA tra cui:

DISLESSIA

DISCALCULIA EVOLUTIVA che è una disordine di origine congenita e di natura neurobiologica che impedisce a soggetti normodotati di raggiungere livelli di rapidità e di correttezza nelleoperazioni di calcolo e nel processamento numerico,

IPERATTIVITA’ che è un disturbo di alcuni meccanismi nel sistema nervoso centrale, che colpisce prevalentemente i bambini, ma che può colpire anche gli adulti. Il bambino iperattivo è un bambino irrequieto, aggressivo, incline al pianto, impulsivo, facilmente frustrato, ha difficoltà di concentrazione ed è maldestro. Il bambino o la bambina iperattiva ha un arco dell’attenzione piuttosto corto, dorme male e va male a scuola, nonostante un QI medio o al di sopra della media.

 

Queste  malattie hanno diversi livelli di gravità.

Tra le cause conosciute di queste patologie ricordiamo l’ereditarietà, la mancanza di ossigeno alla nascita, il trauma prenatale, una  gravidanza a rischio per  diabete e insufficienza utero placentare, gli additivi alimentari artificiali, l’avvelenamento da metalli pesanti e l’inquinamento ambientale.

Un’alimentazione ricca di carboidrati raffinati non è sana per nessuno, e lo è ancora meno per un bambino con queste problematiche.

La dieta raccomandata è ricca di alimenti completi, carni bianche e rosse, pesce, uova, frutta con indice glicemico basso e verdura fresca.

Nella società  attuale è improbabile eliminare i cereali dalla dieta.

Si consiglia  per questi bambini una dieta con cereali senza glutine poiché il GLUTINE è all’origine di queste patologie!

 

Il GLUTINE fin dal concepimento ha causato loro:

- una aumentata resistenza insulinica. Il glutine con meccanismo autoimmune distrugge lentamente le riserve di insulina, il livello glicemico alto mantiene e alimenta infezioni batteriche ricorrenti.

- una ipofunzione tiroidea con facilità alle infezioni delle vie aeree superiori: batteri e virus entrano continuamente dal naso, gola, orecchie e vanno nel sangue causando infiammazioni ad organi e apparati tra cui il cervello.

- una carenza di vitamine e folati. Le manifestazioni neurologiche di chi è affetto da queste patologie è quindi un danno diretto immunomediato causato dal glutine e indiretto dovute a infiammazioni batteriche e virali poiché il glutine altera il sistema immunitario di difesa.

 

TERAPIA

I dati patologici ricavati dalle manifestazioni neurologiche della sensibilità al glutine (GLUTEN SENSITIVITY) migliorano adottando in maniera rigorosa una dieta priva di glutine. Perché un miglioramento sintomatico si manifesti, occorre circa un anno. Tale miglioramento è stato di mostrato in studi controllati su pazienti affetti neuropatia da glutine e si è rivelato indipendente dalla presenza di un‘enteropatia.
Se il deterioramento neurologico non si arresta nonostante l‘adozione di una rigorosa dieta priva di glutine (di norma associato alla presenza di anticorpi positivi persistenti), per garantire l‘eliminazione degli anticorpi è consigliabile seguire una dieta che escluda anche il frumento del tutto. Il ruolo del nutrizionista in questi casi è di primaria importanza, soprattutto per individuare le potenziali fonti di glutine che il paziente potrebbe inavvertitamente ingerire. Se la progressione continua nonostante l‘adozione di una rigorosa dieta senza glutine o senza frumento e l‘eliminazione degli anticorpi,  occorre intervenire  con una terapia antibiotica a lungo termine e ripetuta al bisogno per impedire che le sovra infezioni batteriche creino dei danni irreversibili con microcalcificazioni.

 

Diversamente dalla mucosa intestinale, il tessuto neurale non possiede grandi capacità rigenerative ed è pertanto fondamentale effettuare una prediagnosi per evitare qualsiasi danno neurologico permanente. Peraltro, nei casi in cui la durata della malattia si riveli prolungata e la risonanza magnetica indichi un‘infiammazione cronica e un danno irreversibile, eventuali recuperi non potranno probabilmente essere completi e l‘obiettivo sarà quello di evitare ulteriori deterioramenti.